Christof Innerhofer ©Agence Zoom

Delusione, rabbia, frustrazione e tristezza. Questi sono i sentimenti che ci hanno lasciato le gare Olimpiche. Sensazioni che sono arrivate anche nelle dichiarazioni dei nostri big, che a PyeongChang erano a caccia di medaglie, mancate, come spesso accade. Sicuramente bisogna analizzare la situazione e farlo su più fronti: in Coppa del Mondo siamo molto competitivi, negli ultimi anni abbiamo vinto tre sfere con Peter Fill, gare di peso con Dominik Paris e podi con Christof Innerhofer; ma allora perché nei grandi appuntamenti non ci siamo e scompariamo dai radar? Zero in due Mondiali e in una Olimpiade: ormai si sa, quando ci sono questi eventi conta solo questo, la medaglia. Quindi, la distinzione è semplice da fare, in Coppa del Mondo siamo tra i migliori, nelle gare secche non siamo capaci di confermare le nostre potenzialità. Di fatto il problema non può solo essere tecnico, altrimenti lo vedremo durante tutto l’anno. Sono convinto che sia più una questione mentale e di approccio a queste gare. Forse l’ambiente non è tranquillo, forse i nostri atleti non sono preparati mentalmente, forse i tecnici non riescono a trasmettere la giusta tranquillità oppure è la somma di tutti questi fattori che non permette di essere sereni. Sicuramente lo sci è uno sport individuale, dove i compagni di squadra non esistono se non negli allenamenti, però non è proprio così: osservando tante altre Nazioni sembra esserci una maggiore unione, soprattutto quando le cose non vanno bene. Norvegia, Francia e Germania ne sono un esempio e sembrano una squadra di calcio, tutti uniti verso un unico obiettivo, cosa che nella squadra italiana non sembra tale anzi, ognuno pensa al proprio orticello e basta, senza pensare alla collettività. Forse anche perché da tempo si lascia troppo potere agli atleti, liberi di decidere come e dove allenarsi. Forse ritornando a essere tutti più uniti verso un obiettivo e seguendo le regole e le decisioni dei tecnici si potrà arrivare ai grandi appuntamenti con più scioltezza mentale e più tranquillità, la pressione sarà su tutta la squadra e non sui singoli atleti. Ma questo è solamente il mio modesto pensiero e soprattutto siamo in Italia…

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