E’ arrivato il momento di sdoganare un po’ di concetti su una delle più grandi campionesse che lo sport (non solo lo sci) italiano abbia mai avuto: Federica Brignone.
Il suo ritorno imperiale in Coppa del Mondo (sesto posto a Kronplatz, 292 giorni dopo il terribile infortunio patito in Val di Fassa) è sulla bocca di tutti, oggi, e anche su giornali, internet, radio, tv. Com’è normale che sia.
Ancora una volta ha avuto ragione lei, seguendo le sue idee, il suo istinto, il suo pensiero, che in questo caso non collimava neppure con il “datore di lavoro”, visto che dalla Federazione avrebbero preferito non vederla in gara nel circuito maggiore prima dei Giochi Olimpici. Pensiero legittimo, per carità, lo stesso di molti tifosi, sia chiaro.
Ma Federica ha agito di testa sua. E ha fatto bene. Nella sua carriera deve molto a… sé stessa, alla sua famiglia, al suo staff ristretto. E oggi possiamo dire con certezza due cose: che ha avuto ragione su tutto, o quanto meno su tanto, e che avrebbe potuto, pensate un po’, vincere anche di più. Se solo l’avessero aiutata a tirare fuori il suo talento e assecondata nelle scelte, con largo anticipo.

Perché? Perché è vero che ha esordito in fretta in Coppa del Mondo, a 17 anni, ma è stata relegata a lungo, diremmo persino “bloccata”, nella squadra di gigante e slalom (era un altro mondo per la squadra femminile, per carità, oggi la gestione per fortuna è cambiata), quando in slalom, parole che captammo da sua mamma, Ninna Quario, Federica “non aveva le basi”, pur avendo il piede veloce; mentre se avesse imboccato in fretta la strada della polivalenza da gigantista “veloce”, forse oggi staremmo raccontando una storia fatta delle stesse vittorie di Alberto Tomba (50). Forse.
Eppure il primo grande trionfo di Federica Brignone, a 15 anni, nei campionati italiani, categoria allievi, del 2006, arrivò… in superG, con pettorale 39, davanti alla coetanea Francesca Marsaglia, ora brillante commentatrice tv. Non se l’aspettava nessuno, nemmeno lei. Nonostante questo, fino alla “svolta” di Bansko, 2 marzo 2015, a quasi 25 anni, la valdostana gareggiò solo 10 volte in superG dal 2007, a fronte di ben 33 slalom nello stesso periodo, con la miseria di 2 risultati nelle prime 30 ottenuti. Perché?

Senza quel 15° posto in Bulgaria strappato con pettorale n. 50, probabilmente ci saremmo persi tutto il resto, cioè 13 vittorie e 27 podi in Coppa del Mondo nella specialità, quinta di sempre per successi, più una “coppetta”, un argento iridato e altre sei top 10 in superG tra Mondiali e Olimpiadi! Per non parlare della Coppa di discesa, alla fine vinta nel 2024-2025, quando alla prima libera disputata, ovviamente con pochissimi allenamenti nelle gambe, in Val d’Isere, il 18 dicembre 2010, si era piazzata 45esima a oltre 4″ di distacco dalla vincitrice, guarda un po’… Lindsey Vonn!
Eppure sulla polivalenza lei ha sempre voluto puntare, con decisione, ricordando ancora quando nel 2010 a Cortina d’Ampezzo, 19enne, timidamente ci disse “il mio sogno? Vincere la Coppa del Mondo. Ma forse è troppo…”. Non era troppo, come i fatti hanno poi dimostrato.

La svolta vera però arrivò quando, dopo un consulto famigliare (sic!), nel gennaio 2017, un periodo di leggera crisi, si decise di affiancarle il fratello Davide, per una questione tecnica, sì, ma non solo, per tanti altri motivi, diciamo più psicologici: chi meglio del fratello avrebbe infatti potuto gestire con equilibrio sbalzi d’umore, testardaggine (che a volte può essere un pregio, nei campioni) e momenti di difficoltà di Federica, oltre a quelli di euforia? Anche Deborah Compagnoni aveva il fratello Juri (allenatore) nello suo staff “privato”, guidato da Tino Pietrogiovanna, negli anni ’90.
Anche in quel caso però ci furono battaglie infinite per far accettare Davide all’interno della squadra, inizialmente respinto un po’ da tutti, tanto che Federica dovette inizialmente sobbarcarsi tutte le spese di viaggi, vitto e alloggio del fratello. I risultati, però, furono immediati. Ora è facile omaggiare lui e ringraziare Brignone, ma quanto è stata lunga e dura la sfida a braccio di ferro per averlo con sé? Al termine della difficile stagione 2020-2021, la valdostana pensò pensino al ritiro…

Se fosse arrivato, non avremmo potuto poi godere delle sue stagioni più belle in carriera: 2021-2022 (coppa di superG), 2022-2023 (oro mondiale in combinata a Meribel-Courchevel, argento in gigante); 2023-2024 (secondo posto in classifica generale, con 6 vittorie di tappa e 13 podi); 2024-2025 (trionfo in Coppa del Mondo generale con 10 successi, roba da Alberto Tomba, due coppe di specialità, discesa e gigante, due medaglie mondiali, tra cui l’oro in gigante, che l’Italia non conquistava dal 1997).
Infine, l’ultima “pazza” geniale idea: recuperare in tempo record dal gravissimo infortunio subìto lo scorso 3 aprile, grazie anche al paziente e certosino lavoro di Federico Bistrot al JMedical e Luca Scarian, tra gli altri, in squadra, al suo coraggio, alla sua determinazione; il rientro in Coppa del Mondo contro tutto e tutti, e la voglia di presentarsi al massimo della condizione possibile ai Giochi di Milano-Cortina 2026. Cosa che avverrà fra 16 giorni, oltretutto da portabandiera.
E sì. Federica, ancora una volta, ha avuto ragione. Sperando nel lieto fine.





