Waldner: «Materiali? Raggiunti i limiti e ognuno tira acqua al proprio mulino»

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Le cadute di oggi sono state ovviamente al centro della riunione dei capisquadra, che ha inevitabilmente richiamato gran parte della stampa internazionale presente a Bormio. A seguire, il race director della Coppa del Mondo, Markus Waldner, ha rilasciato dichiarazioni ufficiali anche per smorzare le polemiche che ormai vanno avanti da diverse settimane. «Stiamo arrivando al limite, o lo abbiamo già superato, per quanto riguarda la sicurezza – ammette – Qui a Bormio il comitato organizzatore ha fatto un super lavoro: attorno alla “Stelvio” ci sono 20 chilometri di barriere e reti di protezione. Lo standard di sicurezza della “Stelvio” è altissimo».

Waldner si riferisce ad altro, e si toglie alcuni sassolini dalla scarpa in seguito alle critiche di molti atleti: «Ormai ci sono critiche ogni weekend. A Gurgl il tracciato era troppo duro, a Levi troppo liscio, “uno scandalo”. È uno sport che si svolge all’aperto, gli organizzatori fanno il massimo per preparare le piste, l’abbiamo preparata alla stessa maniera di sempre: un programma di acqua da cima in fondo e poi l’abbiamo fresata. Il problema è che il giorno di Natale, Hannes Trinkl e Raiumund Plancker erano qui, hanno lavorato insieme all’organizzazione per l’ultima sistemata alla pista, ed è arrivato un gran vento. Sappiamo cosa fa il vento: asciuga la neve. In certi settori, dove il vento entra sulla “Stelvio”, come la Carcentina, il vento soffiava dal basso verso l’alto e l’ha seccata. Per questo la neve sulla pista non è uniforme: è una pista lunga tre chilometri, è impossibile renderla tutta uniforme».

Non è un problema di pista, dunque. Waldner preferisce concentrare l’attenzione altrove: «Dobbiamo trovare il modo di adattare l’attrezzatura. Di nuovo, il problema è l’attrezzatura! È troppo aggressiva, abbiamo raggiunto il limite, non c’è più margine. È difficile trovare il set-up giusto che funzioni sul duro e in settori più morbidi, dove c’è più grip. Questo è il problema: se spinge troppo il limite, succede ciò che è successo oggi».

Per modificare ciò, sostiene Waldner, «abbiamo bisogno della cooperazione di tutti. Le case costruttrici ci sentono in questo senso, le Federazioni nazionali no. La neve non è aggressiva, certo può avere cristalli più grossi o più piccoli, può essere più o meno dura, ma dobbiamo guardare a tutto il pacchetto sci-scarpone-piastra. Ormai, solo per fare un esempio, si cambiano gli attacchi a ogni gara. Non parlo solo di sci, ma anche di quei famosi pezzi di carbonio nello scarpone, questo è il problema. Ne abbiamo parlato questa estate, volevamo controllare un po’ la situazione, ma non c’è stato il supporto delle Federazioni maggiori». Di fatto si tratta di innovazioni tecnologiche. E Waldner sostiene: «Sono motivate dall’aiuto terapeutico, per evitare infiammazioni alle caviglie. In realtà sappiamo tutti che aiutano la performance, e in questo sport si fa tutto per la performance. Quindi ognuno tira acqua al suo mulino, e gli insider lo sanno questo».

E poi immancabile la domanda sull’airbag. «Quando vediamo una caduta come quella di Sarrazin oggi, anche se uno non capisce nulla può notare che l’airbag ha fatto il suo servizio. È caduto da 3-4 metri, come se fosse precipitato dal primo piano, su una pista ghiacciata. L’airbag ha sicuramente evitato potenziali danni maggiori. È stato molto criticato negli ultimi mesi, ma ora quasi tutti lo stanno usando, perché funziona».

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