Vinatzer, la medaglia della liberazione

COURCHEVEL – Liberazione. Quando hai un nodo in gola, quando hai un peso sullo stomaco, Quando i dubbi ti martellano la testa, ti fasciano il cervello. Quando cerchi di far finta di niente, fai spallucce, ma invece ci pensi e ci ripensi, finisci poi per angosciarti. Quando intravedi la luce ma ci sono ancora troppe ombre. Quando hai le ali tarpate. E poi d’improvviso ti liberi, riesci a volare, decolli. E ti lasci dietro cattivi pensieri e malasorte. Il bronzo mondiale di Alex Vinatzer è stata una liberazione bella e buona. Una stagione balorda. Ha sfiorato il podio ad Adelboden per un maledetto centesimo, ha raccolto alcune top ten è vero, ma poi è spesso deragliato clamorosamente. Attaccante nato, spavaldo, deciso. Uno che rischia, ci prova sempre, non si accontenta mai. Ma troppi errori grossolani, sbavature irrimediabili lo hanno costretto a periodi deludenti.

Vinazter ha appena terminato il cerimoniale delle premiazioni, fatto il giro delle televisioni, posato davanti ai fotografi. Arriva in sala stampa con la medaglia al collo. Stremato, ma felice. Anzi libero. E ci dice: «Una stagione tosta. In certe situazioni ero abbattuto, gli errori e le inforcate soprattutto fanno male. Ho vissuto momenti difficili, anche se ho sempre cercato di mantenere la serenità ma non è sempre facile quando non riesci a dimostrare il tuo valore effettivo». Vinatzer ha pianto quando Feller, il capofila della prima frazione, ha buttato all’aria il podio e ha così capito di conquistare la medaglia iridata di bronzo. «Due anni fa ai Mondiali di Cortina un quarto posto che mi aveva lasciato l’amaro in bocca, oggi un risultato straordinario che mi da conferma delle mie sicurezze, di quello in cui ho sempre creduto. Ma a volte quello in cui credi traballa, le delusioni quando si ripetono ti destabilizzano. Ma sapevo che il risultato doveva arrivare prima o poi ed eccolo nella gara emblema della stagione».

D’altronde Alex il podio nelle gambe lo ha sempre avuto (oltre ad averlo già conquistato), ma sovente ha gettato al vento troppe occasioni. Oggi sul ghiaccio vivo della Eclipse di Courchevel è riuscito nell’impresa di mettere insieme due manche efficaci. Ed è riuscito anche a fare tattica Alex, attaccando in alcuni tratti e gestendo l’ azione senza prendere rischi eccessivi in altri, senza strafare insomma. «Non ho sciato al mio limite, ho preso il ritmo e gestito i passaggi più difficili. In entrambe le sessioni sono stato meno incisivo nel finale? Sicuro, ma l’importante oggi è celebrare finalmente questa medaglia mondiale, conta poco il resto». Liberazione perchè non solo questo bronzo scaccia lo spauracchio dell’etichetta del campione incompiuto, ma anche perchè allontana definitivamente le critiche. Del resto i campioni sono presi a bersaglio, messi in discussione, vivono nella pressione. Alex ha avuto la forza di reagire alle critiche nel giorno che contava per davvero. «Un bronzo che motiva, rilancia, mi fa guardare avanti con maggiore serenità. Sono felicissimo». Interviene il suo allenatore, Simone Del Dio: «Alex è un campione e come tale ci fa sognare e allo stesso tempo tribolare. Rischia tanto, ora lavoriamo tutti insieme per renderlo più regolare».

C’è ancora molto lavoro da fare infatti. Il ragazzo ha margine, tanto, lui lo sa, sono consapevoli i tecnici che lo seguono. Una sciata originale la sua, unica, un tratto distintivo. A volte instabile, non in equilibrio, poco centrale. Ma veloce, efficace. Alex è uno che spesso sa fare velocità, sa far correre lo sci limitando al minimo gli attriti. Poi se lo fa a modo suo non importa. Anzi. Sembra venuto da un altro pianeta. Non quello della curva sempre pulita, delle linee millimetriche, della gestualità e gestione del corpo da manuale dello sci. Uno stile tutto suo. Da affinare, da strutturare ancora. Alla ricerca di maggiore solidità, ma con la consapevolezza di avere quel margine per riuscire ad essere più continuo e quindi vincente. Godersi la medaglia della liberazione allora Alex, farne frutto per un futuro da fuoriclasse. Non sappiamo dove arriverà Alex Vinatzer. Quello che sappiamo, ed è la cosa più importante, è che questo ragazzo ha fatto vedere ancora poco del suo enorme potenziale. 

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