Marsaglia: «La Streif pista unica. E io posso ancora dare tanto»

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Quinta giornata instagram con Race Ski Magazine. E’ stata la volta di Luca De Aliprandini e quindi di Matteo Marsaglia. Marsaglia ci risponde da Cesana Torinese dove sta trascorrendo questo periodo con la famiglia. Solitamente in primavera e estate Matteo vive fra Asti e Torino, ma questa clausura forzata lo ha spinto a rimanere in Val Susa.

Matteo Marsaglia

ECCO MATTE – Marsaglia ci racconta la sua lunga carriera, le fasi più importanti. Si sofferma spesso sulla Streif di Kitzbuehel: «E’ la pista più difficile, la settimana dell’ Hahnenkamm-Rennen è quella più celebre per il mondo dello sci, ti senti un personaggio davvero famoso per qualche giorno tanto è il pubblico e l’entusiasmo intorno a questo evento organizzato sempre alla perfezione. Ho fatto buone gare a Kitz, undicesimo quest’anno e davanti fino a metà. La Streif è davvero unica». E poi quella magica stagione 2013: «La vittoria sulla Birds of Prey di Beaver Creek in superG, poi ancora quell’anno il podio in Gardena sempre in superG. Che stagione indimenticabile». Quindi mille infortuni, sempre a rincorrere, l’ultimo a novembre quest’anno in Colorado in allenamento a Copper Mountain e un altro recupero al limite. «Certo, la mia carriera agonistica è stata costellata da diversi infortuni e spesso la mia ascesa è stata frenata, ma voglio guardare avanti con fiducia. Ora sto bene, mi sento ancora in grado di poter dimostrare il mio valore, voglio lasciare il segno. Ho anche cambiato sci e sono passato a Fischer, sono migliorato anche sui tratti più piani dove solitamente facevo fatica. Non mi fermo insomma, posso ancora dare tanto». Praticamente una quindicina di anni in nazionale, tanti allenatori: «Claudio Ravetto, Max Carca, Gianluca Rulfi, Lorenzo Galli, Alberto Ghidoni fra i tecnici responsabili che ho avuto in questa mezza vita che ho trascorso fra comitato, nazionale giovanile e team azzurro della velocità. E poi non voglio dimenticare Oriano Rigamonti, il dt dello Sci Club San Sicario con cui mi alleno ancora quando sono a casa o in estate». L’ultima domanda sulla sua romanità, dal momento che è nato e vissuto nella Capitale: «La città numero, peccato che non riesco a trascorrere a Roma tutto il tempo che voglio. Ma mi rifarò sicuramente…». 

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