Il cristallo di neve, gli allestimenti e le incombenze quotidiane. Il Bardo.Race Stadium secondo Dario Borsotti: «Lo sci non è il tennis e neppure l’atletica»

Pubblicato il:

Si chiama Bardo.Race Stadium la nuovissima area di allenamento che è nata a Bardonecchia, nella zona del Melezet. C’è tutto quello che serve a club, comitati e squadre per lavorare in tranquillità, a iniziare dagli ampi spazi a disposizione. Una superficie davvero importante, autentica palestra per i tantissimi giovani che ruotano nella Conca.

Predisporre e innevare la pista però, non è sufficiente, perché oggi questi pendii vanno costantemente tenuti in ordine e in sicurezza. E soprattutto gestiti in base alle esigenze e necessità. Così Dario Borsotti ha iniziato una nuova avventura. Dopo moltissimi anni faro dello sci club Bardonecchia, ha cambiato vita rimanendo comunque sempre in pista. Anzi, forse ancora di più. È il direttore di gara e delle piste di allenamento della Colomion, il ramo sportivo che opera a fianco della società impianti e che è incentrata proprio sulle iniziative racing. Dario Borsotti porta la sua esperienza in ogni aspetto della gestione delle piste.

Lo incontriamo nella sede della società, dopo una giornata eterna in pista, per disputare un gigante Cuccioli. La sera prima è caduto qualche centimetro di neve e il programma è slittato in avanti per pulire il pendio. Spalanca la porta ed è su tutte le furie. «Spiegatemi come si fa a partire a baraonda, con bambini che magari non hanno mai fatto una gara – esclama – Che linee lasciano sulla pista, soprattutto quando il manto non è compatto? Per me non esiste una cosa del genere: i più bravi devono essere sempre davanti e impostare correttamente la curva, solo così si può pensare di avere successivamente una vasca. Altrimenti dove sta la sicurezza?». 

Parte del Bardo.Race Stadium
Parte del Bardo.Race Stadium

Poi si siede e inizia a snocciolare le ragioni che hanno portato alla creazione di questo centro, che coinvolge anche Diego Chiavegato, con il quale abbiamo parlato di eventi e progetti futuri che presto vi sveleremo. 

Dario, come nasce questo centro?
«Da un’idea dell’ingegner Belmondo, con la partecipazione e l’approvazione dell’amministratore delegato Nicola Bosticco. L’apporto tecnico di Belmondo è stato decisivo: lo stadio è bello, funzionale agli allenamenti, ma richiede una cura costante e un’attenzione maniacale alla neve». 

Parliamo della qualità della neve?
«Sì, è esatto. Non possiamo continuare a far sciare i giovani atleti su nevi molli e senza risposta, perché è controproducente. Se spingi verso il basso e il fondo cede di 30 centimetri, hai un problema tecnico e di sicurezza. La storia degli infortuni lo dimostra: molti atleti li abbiamo “distrutti” agli Assoluti e in allenamento, anche per una certa superficialità della categoria. Infatti, il contributo di Dario Borsotti nella gestione della neve si è rivelato molto importante.

Come avete deciso di lavorare a Bardonecchia?
«Dall’anno scorso stiamo operando in maniera più progettuale, lavorando sulla neve con il team specializzato e con il supporto dell’ingegner Belmondo. Una neve di qualità alta offre un vantaggio tecnico e funzionale anche alle stazioni. Se una pista è dedicata agli allenamenti, non va ribattuta continuamente. Se la si liscia e basta, diventa irregolare e molto compatta: un terreno che non ti fa “stare in curva”, ma ti costringe a uscire». Inoltre, la presenza e l’esperienza di Dario Borsotti garantiscono una qualità superiore negli allenamenti.

Il tratto basso del Bardo.Race Stadium
Il tratto basso del Bardo.Race Stadium

Piste barrate?
«La pista 1 è in preparazione, vorremmo mantenerla barrata o compatta. Si lo so, fa paura a molti, ma è la condizione giusta. Lo sci è uno sport tecnicamente altissimo e costosissimo, ma “stupido” nel senso che ti alleni senza un riferimento oggettivo come può per esempio essere il tempo dei 100 metri piani nell’atletica. Avere piste compatte e regolari avvicina l’allenamento alle condizioni reali di gara. E anche i piccoli possono farci un’ora e mezza, per poi dedicarsi ad altre attività. Sciare su neve dura serve, ora ci arriviamo troppo tardi». 

Capitolo velocità. Qual è la tua visione?
«Va insegnata con sicurezza. Noi mettiamo il colore in pista, che diventa quasi direzionale e aiuta i bambini a prendere la giusta confidenza. Il problema non è la velocità, ma dove la si esercita. I ragazzi oggi accelerano nelle piste sbagliate, per sfuggire alla routine dei 21 metri. Così nascono paura e rischio. E la paura non dovrebbe far parte dello sci se gli allenamenti seguono una progressione razionale».

Quanto è complesso però lavorare sulla velocità?
«Il problema non sono le reti e non mi serve qualcuno che mi dica “le metto io”, perché con un po’ di mila euro me le compro. Il vero problema sono i cambiamenti del meteo, la lunghezza delle piste e il continuo lavoro di ripristino per tenere uno stadio in sicurezza. Metti e togli, metti e togli, nevica e quindi togli, batti e rimetti ancora una volta… Per tutto l’inverno. Il superG ancora lo gestisci, la discesa no. Deve esserci un progetto della FIS, altrimenti nel giro di pochi anni non ci sarà più nessuno che la pratica. Le stazioni da sole non possono sostenere quel livello di impegno».  In conclusione, non si può sottovalutare il ruolo di Dario Borsotti nello sviluppo dello sci a Bardonecchia.

Perché?
«Lo sci è povero nei confronti del tennis. Un giocatore come Sinner, con i premi può sostenere economicamente un’intera località. Djokovic ha investito oltre 15 milioni per fare un centro di allenamento in Grecia. Uno sciatore, anche se rischia la vita, porta a casa premi ridicoli. Praticamente nessuno potrà sostenere da solo una società impianti. Il valore economico dello sci è molto più fragile». 

Bardo.Race Stadium
Bardo.Race Stadium

Qual è la tua ricetta per i giovani sciatori?
«Cambiare prima di tutto le tracciature e tornare a gigantini a 24/25 metri e permettere ai più piccoli di fare un po’ di velocità. Servono camp dedicati, come nel tennis, per insegnare la velocità ai Children in modo sicuro. Non condivido un circuito che fa passare i ragazzi troppo tempo nei pulmini e poco sugli sci e mi riferisco ai più grandi, al Gran Premio Italia».

C’è collaborazione tra voi e i club della Conca?
«Con alcuni club lavoriamo molto bene, con altri meno. Ci sono società eccellenti, con direttori tecnici veri: se ti dicono di montare una rete, la monti e basta. Se invece ci si sposta verso la figura del “correttore”, non si costruisce niente. I ragazzi sanno affrontare lo sci moderno: se hanno talento, siamo noi che impariamo da loro. E non il contrario. Ricordiamoci che la tecnica si scrive dopo che l’atleta l’ha mostrata, come con Tomba o Rocca». 

Ultime notizie

Barbara Merlin lascia la presidenza del Sauze d’Oulx

Cambiamenti in vista ai vertici dello sci club Sauze d’Oulx. Barbara Merlin ha annunciato...

Kristoffersen cala la cinquina sulla Planai. Grande rimonta di Vinatzer: è settimo a Schladming

Davanti al pubblico della Planai di Schladming arriva il trionfo di Henrik Kristoffersen, che...

McGrath davanti a tutti a Schladming

È il giorno della Night Race a Schladming, del tradizionale slalom che ancora una...

Borsotti 9° e sfortunato: «Tuttavia vado avanti un altro anno»

Christof Innenhofer è un esempio: l’età non conta se vai forte. E figurati per...

Altro dal mondo neve

Nicolò Weiss: «Lo sci alpino è parte essenziale della cultura della Val di Fassa»

Al termine dello slalom di Coppa Europa di Pozza di Fassa, occorso il 20...

Aprica Olimpica: La Svizzera di Joris preparerà i Giochi al Palabione

Aprica ospiterà lo squadrone svizzero delle discipline tecniche. Da 2 febbraio la formazione di...

L’Oasi Zegna, autentica palestra di allenamento. Un giorno sui pendii dello Ski Racing Center

La catena del Monte Rosa da una parte, i grattacieli di Milano dall’altra. Una...