Raffaelli, aria nuova in ASIVA

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Conosciamo meglio uno dei nuovi Consiglieri, già numero 1 dell'Aosta

Fra i nuovi dirigenti dello sci valdostano c’è Massimo Raffaelli. Classe 1966, nato a Jesolo ma a soli sei anni già in Valle, da sette stagioni è l”anima’ dello sci club Aosta. Un tipo pratico, ma con la testa pensante, un tipo vulcanico maa razionale. «Dopo questi anni con l’Aosta ho deciso di impegnarmi direttamente a livello regionale. In queste stagioni siamo cresciuti molto come sodalizio, scalato le classifiche FISI per club, portato Henri Battilani e Federico Paini in squadra nazionale e in queste ore so che anche il nome di Elisa Fornari è al vaglio di via Piranesi. E poi almeno cinque atleti nell’orbita della formazione regionale, che potrebbe vedere alla guida nel settore maschile Geppo Butelli, il nostro direttore tecnico». Stagioni di successi e di tante rassegne organizzate. «Come Aosta a Pila, grazie anche alla disponibilità di Mauro Cornaz e della società impianti, abbiamo messo in piedi tante manifestazioni. Fra queste come non ricordare le supercombinate che hanno fatto far i punti necessari ai nostri big azzurri per i posti per i Giochi di Sochi? E fra le gare Children la manifestazione del Memorial Fosson, ormai un appuntamento classico di inizio stagione». Un impegno costante, puntuale, una dedizione a 360°. Ed ora ecco il Comitato regionale Valdostano. Parte una nuova avvenuta, una nuova sfida. ‘Raffo’ si presenta da ‘soldato semplice’, ma ha voglia di crescere e lavorare con umlità. «Vedremo in ASIVA quale ruolo mi sarà assegnato. Io sono a disposizione del presidente Riccardo Borbey e dell’intero consiglio. Posso solo dire dobbiamo continuare a crescere, mettere da parte gelosie e personalismi che spesso fanno male al nostro mondo che è già tanto in difficoltà». Idee? Tante. «Prima di tutto dobbiamo capire una cosa. In questi anni i contributi regionali ed istituzionali in genere saranno sempre meno, così, come abbiamo fatto con il mio sci club, sarà necessario cercare  partner privati di nicchia e non per sostenere l’attività. Dobbiamo metterci in gioco. E poi razionalizzare il calendario, dare più chance ai Giovani valdostani più forti e magari cercare di non confinarli solo nelle NJR. Ed inoltre, cosa diversa, ma ugualmente significativa, allargare la base del nostro mondo praticante senza assilli e obiettivi fasulli. Smettono troppi Giovani, i Master diminuiscono. Perchè? Troppi costi, troppe trasferte, troppe finte favole che il nostro mondo negli ultimi anni è abituati a vendere, a volte illudendo le persone».

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