©Ralf Brunel

Sorride, Lara Della Mea, anche se i Mondiali junior non sono andati come avrebbe voluto. È arrivata in Val di Fassa con una medaglia dalla rassegna dei grandi, puntava a ripetersi in quella dei coetanei. Non ce l’ha fatta sulla Aloch, un po’ di stanchezza per il viaggio di ritorno, ma non ha voluto che fosse un alibi. «Non ho sciato come al solito». Avrà un’altra occasione, visto che ha compiuto vent’anni lo scorso 10 gennaio. Meglio allora ributtarsi subito nella Coppa Europa dove è leader nella classifica di slalom, magari con un pensierino alla Coppa del Mondo. 

Ti senti catapultata in un mondo più grande di te?
«Beh, un po’ sì se pensi che sono partita a inizio stagione che non ero neanche nelle prime trenta di Coppa Europa. Ovviamente sono felicissima per quello che ho realizzato, sempre considerando che ho ancora tantissimo da migliorare».

Il segreto?
«Credo sia fondamentale il lavoro che abbiamo fatto in questa stagione con lo staff azzurro, i progressi che ho fatto sono anche il frutto di un certo tipo di programma. Che spero prosegua con la stessa continuità anche la prossima».

Ti senti già pronta per la Coppa del Mondo?
«Vorrei continuare il mio percorso, senza stravolgere tutto. Ho ancora tanto da dimostrare, da un giorno all’altro non si inventa niente».

Quindi non ti senti la salvatrice dello slalom femminile italiano?
«Certo che no. È fondamentale rimanere sempre con i piedi per terra, senza montarsi la testa. Non posso certo dire che sono tra le slalomiste top solo perché ho fatto qualche bella gara. C’è ancora tanto margine nella mia sciata, ma devo essere brava a colmarlo».

E allora quali sono questi margini?
«Tanti, forse troppi. Di sicuro presentarsi in gara al massimo della condizione, e poi sapersi gestire per arrivare al limite delle tue possibilità. Certamente migliorare in gigante, perché poi certi meccanismi in curva li ritrovi anche in slalom. Tra le curve larghe non è un buon periodo, soprattutto su un certo tipo di neve faccio davvero ancora molta fatica. Su questo devo insistere, devo ritrovare al più presto i tempi giusti».

Ti senti predestinata, visto che hai vinto molto da piccola?
«Da bambina è vero, andavo veloce e ho vinto molto. Poi come tutti ho fatto fatica nei primi anni della categoria Giovani: parti sempre con i pettorali alti, ti trovi in un mondo totalmente diverso, poi piano piano sono riuscita a trovare la mia dimensione, ma c’è voluta tanta testa, dura potrei dire. Predestinata no, diciamo che sono determinata per migliorare». 

Partendo con una medaglia iridata in bacheca.
«Un’emozione unica: siamo passati dalla delusione alla felicità, è stato talmente forte quello che abbiamo vissuto che ci siamo messi tutti a piangere e dopo cena eravamo così stanchi che invece di andare a fare festa siamo andati a dormire. Certamente è una gran botta per il morale e riuscirci come squadra è stato ancora più bello».

A Tarvisio ti avranno fatto un festone.
«Mi hanno fatto complimenti, almeno quelli che sono riuscita a incontrare visto che dalla Svezia sono andata quasi subito in Val di Fassa. Diciamo che per ora la festa è stata soprattutto in famiglia, tra zii, nonni, cugini: il mio fans club adesso sono loro». 

Almeno un regalo te lo sarai fatta?
«Onestamente non ho avuto tempo, però la vacanza, al mare naturalmente, quella sì, l’ho prenotata».

Cosa ti ha detto papà Michele?
«Tutta la famiglia mi è sempre vicina, è il mio punto di forza e una sorta di rifugio quando stacco dalle gare. Certo, lui, con Daniele De Crignis, che mi ha allenato da bambina al Cai Monte Lussari, ha vissuto qualche emozione in più».

Ogni tanto ti alleni con lui?
«Le occasioni sono pochissime, papà insieme a mia sorella Greta quest’anno segue i piccolissimi del club, ma quando rientro a Tarvisio qualche giro insieme lo facciamo. E quando può cerca di essere alle gare e ad alcuni allenamenti».

Ma almeno una sciata libera, senza pali, ve la fate?
«Quando torno a casa, il primo pensiero è quello di staccare la spina. Preferisco rilassarmi facendo shopping, andando alle terme, oppure semplicemente uscendo con gli amici. Piuttosto vado dalla nonna e lavoro un po’ all’uncinetto con lei. Tutte cose molto normali come vedi».

La scuola?
«Ho frequentato il Bachmann, ma non la sezione sportiva. Due anni di liceo scientifico, poi mi sono diplomata nel tecnico turistico». 

Materiali, a che punto sei nella ricerca del set-up?
«Mi rendo conto che in questo campo c’è tanto da imparare, nonostante sia stata sugli sci da sempre. A questi livelli ci vuole tempo, non è facile trovare il set-up giusto per tutte le nevi e le condizioni. Ho comunque la fortuna che Salomon mi segue con grande attenzione».

Hai già fatto qualche test con loro, magari un confronto con Marta Bassino?
«Al momento no. Ho sempre a disposizione tutte le novità, mi arrivano anche i feedback delle altre atlete, ma poi tocca a me individuare il set-up ideale per le mie caratteristiche. Ripeto, sono molto fortunata perché mi aiutano molto su questo aspetto: i dettagli sono fondamentali».

Come skiman?
«Paolo Croce, della nazionale, bravissimo». 

Segreti rubati in partenza alla Coppa del Mondo?
«Ho visto che tutte hanno un approccio diverso: la Shiffrin è sempre concentratissima tra la mamma e gli allenatori, altre invece ridono e scherzano. Diciamo che sto cercando la mia giusta dimensione: a volte sono un po’ più tesa, altre volte troppo poco. E non va bene».

Ce l’hai un rituale?
«Sì, faccio riscaldamento sempre con i capelli legati, poi in gara preferisco averli sciolti. Non so perché, ho iniziato così e continuo così».

A livello di alimentazione?
«Cerco di mangiare sano il più possibile, non sempre riesco in certe trasferte, ma ci provo».

Neanche un peccato di gola?
«Massì, qualcosa è concesso, non è così necessario essere inquadrati, ma dare il giusto peso alle cose».

Per la preparazione atletica?
«Mi segue Davide Marchetti: è fondamentale il suo ruolo nei momenti di scarico, dove davvero si può fare la differenza».

Riesci a capire quando è tempo di dire stop?
«Gestire la stanchezza per fermarsi non è poi così facile: certe volte non ce la faccio e per fortuna gli allenatori sanno dirmi quando è tempo di dire basta. Pian piano inizio a sentire cosa dice il mio corpo». 

Ormai un’atleta non è solo più in pista, ma tanto social, come ti muovi in questo campo?
«Anche questo è un po’ un mondo nuovo, ma è evidente che l’immagine anche lontano dalla neve è importante. Mi aiuta la mia famiglia, ma preferisco fare tutto da sola. Mi prendo un po’ di tempo, ma alla fine credo che tutto sia più naturale e non costruito. Perché è davvero la mia vita». 

Hai qualche idolo nello sci?
«Non ho mai voluto imitare qualche atleta, piuttosto cercare di rubare gli aspetti buoni da tutti. Poi quando Tina Maze mi ha chiesto un abbraccio a fine gara dopo la medaglia ai Mondiali, non ci credevo: è stato un onore».