Gli azzurri affilano le lamine: il sogno olimpico si avvicina

Gli atleti in grado di andare a medaglia non ci mancano, molti sono veterani ma ancora veloci. Solo alcuni giovani hanno fatto il grande salto. A distanza di quattro anni abbiamo ripreso un nostro vecchio servizio di commento a Sochi 2014 per capire chi effettivamente è cresciuto. Chi erano i dodici azzurri per la Corea? Un viaggio tra passato e presente, guardando al futuro

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Da Sochi a Pyeongchang, in mezzo oltre settemila chilometri di distanza e una preparazione che è durata un quadriennio. Il sogno a cinque cerchi si ripresenta, sono ormai passati quattro anni: ormai ci si tuffa alla prossima rassegna coreana. Missione 2018, proprio come la copertina di Race dell’aprile 2014, un mese e qualche giorno dopo la conclusione delle Olimpiadi russe che regalarono allo sci alpino italiano un argento e un bronzo firmati Christof Innerhofer. E ai prossimi Giochi ripartiamo proprio dall’altoatesino, uomo che nei grandi eventi riesce sempre a dare la zampata vincente. Non sarà il solo, perché la squadra italiana si presenterà con tanti altri nomi da podio, volti noti ed emergenti, molti dei quali erano già stati indicati quattro anni fa, in quel servizio titolato Dodici azzurri per la Corea. Roberto Nani, Giordano Ronci, Federica Brignone, Giovanni Borsotti, Luca De Aliprandini, Dominik Paris, Henri Battilani, Alex Zingerle, Laura Pirovano, Roberta Melesi, Marta Bassino e Francesca Marsaglia: un elenco stilato all’epoca in prospettiva della prossima rassegna a cinque cerchi. Gli atleti ci sono, alle prossime Olimpiadi dobbiamo essere protagonisti. Partiamo da questo strillo in copertina perché mai come oggi è azzeccato. Dobbiamo essere protagonisti. Scindiamo le parole, da una parte il dovere come riscatto post Mondiali di Sankt Moritz (in una stagione comunque da record e straordinaria), protagonisti dall’altra perché gli azzurri hanno tutte le carte in regola per fare saltare il banco. Dall’Inner unico medagliato a Sochi per lo sci alpino, passiamo a tre atleti indicati tra i dodici, che possono ambire a un grande risultato.

Rimanendo nella velocità maschile c’è un certo Dominik Paris, amante del rock e dell’adrenalina pura, sedici podi in Coppa del Mondo (cinque successi) dal 2015 al 2017. In Russia era giovane e già promettente, oggi è tra i discesisti più forti al mondo. Un percorso di crescita rapido e costante, come due nuove stelle del gigante mondiale:
Federica Brignone e Marta Bassino che fra poco meno di due mesi potranno fare terra bruciata. Se per la cuneese le grandi aspettative sono riposte sul gigante, per la valdostana si aprono anche le porte della velocità. Ora, però, sarà fondamentale tornare ad allenarsi con continuità.
Francesca Marsaglia in quattro anni è cresciuta, ma non abbastanza per essere con le primissime, inoltre è ferma ai box e non è ancora tornata sugli sci. Laura Pirovano continua a essere una scommessa: a Soelden per la prima volta è andata a punti, peccato per la caduta a Copper Mountain. La trentina ha però grinta e talento per seguire i passi delle altre gigantiste azzurre, la Corea sarà ancora troppo presto, ma in futuro…
Luca De Aliprandini, Giovanni Borsotti e Roberto Nani, ora tocca anche a loro perché i Davide Simoncelli e i Max Blardone non ci sono più.
Questo settore nell’ultimo inverno ha faticato e non poco; troppo per la grande tradizione che l’Italia può vantare. Borsotti rientra dall’ennesimo infortunio, Nani deve ritrovare smalto e convinzione personale, De Aliprandini fare un ulteriore step. Di certezze ne hanno poche, ma se arriva la giornata perfetta nulla è deciso. In questa disciplina, Marcel Hirscher (quando tornerà al 100%) e Alexis Pinturault saranno difficili da cacciare dal podio, ma è giusto e lecito che gli azzurri ci provino. Quei nomi nuovi pronti a sostituire i veterani non sono ancora arrivati. E così le speranze azzurre saranno sulle spalle di Florian Eisath, rinato lo scorso anno in Alta Badia e su quelle del capitano di questa squadra, Manfred Moelgg, eterno e insaziabile atleta che giocherà la carta del gigante e dello slalom. Tra le porte strette Stefano Gross, classe 1986, ha ancora un conto in sospeso: quei cinque centesimi che a Sochi hanno regalato il bronzo a Kristoffersen e spinto il fassano alla medaglia di legno.


CHI CI SIAMO DIMENTICATI? – Non facciamo più un passo indietro ai dodici azzurri per la Corea, ma guardiamo con ottimismo al presente perché se prima abbiamo parlato di Innerhofer, Paris, Brignone e Bassino, abbiamo volutamente tralasciato atleti che hanno la strada ben tracciata. Il trio della velocità maschile sarà completato da Peter Fill, che si presenta con un biglietto da visita prestigioso: vincitore delle ultime due coppe di discesa e tanti altri successi all’attivo. E poi c’è la donna dei record, Sofia Goggia, la bergamasca che è esplosa da poco e che ha conquistato tredici podi in una stagione. In tanti hanno sempre parlato di un talento costellato da infortuni, oggi la storia è cambiata. Di molto. Ha battuto il primato di Deborah Compagnoni, ha qualità da giocare in tre discipline e le uniche gare che ha vinto sono lì, a Jeongseon. Profumo a cinque cerchi? A Sochi Sofia non fu della partita, ma a Pyeongchang sarà un’altra freccia nell’arco. Se il buongiorno si vede dal mattino, Manuela Moelgg non è più una sorpresa, ma una certezza. In questa prima parte di stagione lo ha dimostrato: due podi in due giganti, uno slalom a Killington più che buono, fino alla sua brutta caduta. È tornata, capitano trainante e trainata dal trio delle meraviglie: Sofia Goggia, Federica Brignone e Marta Bassino.
Non vogliamo dimenticare anche Nadia Fanchini, al rientro dall’ennesimo infortunio, ma atleta di grande esperienza, aspettiamo anche la bresciana.

MANCANO ALL’APPELLO – Atleti già affermati, talenti fioriti, altri che invece non hanno ancora fatto quel passo importante in Coppa del Mondo e in chiave olimpica. Tra i papabili olimpionici c’erano tre sciatori che oggi non riescono ancora a trovare la giusta via nel massimo circuito mondiale e che quindi hanno come punto di riferimento la Coppa Europa. Due di questi sono Giordano Ronci e Alex Zingerle che prediligono lo slalom e il gigante e che faticano a trovare spazio. Il primo ha corso nell’ultima stagione cinque slalom di Coppa e non si è mai qualificato, stesso discorso per il badiota, con tre partecipazioni in gigante. Analoga situazione anche per il numero sette del nostro viaggio datato aprile 2014: Henri Battilani, velocista che ha la scorrevolezza nel sangue e che in Coppa fatica ancora a esprimersi. Tre partecipazioni lo scorso anno, primi punti nel 2016 e qualche stop qua e là che hanno compromesso anche le graduatorie del circuito continentale. E al femminile? Oltre alle atlete già citate e da tempo in Coppa del Mondo, manca all’appello Roberta Melesi, lecchese che prima dell’esordio stagionale ha centrato due top 10: a Saalbach nel 2017 e al Monte Pora nel 2014. Anche lei era in quell’elenco di atleti pronti a staccare il biglietto per la Corea.

L’Italia dunque afilla le lamine con una piccola parte di giovani e con tanti veterani, ma solo sulla carta d’identità perché confermano ancora una volta di essere i più competitivi. Gli azzurri partiranno per la prossima rassegna olimpica con nomi pesanti e con grandi possibilità di fare il colpaccio. Il peso sarà ancora una volta sugli esperti che già conosciamo e su qualche emergente. Ecco, a tal proposito, forse, ci si aspettava un salto in avanti più rapido di alcuni giovani. Che in quattro anni non è arrivato.

Articolo tratto da Race ski magazine 147 di dicembre 2017. Se vuoi acquistare la copia o abbonarti visita il nostro sito.

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Andrea
REDATTORE - Dopo un trascorso da maestro di sci e allenatore, si è tuffato nel mondo del giornalismo e della comunicazione. Ha unito la passione per lo sci e lo sport in generale al lavoro. Da quattro anni collabora con la nostra rivista, occupandosi dapprima del mondo giovanile e, in ultimo, anche gare di Coppa Europa e Coppa del Mondo. In estate si dedica al ciclismo, alla mountain bike e al trail.