Recinzioni e cancelli ovunque: spostamenti ammessi solo sui mezzi

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Le strutture alberghiere formano dei piccoli e simpatici villaggi qua e là. Strutture anche piacevoli all’esterno, non proprio solo casermoni. All’interno sorge qualche negozietto, alcuni ristoranti, un supermercato ovviamente dedicati agli accreditati. Perché da lì non esci se non a bordo dei mezzi di trasporto. Ci sono recinzioni tutto attorno, cancelli presidiati h24 all’ingresso: a piedi non ci si muove, se non nei corridoi che sono stati ben delineati e che di fatto sono solo quelli che dalla fermata del bus o del treno ti portano all’interno della venue o delle altre strutture. Non importa se devi prendere il cambio navetta a mezzo chilometro (e vorresti fare una passeggiata, magari dopo il viaggio); sali sulla navetta di collegamento che ti porterà alla prossima stazione. Questa è l’unica strada percorribili. 

Il closed loop a Pechino è così, è impossibile raggiungere i tre cluster in altri modi, se non a bordo di taxi o noleggi con conducente. I controlli iniziano molti chilometri prima, con veri e propri posti di blocco. I pullman che partono dall’aeroporto sono addirittura scortarti dalla polizia fino al cancello di ingresso che immette nel cluster. Da lì poi si sviluppa tutta la rete di trasporti interni. 

Al confine con gli alberghi e le strutture ci sono una sfilza di cartelli molto chiari: «Per favore rimani all’interno della zona». E così tutti in fila la mattina, la sera, a ogni ora del giorno per salire sui mezzi dove il distanziamento è stato previsto solo sui sedili (con apposita segnaletica), ma di fatto è impossibile da mantenere. Bisogna abituarsi al closed loop e a vivere con ritmi diversi, fatti di attese e di lunghi spostamenti.

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