Brignone guida le azzurre: «Mi sento una giovane in crescita. E contano solo i risultati»

Allenamenti in Argentina, clima in squadra, il nuovo team delle polivalenti, preparazione fisica, ambizioni, materiale, accorgimenti tecnici: la valdostana ci dice tutto a poche ore da Soelden

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Federica Brignone (@FISI/Pentaphoto)

Alla scoperta del mondo professionale di Federica Brignone, lo scorso anno la migliore azzurra nella classifica generale di Coppa del Mondo, ottava con 787 punti. Vale di più, forse anche molto di più, lo sa lei stessa e lo sanno soprattutto i suoi tecnici, che le alzano idealmente l’asticella in vista dell’imminente stagione. Andiamo a scoprire meglio come si è allenata e quali sono i suoi pensieri, come sempre senza censure, a poche ore dall’opening di Soelden.

Federica, l’allenamento a Ushuaia è andato veramente come si aspettava?

«Si, sono soddisfatta dell’allenamento che ho svolto in Argentina, o almeno delle condizioni trovate; al massimo sono io che a volte non le ho sfruttate appieno per rendere al massimo. Ho messo via tante curve in tutte le discipline, mi è mancato forse un po’ di “power”: mi spiego meglio, un po’ di… situazione da gara, che non sono riuscita a mettere in atto. Ho cercato di lavorare in tutti gli ambiti, anche se il mio obiettivo principale era il passaggio dalla curva sul piede sinistro a quella sul piede destro, che non mi viene ancora bene e faccio sempre molta fatica ad appoggiare la gamba destra».

A che punto siamo con lo slalom?

«Slalom, dunque… ne ho fatto pochissimo, se possibile ancora meno dell’anno scorso. Di sicuro non vado a Levi, ma andrò in America prima quest’anno per fare più allenamento in vista di Killington e Lake Louise. Comunque non mi sento così male…, mi viene un po’ più naturale e sono più stabile. Ma lo slalom è una disciplina strana, a volte mi viene a volte non riesco neanche a fare una curva. Penso che farò le gare di Coppa legate al weekend con il gigante; gli slalom singoli solo in caso andassi proprio bene. Lottare per la 25esima posizione non ne vale la pena, a quel punto è meglio far correre qualcun altra delle giovani».

Finalmente Lake Louise

«Sono troppo gasata, dicono tutti che sia un’esperienza bellissima e un posto magico. E io amo vedere posti nuovi!».

Qualche novità sul materiale tecnico?

«Il lavoro con Sbardelotto, Nadia Fanchini (perché comunque è come essere in un mini-team) e Rossignol va benissimo. Avevamo davvero tanti modelli e tante cose nuove da testare, quindi anche molto lavoro…. Non ho ancora definito lo sci da gara, ma sono a buon punto, comunque continuerò a testare perché ci sono sci che vanno meglio in certe condizioni, altri in altre. A me piace comunque uno sci bello tosto, sono fatta così!».

Dal punto di visto atletico ha incrementato il lavoro rispetto allo scorso anno?

«Fisicamente sto benissimo, ho lavorato davvero tanto e al meglio, anche perché il mio ginocchio (destro, NdR) sta molto meglio. Ho caricato di più e la mole di lavoro era necessaria per fare più discipline, senza cambiare l’obiettivo giornaliero: tutto il più intenso possibile. Quindi in realtà non c’è nessuna novità, semplicemente ho svolto lavori in più che l’anno scorso non avevo potuto fare causa dolori vari».

Senza censure: com’è il clima in squadra? Le giovani le chiedono consigli?

«Il clima in squadra direi che è davvero ottimo: siamo tutte molto affiatate e con voglia di lavorare, giovani comprese, quindi va benissimo così per tutte. Laura Pirovano lavora bene, si è integrata nel gruppo, ha già le idee chiare, è brava e dotata. Mi chiedono consigli? Sinceramente le vedo già ben inquadrate, sanno quello che vogliono e come fare a ottenerlo, ma per ogni piccola cosa su cui hanno un dubbio io sono ben felice di ascoltarle e dare i miei consigli. Comunque non mi sento ancora la “vecchia” di turno, mi sento ancora un’atleta giovane in crescita, solo con un po’ di esperienza in più e assolutamente non voglio (e spero proprio che non accada) far pesare a nessuno i miei risultati o la mia posizione, sono una del gruppo, come tutte le altre!».

Si sente matura per puntare finalmente alla Coppa del Mondo di gigante?

«Per me non esiste “una maturità” per vincere la Coppa o meno. La si vince se si va forte e con i risultati. Puoi conquistarla da giovane, sbarazzina, o da adulta con esperienza. Sono i risultati che contano. Quindi è sicuramente un bel traguardo, per il quale lavoro ogni giorno, e se mai la vincerò sarà perché sono stata la migliore. Ma in realtà sarei stata pronta a vincerla sempre, di certo non avrei mai detto: no scusate sono ancora troppo giovane… ».

Nuova squadra, con il team delle polivalenti: quale cambiamento principale si aspetta?

«Mi aspetto di potermi allenare sempre, anche se il resto del gruppo è a fare qualche gara. Riusciamo a fare più giri? Io faccio sempre i giri che voglio fare e che mi servono per migliorare. A Ushuaia non eravamo certo in poche: tutte noi del gruppo polivalenti, poi le discesiste azzurre, le gigantiste e le velociste francesi, assieme. Quindi in metà di mille. Comunque ripeto, a me piace il gruppo siamo tutte molto professionali (com’è sempre stato) e lavoriamo. Ogni giorno ce n’è una che va forte e ci tiriamo a vicenda».