Marta Rossetti con l'antitaglio

Energiapura da tempo spiega come nello sci non esistono più solo gli infortuni da traumi, ma anche quelli da tagli. Impossibile darle torto, le lamine sono sempre più affilate, gli sciatori hanno dei veri coltelli e gli effetti si vedono: tagli profondi, che richiedono spesso decine e decine di punti di sutura. Incidenti purtroppo sempre più frequenti, impossibile fare finta di nulla. Riprendendo uno strillo dell’azienda vicentina, «non è allarmismo, ma una nuova e comprovata minaccia per i nostri atleti». Lo sanno bene in Energiapura e da tempo si sono messi al lavoro per il sottotuta antitaglio, così come da tempo hanno provato a convincere la Fis dell’importanza di questo strumento. Esistono caschi, esistono corpetti, esistono parastinchi, esistono airbag ed è giusto che esista anche un capo di abbigliamento che protegga il corpo e aree estremamente sensibili e vitali.

Dopo anni di lavoro, in questi giorni è arrivata una grande soddisfazione perché la FIS ha riconosciuto ufficialmente la necessità di utilizzare un capo resistente al taglio e garantire la sicurezza agli atleti. In molti hanno iniziato a utilizzarlo soprattutto nei paralleli; nella stagione 2021/2022 la Federazione Internazionale consiglierà l’uso in Coppa del Mondo del “cut resistant”, cercando di renderlo obbligatorio nella stagione successiva. Ma come è costruito l’antitaglio? Nella maggior parte dei casi si parla di tessuti impiegati per la costruzione di capi dedicati alle attività militari e ospedaliere, tessuti che danno origine a coperture di sicurezza in contesti di edilizia e ancora tessuti con tante applicazioni nel mondo del lavoro.

Italo Panzanini, da anni in Energiapura, è entrato all’interno della Commissione Fis e lavorato insieme ad atleti e Federazioni per arrivare fino a questo punto.
Italo, da quanti anni siete dietro a questo progetto?
«Dal 2014, da quando la federazione austriaca ci ha chiesto di sviluppare intimo resistente al taglio per lo skicross, poi la fatalità ha voluto che Bode Miller cadesse pochi mesi dopo. E così sempre l’Austria ci ha chiesto di provare a realizzare qualcosa anche per lo sci alpino. I primi capi li abbiamo consegnati a dicembre 2015, subito prima del parallelo dell’Alta Badia». 

E poi com’è proseguito il vostro lavoro?
«Nel 2018 la Fis ci ha invitati a Zurigo per presentare in commissione il prodotto, da lì sono stati piacevolmente sorpresi e un anno dopo Markus Waldner, sempre molto attento alla sicurezza, ci ha chiesto di entrare del gruppo di lavoro Fis. Non c’era nulla sullo sci, abbiamo preso in mano le certificazioni del lavoro e costruito qualcosa di utile per il nostro sport».  

Come si testano i tessuti?
«Un laboratorio tedesco ha costruito un macchinario, utile a simulare l’incidente sugli sci. Sono state effettuate diverse verifiche a utilizzate determinate pressioni e velocità. In seguito sono stati definiti i parametri di classificazione del tessuto. Il criterio base coincide con il nostro tessuto e vale una stella, ma si può arrivare fino a tre e quindi con l’impegno di tutti e ulteriori sviluppi si può crescere». 

Come si ottiene la certificazione?
«Bisogna per forza inviare il tessuto al laboratorio tedesco: l’unica macchina in circolazione è lì. Effettuano i test in 3 direzioni: lineare, 90 gradi e 45 gradi e se vengono soddisfatti tutti i criteri, allora si riceve l’autorizzazione a utilizzare la certificazione internazionale». 

Soddisfatti?
«Molto, è stato fatto tanto lavoro e con la scala inserita dalla Fis, fino a 3 stelle, lo stimolo è alto e si cercherà di migliorare ancora». Intanto la Federazione austriaca ha già inviato un grande ordine in Energiapura: tutti gli atleti lo utilizzeranno.