Carca a tutto campo: l’amarezza per la discesa, il cambio generazionale, le pendenze di “Odi” e le prospettive future

Max Carca, direttore tecnico del settore maschile, che tanto lavora per far crescere i giovani, ieri ha fatto il punto al termine della prima settimana dei Campionati Mondiali di Courchevel-Méribel. 

Max, un commento sulla discesa?
«Sono molto arrabbiato perché per questa gara ci credevamo. Effettivamente Florian e Dominik erano competitivi e hanno chiuso a due decimi dal podio. Hanno commesso degli errori che non ci stavano, nel senso che Domme ha sbagliato in alto, dove in prova era stato il migliore, Florian purtroppo nell’ultimo tratto ha fatto una sbavatura e perso velocità. Lì si è giocato la medaglia». 

Che avvicinamento avete avuto?
«A dicembre abbiamo faticato, a gennaio invece siamo saliti sul podio di tutte le piste più importanti». 

Cosa racconti di questo gruppo della velocità?
«Sta crescendo, l’anno scorso c’era solo Paris da prime cinque posizioni. Ora abbiamo altri atleti che si stanno affacciando e altri ancora che possono continuare a crescere. Quindi dobbiamo continuare a lavorare, quest’anno abbiamo fatto dei cambiamenti e, analizzando la stagione, si è già visto un cambio di marcia. Bisogna insistere anche perché è difficile stare davanti ad almeno due (Kilde e Odermatt, ndr): obiettivo lavorare per giocarcela con loro». 

Cosa è successo a Mattia Casse?
«Questa pista non l’ha digerita, ma devo anche essere sincero: la caduta di Cortina l’ha patita un po’, ha preso quella grande botta ed è arrivato in Francia con un po’ meno fiducia. Ci sta, quando prendi una “cartella” del genere bisogna essere un po’ pazienti». 

E dietro?
«Giovanni Franzoni aveva fatto un inizio di stagione importante, purtroppo ora è ai box per cinque o sei mesi. E poi abbiamo qualche ragazzo dietro che arriverà e che non ha ancora fatto la Coppa del Mondo. Ci sono stati segnali dai circuiti inferiori, dai Mondiali Juniores, di cose ne sono state fatte negli ultimi due-tre anni, anche a livello giovanile. Certo, in velocità ci vuole un po’ più di tempo». 

Che periodo stiamo attraversando?
«Di transizione, come ho già detto in altre occasioni, non c’è nulla da nascondere». 

Abbiamo ritrovato Dominik Paris?
«Io sono soddisfatto, è tornato a sciare sui suoi livelli, ha fatto l’errore ed è andata così. Ma ha ritrovato fiducia, logicamente la caduta dell’altro giorno, in superG, non ha aiutato. Però nella sciata è ritornato e si diverte».

Psicologicamente?
«Lui semplicemente non aveva buone sensazioni, non era così a suo agio dopo la caduta in Canada. Da Wengen ha fatto sempre dei parziali interessanti, ma deve ancora mettere insieme tutti i pezzi. Per come l’ho visto sciare in prova, pensavo potesse anche giocarsela con Kilde. Però è andata così, è mancato nel pezzo in cui poteva fare la differenza». 

Una nuova sfida per te…
«A giugno ho accettato l’incarico perché ci credo, sono fiducioso e conosco un po’ tutti quelli che arrivano da sotto. Certo, ci vuole un po’ di pazienza, il turnover non si fa in uno o due anni. Abbiamo fatto un grande investimento: lo scorso anno avevamo un gruppo Coppa Europa unico, quest’anno è stato sdoppiato per seguire al meglio i ragazzi, molti dei quali stanno facendo esperienza come apripista in Coppa del Mondo oppure sono già arrivati nei cinque in Coppa Europa: atleti del 2000, 2002, 2003… ci vuole un po’ di tempo. La Federazione ha investito per creare questo ricambio». 

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla seconda settimana dei Mondiali?
«Saremo degli outsider in gigante e in slalom, quindi dovremo giocarcela metro per metro. Poco rispetto, un po’ di sfrontatezza perché nella gara di un giorno vale tutto. In stagione non siamo al livello che abbiamo mostrato in velocità. Vinatzer deve provare a tirare fuori dal cilindro due manche, mi aspetto che faccia bene anche il parallelo: è molto veloce e lo farà per entrare in clima gara. De Aliprandini ha avuto un po’ di difficoltà, ha cambiato troppe cose assieme ed è andato in confusione. Ora è tornato all’assetto di Soelden, quando era veloce». 

Cosa dici di Marco Odermatt?
«Sfrutta la pendenza anziché le curve, è veramente estremo. Tre anni e mezzo fa, a un corso allenatori, facevo vedere i suoi video. Mi hanno risposto che non aveva ancora vinto nulla»

Uno come lui in Italia?
«Quello che si avvicina di più è Filippo Della Vite, fa le curve a Z». 

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