Prize money. Una barzelletta?

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Editoriale di Race 113 di febbraio 2011

Ti alleni come un pazzo tutta l’estate, l’autunno e l’inverno. Palestra, bici, vai anche un mese in Terra del Fuoco. Insegui l’inverno anche quando da noi c’è l’estate e gli altri sono al mare. Poi inizi la stagione, vai forte, sei abbastanza soddisfatto delle tue gare. Sai però che arriverà quel momento, in cui dovrai affrontare la Streif. Non dormi la notte pensando a quando metterai i bastoni fuori dal cancelletto di quella maledetta pista. Non mi fa paura, accidenti! Poi arriva il momento. Parti, con il cuore in gola, è ghiacciata, velocissima, si salta lunghissimo, non puoi sbagliare nulla, assolutamente nulla, se no sei morto. Ma morto nel vero senso della parola, dato che ti viene in mente che un tuo collega è in rianimazione all’ospedale di Innsbruck. Arrivi al traguardo, hai superato anche l’ultimo salto micidiale. Sei andato forte, fortissimo, sei decimo. Esulti. Decimo. Sai cosa vuol dire arrivare decimo sulla Streif di Kitzbuehel in discesa libera? Lasciamo stare che Didier Cuche quest’anno è andato fortissimo e ha rifilato un secondo a tutti. Ma tu sei andato alla grande, se solo non avessi ‘grattato’ un po’ in uscita dalla stradina…Hai beccato sette decimi da Bode, che si è piazzato secondo. Cioè, Bode Miller, mica uno qualunque. Ti sei battuto con onore sulla pista più difficile del mondo, hai superato la Mausefalle, lo Steilhang, l’Hausbergkante, la tua paura, hai affrontato lo Zielschusse ai 140 km/h con due minuti di tossine e acido lattico nei muscoli. Sei contento. Oltretutto per quest’anno te la sei tolta. Ti senti leggero, tornerai a casa con la tua macchina, mica con l’elicottero! Però ti spiace se pensi a quel ragazzo in ospedale, avresti potuto essere tu. E tradotto in soldoni? In fondo questo è il tuo lavoro, sei uno bravo, uno dei più bravi al mondo. Ci dedichi tutto il tuo tempo. Ti metti in tasca 2.400 euro. Duemilaequattrocentoeuro! Se però fossi andato leggermente più piano, e dico solo leggermente, sarebbe bastato sbagliare l’ingresso della stradina e ci avresti messo un secondo in più, saresti arrivato ventesimo. Allora ti saresti messo intasca 1.100 euro. Millecentoeuro! Solo tu sai che non c’è differenza tra la tua gara e quella di Cuche, lui è stato solo più deciso in certi passaggi, più scorrevole in altri, magari ha più potenza e più esperienza. Avete visto che gambe ha quello lì? Ti hanno detto che puoi portarti a casa anche il pettorale della Streif e una storia da raccontare ai nipoti davanti al camino. Sei contento. Poi pensi che nello stesso week-end un buon maestro di sci ha guadagnato la metà per portare a spasso i bambini e un bravo allenatore di Master magari ha incassato la tua stessa cifra. Allora ti cambia l’umore, ti viene il nervoso. Ma non vuoi farti rovinare la festa da pensieri veniali. Pensi alla soddisfazione di volare sul traguardo tra due ali di folla. Eri tra i primi dieci in piazza alla premiazione, con la montagna invasa di tifosi festanti, il tuo nome chiamato dallo speaker…Sì, però il piatto piange. Pensi che a casa hai una moglie e un bambino, che hai rischiato l’osso del collo, che avrebbero potuto non vederti più. Allora vai in una boutique in centro a Kitzbuehel, hai proprio voglia di fare un regalo a lei e a lui, ti mancano molto. Quello che hai incassato, però, non ti basta nemmeno per un regalino di secondo livello. In saldo. Ripieghi su un souvenir, semplice semplice. Vicino a te c’è un turista russo, ti riconosce. hai la giacca della nazionale. Ti chiede un autografo, pensa che, mentre rischiavi la vita, lui era nella tenda vip a bere champagne e scommettere sulla tua pelle. Ha le borse griffate piene di pacchetti. Esci dal negozio incazzato. E ti chiedi chi te lo fa fare.

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