LIVE – Difficoltà gigante. Oggi lo slalom per cancellare lo «zero tituli» nelle discipline tecniche

Gianluca Petrulli, storico skiman Salomon e pilastro del team delle porte larghe, ha gli occhi puntati sul Podkoren di Kranjska Gora. «Facciamo gli stessi errori degli anni passati». E’ così, semplicemente così. Purtroppo siamo arrivati ad un punto della stagione che non bastano più mezze manche fatte bene o parziali a tutta, il piatto delle discipline tecniche piange nel complesso. L’anno scorso abbiamo centrato il podio con Florian Eisath, questo inverno niente da fare fra le porte larghe ad una gara dalla conclusione. E attenzione, a due slalom dal termine, nemmeno fra i rapid gates. Solo Luca De Aliprandini sembra quello più pimpante e pronto a essere lì davanti con i primi: purtroppo sbaglia troppo «Finferlo» e anche oggi deraglia sulle nevi slovene. La situazione è difficile, arranchiamo alla ricerca di una direzione tecnica che sembra smarrita. Roberto Nani è l’ombra di se stesso, Riccardo Tonetti ha fatto gare più che discrete ma non riesce a dare continuità, Florian Eisath sembrava rinato a Garmisch invece nulla da fare, Giovanni Borsotti sembra perso. Manfred Moelgg? In difficoltà davvero il nostro Senatore fra le porte larghe. Solo Giulio Bosca se la ride oggi e alla prima gara nella massima serie dell’inverno conquista un onorevole diciottesimo posto.

 

Alex Hofer e Giulio Bosca ©Gabriele Pezzaglia

E adesso? Zero podi in gigante e slalom, una difficoltà effettiva. Inutile nascondere i fatti. Peccato vedere tecnici e atleti che si ammazzano di lavoro, girano il pianeta in lungo e in largo per cercare di far bene, ricercano sempre il massimo in ogni situazione (dagli allenamenti, alla logistica, alla voglia di fare gruppo). Dispiace, perchè i risultati non arrivano. I problemi ci sono tuttavia e sono di natura tecnica e tattica. Hirscher e gli austriaci, svizzeri, francesi, norvegesi, svedesi. Chi più in gigante chi più in slalom, chi alterna periodi positivi a negativi, chi con i se e i ma: tuttavia vivi e in evoluzione, gli azzurri invece sembrano smarriti. Bisogna trovare la soluzione. Il prima possibile. Intanto credere davvero sui giovani per iniziare a fare qualcosa. Credere in Giulio Bosca, Fabian Bacher, Alex Hofer, Federico Liberatore, Alex Vinatzer per fare qualche nome. Basta convocarli una volta si e due no: bisogna credere in un progetto, dare fiducia, avere il coraggio di guardare avanti. E tempo di squadra A per loro (Tommaso Sala e Simon Maurberger sulla carta ci sono già). E’ tempo che abbiano davvero opportunità reali. E’ vero, è durissimo rimpiazzare il buco generazionale che da un decennio esiste a furia di contingenti non riempiti e decine e decine di giovani (e anche tecnici – Alessandro Serra l’esempio più lampante) non considerati. Ma comunque proviamoci.

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