C’è chi è convinto che sia riservata ai professionisti, chi invece lo considera all’opposto, solo per i club. La verità sta in mezzo: la macchina affilalame Trione è adatta a tutti gli usi, anche perché può essere utilizzata in svariati modi. È l’utente a fare la differenza e a personalizzare la lavorazione in base alle mole, alla velocità di rotazione delle stesse, all’esperienza e alla manualità. Nella valigetta che porta l’etichetta del brand valdostano – conosciuto ormai in tutto il mondo – c’è una macchina piccola, compatta e altamente professionale. Ideale per qualsiasi esigenza e per la preparazione degli sci da gigante, slalom, superG e discesa. Oggi non c’è più distinzione, la scelta delle mole è ampia e per ogni disciplina si può avere il filo perfetto per ogni occasione e tipo di neve. Ed è proprio questo l’importante, ormai serve avere grip e tenuta costanti, ma soprattutto avere una lamina precisa e tirata alla perfezione.
C’è ancora chi preferisce lavorare a mano, tanti professionisti si affidano ogni giorno a Trione. Chi e quanti sono gli atleti che la utilizzano in Coppa del Mondo? Non si possono svelare tutti, nei cassoni degli skiman a volte ci sono più modelli. E non tutti vogliono uscire allo scoperto. 

Andrea Noris, professionista di Courmayeur, la usa da anni sugli sci prima dei giovani atleti del Courmayeur e poi sui Völkl di Stefano Gross e Giuliano Razzoli, i due grandi slalomisti azzurri. Andando in Svizzera c’è Fabio Viérin che si affida a Trione per affilare le lamine dei Salomon di Luca Aerni e poi ancora Patrick Luzzo, che ha appena chiuso la sua prima stagione con gli elvetici. Dall’altra parte del mondo c’è Takeshi Kaneda con gli slalomisti giapponesi. Ha sciato e vinto, con lamine by Trione dei suoi Rossignol, anche la slovacca Petra Vlhova, cresciuta molto in questa stagione e seguita dal tecnico Livio Magoni e dallo skiman Gigi Parravicini.

Trione negli anni ha fatto molti passi avanti, diventando sempre più affidabile e preciso, grazie anche ai continui feedback che arrivano dall’alto livello. Il corpo macchina è più bilanciato e stabile per poter lavorare in modo semplice anche spatola e coda. I cavi e i giunti sono migliorati e rifiniti ancora meglio. Alcuni particolari sono ora realizzati mediante stampa 3d. Una grande evoluzione nelle mole. Ora la CBN8, già apprezzata a ogni livello, è stata rivista per regalare una maggiore elasticità durante la lavorazione. Una lamina più morbida e meno aggressiva, grazie all’anello di gomma che viene fissato dalla pressione dei due pezzi di alluminio.

La usano già in Coppa del Mondo, l’ha appena richiesta Stefano Barattero, uno dei tantissimi tecnici italiani che lavora con gli sci club e prepara sci a ogni ora del giorno. O meglio, di pomeriggio e di sera, dopo lunghe giornate sulla neve. Lui, piemontese di Mondovì, da due stagioni allena l’Eur e nella sua valigia ha sempre il Trione. «Perché – dice – è comodo e pratico per fare tanti sci, inoltre l’angolo esce sempre perfetto». Una macchina semplice da utilizzare che può essere messa anche nelle mani di chi si avvicina per la prima volta a questo mestiere. «Gli altri allenatori del club l’hanno presa, comprendendo la necessità: sono contenti – aggiunge – Noi la usiamo anche sugli sci dei bambini, nei Baby non è fondamentale, ma alla fine una volta che ce l’hai a disposizione, la usi su qualsiasi sci». Proprio così perché Trione va bene per tutti i livelli e le tipologie di sci. Da una parte gli skiman cercano la perfezione e la lavorazione del dettaglio per spiccare il volo, dall’altra gli allenatori passano centinaia e centinaia di sci dei giovani, velocizzando i tempi di lavorazione e garantendo lamine preparare sempre in modo preciso. Trione è completa, versatile e pratica. Chi ha iniziato a usarla, non ha più smesso.

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