Si ritira anche Monica Zanoner: «Ci ho provato un’ultima volta»

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Carlotta De Leonardis prima, Giulia Albano poi. Ora la volta di Monica Zanoner. Un’altra velocista saluta il mondo dell’agonismo e chiude la carriera. La trentina aveva un bel futuro davanti a sé, fino a quel 24 gennaio 2024 quando si infortunò gravemente durante una gara di Coppa Europa a Orcières (dove due anni prima aveva ottenuto l’unico podio nel circuito).

Frattura del femore della gamba destra, operazione immediata all’ospedale di Gap e da lì un calvario infinito. Dolore, problemi, complicazioni e altri interventi chirurgici. Un presente fatto di convincenti risultati nel circuito continentale, trasformati in grandi incertezze nel futuro, nel giro di una manciata di secondi. 

La ventisettenne di Campitello di Fassa, atleta del Centro Sportivo Esercito, ha stretto i denti, ci ha provato, ha lottato per ritornare. Ed è riuscita a tornare in pista (e in gara) perché lo scorso inverno ha prima fatto l’apripista – insieme ad Alice Calaba – nelle gare di Tarvisio, per poi riprendere con la Coppa Europa. 

Monica Zanoner
Monica Zanoner ©Pentaphoto

Il ritorno in gara quest’anno

È tornata per tre volte nella top 20, ma ora, a distanza di qualche mese, ha deciso di lasciare. «Ci ho riprovato un’ultima volta, gettando il cuore oltre l’ostacolo» dice nel ringraziare chi le è stata vicino in tutti questi anni. Nel 2020 si era messa al collo la medaglia di bronzo nella discesa dei Campionati Mondiali Juniores di Narvik.

E poi aggiunge: «Non è la destinazione a dare senso ai nostri passi, perché ogni meta, una volta raggiunta, smette di essere sogno e diventa soltanto un punto nel tempo. È il viaggio che conta davvero: le strade sbagliate che ci insegnano, le attese che ci mettono alla prova, i paesaggi inattesi che ci sorprendono quando pensavamo di esserci persi. Sono le persone incontrate lungo il cammino, le ferite che diventano forza, e la versione di noi stessi che nasce passo dopo passo mentre continuiamo ad andare avanti. Perché, in fondo, non arriviamo mai semplicemente in un luogo: arriviamo a una nuova parte di noi». 

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