LIVE – Il podio bestiale di Gross, la liberazione di Thaler, le dritte di Carca (foto e video)

KRANJSKA GORA - Cronaca di una giornata sul Podkoren. Nel video Gross e Thaler

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Stefano Gross al cancelletto con Andrea Noris, Max Carca, Luca Caselli e Matteo Guelfi ©Gabriele Pezzaglia

Quella maledetta pioggerellina che ha squamato il Podkoren continua a cadere anche quando sul Pokal Vitranc è calato il sipario e sono rimasti solo gli addetti ai lavori a smontare transenne e palchi. In poche ore la pioggia ha cambiato le sembianze della foresta slovena. E anche la pista di Kranjska Gora ha sofferto, nonostante i due bancali di sale utilizzati sul pendio da un efficiente comitato organizzatore. Un Podkoren segnato, tramutato, quasi devastato, un po’ come le caviglie stremate dei poveri slalomisti che hanno cercato di fare velocità, spesso invano, su questa neve appiccicata e collosa.

Il Podkoren ©Gabriele Pezzaglia
Il Podkoren ©Gabriele Pezzaglia

Stefano Gross non è riuscito a mantenere la leadership anche nella seconda manche. Peccato davvero. Quella spinta, quell’accellerazione, quella capacità di far tagliare lo sci, si tramuta in un’azione frenata, rotonda, piantata. Max Carca, abile e riconosciuto motivatore, conoscendo limite e paure del fassano, cercava di rassicurarlo in partenza sulla tenuta del manto nevoso. Sabo lo guardava. E quel muso così affilato del campione di Pozza sembrava ancora più angolare per una smorfia che traduceva un timore divenuto poi tremenda realtà. Se Matt galleggiava, accarezzava, sfiorava il Podkoren, Gross soffriva le vasche, i segni, i buchi, una neve marcia, morta, non reattiva. Se «andare a cercare il carving, il taglio» era la parola d’ordine della prima manche, nella seconda sessione Carca il condottiero insisteva affermando: «Appoggio e spingo. Stare nella traccia, cercare il piede esterno e così lo sci viaggia». Gross ascolta in religioso silenzio il direttore tecnico, ma dentro teme quella neve che risponde sempre meno al passaggio di ogni concorrente.

 

Gross nel team hospitality ©Gabriele Pezzaglia
Gross nel team hospitality ©Gabriele Pezzaglia

Stefano concentratissimo nel team hospitality, che arriva con Manfred Moelgg in partenza. Che è più silenzioso del solito, più teso, più consapevole che la seconda frazione sarà un’altra gara, una nuova battaglia.

Gross nella start area ©Gabrielle Pezzaglia
Gross nella start area ©Gabrielle Pezzaglia

Stefano che si allontana, non parla, solo Carca inizialmente si avvicina ricorandogli insidie e trabocchetti del pendio. Arriva Andrea Noris, il nuovo e valido skiman succeduto a Giuseppe Bianchini. Uno sci, poi l’altro, Stefano si prepara, scortato anche dal dottore Matteo Guelfi e dal fedele osteopata Luca Caselli.

IMG_2611E Stefano che si tuffa nella pista slovena, che prova ad attaccare, che tribola, che cerca di tenere botta, che taglia il traguardo: secondo, sul podio, ma non sul gradino più alto nonostante il vantaggio pazzesco della prima manche.

Gross in azione ©Agence Zoom
Gross in azione sul Podkoren ©Agence Zoom

ETERNO THALER: RIMONTA E DECIDE DI GAREGGIARE UN ALTRO ANNOMa la piovosa giornata slovena non ha salutato solo il secondo posto di Gross, ma anche una prestazione sfavillante dell’eterno Patrick Thaler. Il Nonno di Sarntal, dopo il ventottesimo posto della prima manche, risale al sesto posto.

Dalla polvere all’altare, da una gara compromessa ad un grande risultato e quindi alla qualifica per la finale di Aspen. Thali che recupera, che esulta, che risorge, che si toglie un peso, che urla nel parterre. E che decide che il suo sogno va avanti, per un’altra stagione, che poi è quella olimpica. E il suo sogno è anche il nostro: una favola infinta di uno campione che a 39 anni sa ancora emozionare (e soprattutto sciare bene e forte).

Esulta Patrick Thaler ©Agence Zoom
Esulta Patrick Thaler ©Agence Zoom

Non bisogna mollare e crederci sempre: ecco la lezione di Thaler, a terra dopo la prima manche ed esultante invece a fine gara. E lo sanno i tifosi di Giuliano Razzoli che abbiamo incontrato in una piazzola di un autogrill mentre rientravamo dalla Slovenia che non bisogna mollare. Loro ci sono sempre. A priori tifano, sostengono, supportano. Perchè sanno che Razzo risorgerà.

I tifosi di Razzoli ©Gabriele Pezzaglia
I tifosi di Razzoli ©Gabriele Pezzaglia