Deville e quegli otto centesimi di troppo

Nel giorno in cui Stefano Gross festeggia l’undicesimo podio in carriera, a Kranjska Gora si è rivisto Cristian Deville, ad un anno esatto dall’ultima apparizione in Coppa del Mondo, sulla stessa pista. Una convocazione dal sapore amaro, all’ultima gara stagionale, su una pista martoriata dal caldo e dalla pioggia, con un pettorale non impossibile in condizioni normali, ma quasi proibitivo nelle condizioni odierne. Cristian ci ha provato come sempre ed è andato molto vicino alla qualifica. Gli sono mancati 8 centesimi di secondo, tolti i quali staremo forse a raccontare un grande risultato, vista la ghiotta opportunità di rimonta per i primi numeri. Niente da fare purtroppo e suscita tristezza vedere un campione di questo calibro, reduce da una stagione gestita in perfetto stile fai da te, con l’unico supporto delle Fiamme Gialle, giocarsi un’unica chance a fine stagione, in condizioni al limite per una gara di Coppa del Mondo.

IL 2012 GLORIOSO – Cristian non ha mai mollato ed avrebbe avuto parecchi motivi per farlo, viste le numerose delusioni, piovute a catena dopo la strepitosa stagione 2011/2012, quando vinceva Kitzbuehel e saliva sul podio di Coppa altre tre volte. Nel pieno della maturità tecnica ha vissuto delle annate a dir poco difficili, precipitando nel ranking mondiale dal quarto posto che occupava a fine stagione 2012.

LEVI 2014 – A Levi, nel novembre 2014, si è trovato a partire con il pettorale 70 e con un’impresa che ancora molti ricordano, ha chiuso tredicesimo. Sembrava l’inizio della risalita, ma purtroppo non è riuscito a dare continuità al rendimento. Ha lottato come un leone per altre due stagioni e la scorsa primavera si è ritrovato per la prima volta in carriera fuori squadra. Nonostante sia sempre stato severo, fin troppo, con sé stesso, non ha mai perso la consapevolezza di poter tornare ad andar forte, la memoria di saper vincere. Per questo ha accettato una nuova sfida con sé stesso, ancor più dura delle precedenti.

ESTATE 2016 – L’estate 2016 l’ha trascorsa in buona parte allo Stelvio, senza confronti importanti, in mezzo a sci club, comitati e assieme ai pochi compagni del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle. Ha curato la preparazione atletica da solo e si è presentato a novembre in Val Senales per un allenamento test con gli ex compagni di Coppa del Mondo. Le prime sciate sul barrato e subito ottimi tempi. Tutto lasciava pensare o sperare ad un paio di occasioni nella massima serie ad inizio stagione. Non è stato così purtroppo. A quel punto, difficile per chiunque trovare motivazioni a continuare. Cristian ha ingoiato il rospo ed ha girato a sue spese per alcune gare di Coppa Europa. E poi le FIS, in mezzo ai ragazzini che sognano di arrivare un giorno dove ha brillato lui. Uno scenario demotivante, ma allo stesso tempo incredibile, poiché ha coinciso con una ritrovata sicurezza sugli sci, divertendosi anche in gigante, mettendo a punto i materiali e confermando 8 punti FIS in slalom. Ciò accade all’età di 36 anni, a conferma che la carta d’identità conta ben poco quando si sta bene, cosa ampiamente dimostrata da altri atleti ancor oggi ai vertici mondiali. Ecco allora una convocazione in extremis a Kranjska Gora. Ed ecco la beffa finale. Quegli otto centesimi di troppo che avrebbero forse riaperto i giochi, regalando tra l’altro un posto in più all’Italia in slalom. Un episodio che sa di sentenza e che fa capire quanto nello sport, come nella vita, le piccole cose possono cambiare il percorso di una persona. Come a Patrick Thaler, che nel giro di un paio d’ore è passato dall’idea del ritiro, alla qualifica per il rotto della cuffia, per poi fare una manche stupenda che gli ha garantito la partecipazione alle finali di Aspen e, speriamo tutti, un altro anno da protagonista. A Devil non è andata così. Vogliamo parlare di sfortuna? Sembra che non si possa mai farlo. Vabbè, limitiamoci a dire otto centesimi di troppo.

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