Innerhofer, vent’anni in azzurro. E la voglia di crederci ancora

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Vent’anni in azzurro: Christof Innerhofer è entrato nella C nel 2004 e ancora oggi è nel gruppo di Coppa del Mondo. «Ero nelle Fiamme Oro con Alan Perathoner e adesso mi alleno con suo figlio Max…», scherza.

Già, come si trovano ancora gli stimoli?
«Prima di tutto la passione. Mi piace svegliarmi alle 4 del mattino, far fatica in bicicletta o allenarmi in palestra. Sono abituato sin da piccolo, per me non sono sacrifici. È la mia routine».

Eppure altri interessi non ti mancano.
«In ritiro, dopo le sessioni in pista, leggo libri di economia; ho partecipato a fiere, workshop, registrazioni di podcast o video con youtuber, legati al mondo della finanza in Germania, ma al momento lo spirito agonistico prevale ancora».


Come stai gestendo la preparazione?

«Ho deciso di sciare di più, alla mia età c’è il rischio di perdere il feeling e di trovarsi in Sudamerica quasi ripartendo da zero; meglio allora mantenere una certa confidenza con il piede. Il tutto parallelamente al lavoro atletico, insieme a Flavio Di Giorgio. Non mi rendo conto di avere quasi 40 anni: alzo gli stessi pesi in palestra, registro gli stessi watt in bici di quando ne avevo 20. Diciamo che adesso conosco meglio il mio corpo, so cosa voglio fare, sono fissato per avere un programma preciso che mi dia anche soddisfazione».


Un programma intenso, niente vacanza per staccare un po’?

«È un po’ un mio difetto, non ho bisogno di staccare. Di posti in giro per il mondo ne ho visti parecchi, in fondo vivo in un valle dove tanti vengono in vacanza…».

Il materiale?
«Nella scorsa stagione avevo provato una scarpa meno aggressiva, non c’era il giusto feeling, ma alla fine ho trovato un buon compromesso. Ho fatto tanti test sugli sci, me ne sono portati diversi paia, lunghi e corti, anche adesso, in questi giorni allo Stelvio dove mi sono allenato con le Fiamme Gialle; ho voluto anche prepararmeli da solo per trovare le sensazioni che sentivo e volevo: non ho problemi a lavorare personalmente sul materiale, anche se posso contare sempre su Ales che è con me dal 2010 e oltre a essere un eccellente skiman, è un grande amico. E alla fine mi sa che ho trovato la quadra».


C’è stato un momento che hai pensato di mollare?

«Dopo l’infortunio a Bormio, ho voluto gareggiare lo stesso con venticinque punti nel polpaccio, anche se tutti me lo avevano sconsigliato. Se non l’avessi fatto, però, sarebbe stata la fine della mia carriera».

Invece…
«Invece sono ancora qui, motivato, ma tranquillo. Arrivo da due stagioni non esaltanti, lo so, se voglio arrivare ai Giochi di Milano-Cortina devo fare uno step in avanti, avere più regolarità nei risultati, altrimenti li guarderò da casa. Ma so che posso farcela, che posso essere da top 10, forse anche meglio, visti i riscontri in allenamento con Paris o Casse. Certo, devo migliorare in gara, ma io ci credo. So che sono in pochissimi che pensano che possa farcela, ma in fondo erano pochissimi quelli che credevano in me sin da bambino….».

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