LIVE – La rivincita trionfale di Eisath e lo swing di Carca: cronaca di una giornata bestiale

La vita è strana. Lo sport anche. E la storia di Florian Eisath è una favola a lieto fine ma tortuosa e travagliata. Da finito, sfinito, dimenticato, alla resurrezione. La prima cosa che ti balza alla mente quando lo vedi esultare sul podio è quella gara a Soelden di due stagioni fa. Quel suo sguardo figlio della precarietà, quella sua movenza quasi goffa segno di insicurezza, quei suoi pensieri da ultima spiaggia, da prendere o lasciare, da dentro o fuori.  Solo due inverni fa Florian, allora fuori squadra, aveva di fronte la gara della vita: se falliva, non avrebbe più avuto occasioni di gareggiare in Coppa del Mondo. Non doveva neanche esserci, per molti era già nel dimenticatoio, un ex. Ma l’infortunio di un azzurro lo ha rimesso in gioco. Pettorale 52, tredicesimo posto. Da quel giorno sul ghiacciaio del Rettenbach sarebbe iniziata una seconda carriera, quella della rivincita, della riscossa, culminata oggi con il favoloso pendio sulla pista degli italiani, la Gran Risa di La Villa in Badia, o come dico i ladini La Ila.

Nella finish area ©Gabriele Pezzaglia
Nella start area pensieroso.. ©Gabriele Pezzaglia

Chi lo conosce, chi ha raccontato momenti bui, chi lo ha seguito nel purgatorio della Coppa Europa per cercare di tornare a galla, sa davvero il valore di questo fantastico terzo posto. Florian è un tipo schivo ma deciso. Una persona seria, un ragazzo che si è sempre impegnato alla morte. Un precciso, uno scolaro modello. Ma non ha mai effettivamente lasciato il segno. Dopo quel giorno di autunno in Austria però, Florian ha ritrovato fiducia, è maturato, soprattutto si è convinto dei propri mezzi. Sarà sta anche la nascita di Felix, sarà stato anche iniziare a mettere il naso negli affari di casa (la famiglia è proprietaria di alberghi e impianti sciistici a Carezza), ma tecnicamente ha fatto un salto di qualità evidente. La giornata gloriosa di Eisath passa attraverso un’ora che è sembrata un eternità, prima di attaccare sua maestà Gran Risa, oggi una lingua bianca candida splendente in mezzo ai boschi ancora verdi e alle vette dolomitiche. Dalla ricognizione della seconda manche gli attimi prima di catapultarsi dal cancelletto di partenza in cerca della consacrazione, abbiamo seguito i preparativi dell’azzurro, proprio nella start area della Gran Risa.

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Arriva in anticipo, un po’ per fare le cose con calma, un po’ forse per godersi questa situazione da prim’attore. Parla con il fedele Haino Pfeifer, lo skiman che lo segue da due anni, dal momento che prima si faceva gli sci da solo, quando era fuori dal giro azzurro e si allenava un pò con le Fiamme Gialle e un pò da solo nella sua val d’Ega. Haino lo ripeteva alla vigilia: «Non vedo tutta questa critica alla squadra di gigante. Il livello è pauroso, Eisath non è lontano dai primi. Aspettate Badia».

Lo skiman Heino Pfeider ©Gabriele Pezzaglia
Lo skiman Heino Pfeider ©Gabriele Pezzaglia

Florian concentrato in partenza ©Gabriele Pezzaglia
Florian concentrato in partenza ©Gabriele Pezzaglia

Parole, a ragione, che sembrava una dichirazione di guerra. Eisath si leva il casco. Lo scorta Matteo Guelfi, il dottore, con una bottiglietta d’acqua. Il fisioterapista Alberto Sugliano gli consegna un elastico per riattivare i muscoli. Allungamento prima, poi riscaldamento, infine qualche richiamo di forza esplosiva. Eisath che sbuffa, che chiude gli occhi, che poi si gira e incita prima Moelgg, poi Nani e infine De Aliprandini che lo hanno preceduto nella seconda manche.

Esercizi con Alberto Sugliano ©Gabriele Pezzaglia
Esercizi con Alberto Sugliano ©Gabriele Pezzaglia

Arriva Max Carca, a cui tocca riattivare il cervello, caricarlo, spronarlo, incitarlo. Il direttore tecnico, che, è anche la guida dei gigantisti, sta incollato al ragazzotto  della Val d’Ega. Ripete quasi allo sfinimento: «Taglio e swing, taglio e swing». Taglio, nel senso di far tagliare lo sci, swing, come il movimento di colpire la palla nel golf, per mettere l’accento sulla continuità d’azione. «Dai Florian, divertiti. Dai, emotion, ma senza swing, zero emotion». Si capiscono Florian e Max. C’è feeling e si vede. Perchè Carca è il direttore tecnico, ma oggi è semplicente solo Max, l’allenatore del gigante, quello che in partenza trasmette quelle sensazioni che mancavano, quell’attaccamento alla maglia, quel condividere appieno una battaglia.

Il dt/allenatore e l'azzurro ©Gabriele Pezzaglia
Il dt/allenatore e l’azzurro ©Gabriele Pezzaglia

E già, perché il podio di Florian Eisath arriva proprio quando meno te lo aspetti. Se togli i fuoriclasse delle porte larghe come Davide Simoncelli e Massimiliano Blardone, il secondo protagonista nell’unico podio dello scorso anno, negli ultimi inverni solo Manfred Moelg era salito sul podio (stagione 2013). Il podio di Flo, come lo chiamo nel circo bianco, oggi è anche il podio di Max Carca. Anzi, è una vittoria del dt piemontese. Ha preso Steve Locher ad allenare il gigante e poi lo ha licenziato per ragioni di non comunicazione, di difficile rapporto con i ragazzi, di estraneità totale della lingua italiana.

Carca appena della partenza con Eisath ©Gabriele Pezzaglia
Carca appena della partenza con Eisath ©Gabriele Pezzaglia

Carca si è preso a cuore le sorti del gigante, mettendosi contro diverse persone che lo hanno attaccato per eccessivo zelo e rigidità. Poteva accontentarsi dei podi conseguiti in tutte le altre discipline e tirare avanti, invece ha voluto dare una scossa veemente all’ambiente, ormai indirizzato sulla via della rassegnazione. Quando Eisath scende lo staff azzurro si riversa sulla televisione situata in partenza. Intermedi eccellenti, finale con il miglior tempo. Carca esulta, Pfeifer è una statua per la commozione mista a incredulità, i tecnici stranieri applaudono all’impresa. La gara finisce, Flo è terzo. Esplode la festa nel parterre, esultano i tifosi che hanno assiepato le tribune e la start area della Gran Risa. Si brinda, si fa festa, si pensa a quello che è stato e quello che è. Al passato, a volte difficile, ai sacrifici allo scoramento, al presente che è emozione, realizzazione, gloria. Cala la notte sull’Alta Badia, su La Villa, il sole rimane a specchiarsi sui Monti Pallidi. Poi se ne va anche lui. Come Flo, che finalmente rimane solo a godersi questo indimenticabile giorno bestiale. Come è strana la vita Flo.

Il podio ©Agence Zoom
Il podio ©Agence Zoom

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