In una recente trasferta sulle piste del Passo del Tonale, Race ha parlato con Ivan Delbono, direttore tecnico dello Sci Club Pontedilegno. Delbono gestisce un noleggio non distante dagli impianti di Ponte di Legno e da anni ha il polso della situazione per quanto riguarda lo sci alpino giovanile. Con lui abbiamo parlato di tanti temi: dagli allenamenti in età adolescenziale al gran numero di gare che i bambini fanno al giorno d’oggi fin dai primissimi anni sulla neve.
«Con le categorie Pulcini e Children – dice Debono – lo Sci Club Pontedilegno vuole lavorare molto sul campo libero. È lì che si sviluppano le percezioni, le simmetrie, gli equilibri, le capacità di interpretare tutti i piani inclinati, la possibilità di lavorare sul gesto motorio. Tutte cose che tra i pali, sia in gigante che in slalom, sono più difficili da sviluppare».
Una volta che i giovani hanno appreso tanti gesti diversi, poi, possono cominciare a fare pali. «Altrimenti è come dire a qualcuno che fatica a correre bene di fare la gara ad ostacoli: se non ci sono le basi non si riesce. E questo è un tema che riguarda tutto il nostro mondo: ci si focalizza tanto sulla gara per avere il campioncino nei Pulcini, quando secondo me sarebbe preferibile formare i ragazzi e avere il campione italiano tra gli Aspiranti o i Giovani» afferma Delbono.

L’alto numero di gare non è una casualità. «C’è una ricerca, da parte dei club, di dare una giustificazione all’allenamento: che è la vittoria. E ci sta, lo capisco, però nelle categorie inferiori la cosa più importante è lo sviluppo tecnico. A mio parere dovrebbe essere un organo che sta sopra gli club a dire “Niente gare in certe categorie”. Perché le gare piacciono a tutti, eppure il sistema ci porta su una strada che non è quella idonea a sviluppare atleti dal punto di vista tecnico».
Secondo Delbono, tanti giovani atleti – anche a 14 o 15 anni smettono di sciare perché sfibrati, sfiniti da un sistema che li “sballotta” tanto in giro, per sciare poco: «Per gare delle categorie Pulcini o Children li facciamo svegliare alle 5 della mattina, ore di pulmino, arrivano sul posto, ricognizione, due giri di prova, la gara, attesa che finisca tutto, altre tre ore di pulmino la sera. Sostanzialmente questi bambini sono stati in giro 10 ore e hanno sciato forse 10 minuti. Quando arrivano a 15 anni è normale che siano stressati».
Continua il direttore tecnico del Pontedilegno: «Il bambino non si diverte più perché lo sci diventa non più un gioco, bensì un impegno. E questo è il più grosso problema che abbiamo». Se il sistema impone questa situazioni, poi, i genitori iniziano a pretenderlo: gli sci club, quindi, controvoglia devono organizzare «trasferte nei capannoni, dove la neve è molto compatta. Le sollecitazioni alle ginocchia e alla schiena sono molto importanti: dopo questi ragazzi arrivano a 18 anni con la schiena a pezzi e le ginocchia dolenti. Questo è tutto perché sono stati fatti lavori prematuri. E ce li impone il sistema, appunto».

Delbono ipotizza anche un possibile rimedio a tutto ciò, pur consapevole delle limitazioni del caso: «Se dall’alto dovessero dire stop, tutto questo rallenta. Ma capisco che sia anche un discorso economico: è più facile dirle queste cose, che non metterle in pratica. Secondo me un allenatore qualsiasi, di buon senso, ti dice queste stesse cose. A volte sono i genitori stessi a chiederci perché non andiamo negli ski dome, perché non facciamo di più. Ci sono tantissime gare, invece dovremmo curare molto di più atletica e agilità».
Piuttosto che fare così tante gare, il cui calendario spesso e volentieri rende molto lungo, complesso e oneroso l’inverno dei ragazzi, «darei ai bambini la possibilità di apprendere divertendosi e in un modo prolungato. Finché hanno 13/14 anni, sono ancora in una fase di apprendimento, sia fisica che mentale. Dopo possiamo iniziare a buttarli nella gabbia dei leoni, dove avranno però un grande bagaglio tecnico acquisito tra campo libero, gobbe, neve fresca, sciare all’indietro, i salti, eccetera».
Da tutti questi principi muove il lavoro quotidiano di Delbono e dello Sci Club Pontedilegno. Guardare al domani e non alla garetta del quartiere di settimana prossima è vitale per costruire atleti migliori a lungo termine: «In collaborazione con gli allenatori definiamo metodi e periodi di allenamento. Parliamo molto anche di cosa è preferibile fare, e cosa no, per sviluppare le abilità motorie dei ragazzi. Insieme vediamo di trovare la soluzione migliore per i ragazzi».




