Alice Pazzaglia, obiettivo posto fisso in slalom e in gigante: «Non mi aspettavo le vittorie di Chamonix»

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Mentre le parliamo al telefono, Alice Pazzaglia è in macchina. Ha appena vinto due slalom speciali consecutivi in Coppa Europa, a Chamonix, e sta rientrando nella sua San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Tra la Francia e la Toscana, una breve sosta dalla fisioterapista, a Torino, e poi qualche giorno di relax. Prima di riprendere a tutta la stagione, si gode un po’ di mare e cucina a base di pesce.

Le sue prestazioni nel circuito continentale non sono passate inosservate, tanto che la 23enne dell’Esercito ha trovato continuità anche al piano superiore. Per tre volte Pazzaglia è andata a punti in Coppa del Mondo, sempre in gigante. Dei suoi progressi nelle due specialità, della sua crescita in pista e di tanto altro, tra cui la mancata convocazione olimpica, abbiamo parlato con la diretta interessata. Ecco l’intervista con Pazzaglia.

In un’intervista di qualche mese fa con Race, dicevi che lo slalom di Levi per te contava «tanto». Hai mancato la qualifica per pochissimo. Come ti ha fatto sentire?
«Ho avuto molte sensazioni contrastanti appena ho visto il cronometro (ride, ndr). Ero super dispiaciuta, quasi non pensavo di poterci arrivare così vicina. Sarebbe stato fantastico qualificarsi già alla seconda gara di Coppa del Mondo. Poi, riflettendoci in separata sede, ho capito che stavo sciando bene, che è importante essere consapevoli di avere un livello alto, se arrivi 31ª col pettorale 70. Quindi mi sono detta di continuare, perché ero sulla strada giusta. E mi sono caricata».

Alice Pazzaglia in mezzo a Carole Agnelli e Laura Steinmair
Alice Pazzaglia in mezzo a Carole Agnelli e Laura Steinmair

Qual è il segreto di questa squadra così forte in Coppa Europa?
«Secondo me sono due i fattori principali. Il primo è il clima sereno che si respira in squadra, il secondo l’inizio di stagione, fin da subito positivo. Ha reso un po’ tutto più facile. L’anno scorso non è che abbiamo sciato meglio o peggio di così, ma abbiamo arrancato nelle prime gare e poi abbiamo faticato un po’ per tutta la stagione. In allenamento siamo tutte sugli stessi tempi, più o meno, ed è bello spronarci a vicenda. Sappiamo che possiamo fare bene».

Chi sono i tecnici con cui ti confronti più spesso?
«Principalmente Gianluca Grigoletto e Lorenzo Moschini, il preparatore atletico è Edoardo Polverini. Giorgio Anselmicchio è sia skiman che preparatore, il mio skiman è Edoardo Papotti e abbiamo anche un terzo skiman, Nicolò Papa».

Alice Pazzaglia durante il gigante di Kronplatz @ Pentaphoto
Alice Pazzaglia durante il gigante di Kronplatz @ Pentaphoto

Quali sono le principali differenze, secondo te, tra Coppa Europa e Coppa del Mondo?
«In effetti differenze ci sono, non solo come competitività delle atlete. Emotivamente non sento tante differenze, e ora che mi sto abituando alla Coppa del Mondo provo a spingere sempre di più anche in seconda manche. La differenza sta un po’ nella difficoltà delle piste e nella preparazione: in Coppa del Mondo viene premiata chi ha una sciata molto solida. A volte in Coppa Europa è sufficiente “tirare alla morte”».

Sei andata più volte a punti in gigante in Coppa del Mondo. In quale specialità ti senti più forte, gigante o slalom?
«Devo dire la verità, non so rispondere. Questa domanda è sempre un tabù per me. In questo momento, sono un po’ più in forma in slalom, anche se nell’ultimo mese ho messo ai piedi gli sci da slalom solo un paio di giorni. Ma mi sta venendo più naturale. A gennaio sono andata full focus sul gigante, dimenticando un po’ lo slalom. Per questo non mi aspettavo per niente le vittorie di Chamonix, ecco».

Alice Pazzaglia ©Agence Zoom
Alice Pazzaglia ©Agence Zoom

Quali sono, secondo te, i prossimi step nel tuo percorso di crescita?
«Sicuramente ho come obiettivi, per questa stagione, i posti fissi in slalom e in gigante. Così da riuscire a fare bene la Coppa del Mondo il prossimo anno, riuscendo a spingere al massimo. E poi vorrei arrivare alle Finali e ad Åre (entrambe gare tecniche a marzo, ndr) e provare ad entrare nelle 15. Voglio continuare ad allenare le due specialità assieme, per me è importassimo. Da settimana prossima metteremo dentro anche un po’ di superG, così prendo più confidenza con la velocità, limando un po’ qualche linea che in gigante mi riesce un po’ abbondante».

C’è un esempio di un’atleta che ti ispira?
«Sono una fan sfegatata di Federica Brignone. Per me lei è un grande esempio: prima di ogni gara su piste che non conosco, guardo suoi video. È successo a Kranjska Gora, Semmering e Kronplatz. Mi piace tantissimo la sua dinamicità, il modo in cui si muove sugli sci. E mi ispira anche nella vita: la conosco personalmente ed è una persona squisita. Prima di Kronplatz abbiamo parlato della “Erta” assieme: lei ha spiegato a tutte noi che pista fosse, cosa fare, come affrontare le parti più scorrevoli. È una persona che, se può, ti aiuta, e ha mille energie».

Alice Pazzaglia durante il gigante di Kranjska Gora @ Pentaphoto
Alice Pazzaglia durante il gigante di Kranjska Gora @ Pentaphoto

Che ne pensi delle convocazioni olimpiche? Ti dispiace non andare a Milano Cortina 2026?
«Sono una persona molto razionale. Sarebbe stata una roba pazzesca, ma sarei rimasta sorpresa se mi avessero convocato. D’altra parte, sarei stata meno sorpresa della mia convocazione rispetto a quelle che sono state effettivamente. Niente di personale, ma la nostra squadra ha fatto tanti bei risultati e siamo in una bella forma. Poi ci sta, io sono molto dura nei miei confronti e sono consapevole del fatto che se avessi fatto un podio in Coppa del Mondo non ci sarebbero stati nemmeno i dubbi su chi portare. Mi dispiace? Sì, avrei voluto gareggiare, ma d’altra parte ho lasciato dei dubbi, e non avrei dovuto farlo. Ma spero vivamente che non saranno le ultime Olimpiadi per me né per nessuna».

Come ti trovi con i tuoi Rossignol?
«Sono con il brand francese dalla stagione 2021-2022. Mi sto trovando benissimo, sono materiali super performanti, che si adattano a tutte le condizioni. La gran quantità di atleti che li usano lo dimostrano. Il non avere tanti modelli a disposizione è un vantaggio per atlete del nostro livello: non mi ritengo ancora formata al 100%, per cui a volte i nostri “test” potrebbero essere inattendibili».

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