Gianluca Rulfi, direttore tecnico dell’ItalDonne, si trova in Val Senales. Sono gli ultimi allenamenti prima dell’opening di Sölden. C’è una Marta Bassino al rientro, c’è una Laura Pirovano che crede nel gigante, ci sono alcune atlete un po’ acciaccate e le giovani che proveranno a mettere in campo quanto fatto in allenamento. Ma ci sono anche due assenze pesanti, quelle di Federica Brignone e Sofia Goggia, in recupero dai rispettivi stop e problemi fisici. A poche ore dal gigante di apertura e dopo la stagione estiva, ecco la panoramica con il tecnico piemontese.
Siete riusciti a seguire il programma di lavoro estivo che avevate pianificato?
«La programmazione ha funzionato abbastanza bene, anche se abbiamo dovuto prendere alcune decisioni rapidamente. Le condizioni della neve cambiano in fretta e spesso in peggio, almeno ultimamente. Ci siamo trovati in difficoltà con il gruppo della velocità e abbiamo dovuto virare sul Cile. Eravamo ormai a ridosso della trasferta e abbiamo dovuto rivedere i piani, spostandoci e affrontando qualche difficoltà organizzativa in più. Alla fine, però, siamo riusciti a lavorare anche sulla velocità e il bilancio è positivo. Siamo riusciti a portare a casa il lavoro necessario».
Marta Bassino è al rientro, come si presenta?
«Marta sta bene, ma le mancano le gare. È difficile capire fino in fondo come potrà ritrovarsi in una situazione agonistica vera, quindi bisognerà vedere che cosa succederà a Sölden. Non mi aspetto una prova straordinaria, parliamo comunque di un’atleta che ha dimostrato di saper mantenere un livello elevato con grande continuità. Durante la preparazione abbiamo avuto anche riferimenti interessanti con Sara Hector: per un periodo siamo stati dietro, poi verso la fine siamo riusciti a mostrare qualcosa di buono. Stiamo rimettendo insieme i pezzi. Alcuni valori restano più facilmente acquisiti, mentre altri devono essere ricostruiti. Per Marta sarà importante ritrovare soprattutto il ritmo della gara, ma sono fiducioso».

Qual è invece il programma di Laura Pirovano?
«L’obiettivo è provare a riprendere un percorso che Laura non è mai riuscita a completare fino in fondo: quello del gigante. È una disciplina nella quale ha mostrato qualità fin da giovane, ma nella quale non ha ancora avuto modo di esprimersi. Dopo aver inseguito e raggiunto risultati importanti nella velocità, ci sembrava il momento giusto per alzare l’asticella, cambiare in parte la programmazione e introdurre qualche novità nel lavoro. Per un’atleta che sa sciare bene in tutte le condizioni, il gigante può essere un valore aggiunto anche per il superG. A Laura manca ancora quel pizzico di coraggio in più in questa specialità, la capacità di osare al momento giusto. È qualcosa che può arrivare con il tempo e il gigante può aiutarla. Il percorso di Federica Brignone è un riferimento significativo».
Come stanno Lara Della Mea e Asja Zenere?
«Della Mea ha vissuto un’estate complicata per il mal di schiena, un problema che si trascina dalla fine della scorsa stagione e che le ha impedito di allenarsi con continuità. Sono state provate diverse strategie, ma il fastidio è rimasto. È un peccato, perché poteva essere un po’ la stagione della consacrazione, invece dovrà fare affidamento sull’esperienza. Anche Zenere ha dovuto fare i conti con problemi fisici, soprattutto alle ginocchia: ha svolto molto lavoro fisioterapico per ritrovare una condizione stabile. Il cambiamento nel programma di allenamento, con maggiore spazio dedicato alla velocità, le ha fatto bene. La velocità è nelle sue corde, non ha paura e sa buttarsi. Deve ancora imparare a interpretare meglio le piste e a trovare continuità nelle diverse condizioni di neve, ma potrebbe avere margini interessanti. Anche in gigante, nonostante i pochi allenamenti, ha mostrato riscontri cronometrici buoni. Si presenta quindi a Sölden con belle prospettive».
Il futuro
E tra le più giovani?
«Pazzaglia e Trocker hanno mostrato buone cose, ma devono ancora fare esperienza e trovare continuità. Collomb è in ripresa: ha risolto un piccolo problema alla schiena e sta cercando di affrontare il lavoro con una mentalità sempre più professionale. Trocker ha chiuso bene la scorsa stagione, ma nelle condizioni invernali più difficili ha incontrato qualche difficoltà. È un’atleta capace di andare molto forte e di attaccare, ma ancora troppo discontinua: quando le cose non funzionano tende a ripetere gli stessi errori senza riuscire ad adattarsi. Sul piano fisico, però, è cresciuta molto e questo è un segnale positivo».

A Sölden troveremo anche Emilia Mondinelli.
«Si è distinta in allenamento ed è il giusto riconoscimento per il lavoro estivo. Partirà con un numero alto, quindi l’obiettivo sarà soprattutto riuscire a farsi vedere e dimostrare di poter stare a quel livello».
Come si presenta questa Italia?
«Non partiamo certo con le aspettative di vittoria o di podio che potevamo avere in altre occasioni. Mi accontenterei di una buona prova di squadra».
Il team di discesa e superG
Il gruppo della velocità?
«Qui la situazione cambia, alcune ragazze sono comprensibilmente un po’ indietro. Penso per esempio a Thaler e Allemand, il loro percorso richiede più tempo e finora hanno mostrato meno acuti, ma hanno lavorato bene. Adesso bisognerà capire come riusciranno a trasferire quanto fatto in allenamento sulle piste di gara, dove hanno ancora poca esperienza. È un passaggio inevitabile quando si parla di superG e discesa. E poi c’è Runggaldier che arriva da un infortunio che l’ha tenuta lontana dalle competizioni per un periodo molto lungo. Sono ormai due anni che non gareggia, ma in passato aveva fatto vedere qualità importanti».

Elena Curtoni si avvicina invece alla sua ultima stagione. Come ha affrontato la preparazione?
«Ha avuto un’estate complicata, perché si è infortunata a una caviglia facendo atletica e ha perso una parte importante del lavoro tra maggio e giugno. È tornata sugli sci a fine luglio per verificare che tutto funzionasse e capire se fosse pronta a ripartire. La scelta di aggregarsi al gruppo della velocità si è rivelata positiva. Invece di limitarsi alle consuete due settimane di allenamento, Elena ha deciso di prolungare la permanenza e fare una sessione molto più lunga: è rimasta in pista dal 23 agosto fino a ottobre, per oltre un mese. Per un’atleta esperta come lei è stato un impegno importante, che testimonia la voglia di mettersi ancora in gioco».
Qual è invece la situazione del gruppo dello slalom?
«Ci sono atlete che si dividono tra gigante e slalom e altre più specializzate tra le porte strette. Alcune hanno dovuto affrontare problemi fisici: Peterlini continua ad avere difficoltà al ginocchio e deve riuscire a risolvere definitivamente la situazione. Rossetti, che arriva dal crociato, ha seguito il proprio percorso riabilitativo con attenzione. All’inizio ha fatto più fatica, ma ha completato il programma e sta bene fisicamente. È normale che debba ancora ritrovare piena confidenza sugli sci. Valeriani ha seguito il proprio percorso, anche se mi sarebbe piaciuto vederla lavorare un po’ di più in gigante. Ha dedicato più tempo allo slalom rispetto alla scorsa stagione».

Sofia Goggia e Federica Brignone sono ai box. A che punto siamo?
«Sofia sta abbastanza bene, pur con tutte le cautele del caso. Quando si affronta un problema di questo tipo non si può sapere con certezza come reagirà l’organismo nel breve e nel lungo periodo. Per il momento sta gestendo la situazione positivamente: è riuscita a riprendere una buona parte del lavoro atletico e anche sugli sci le risposte non sono mancate. Tra tornare a sciare e ritrovare la prestazione però, c’è ancora margine. Federica è in fase di recupero, la aspettiamo sugli sci nelle prossime settimane e poi si capirà quale tipo di programma potrà essere impostato. Velocità? Tecniche? Trasferta negli Stati Uniti? Lo vedremo con il tempo. Se la gamba risponde come deve, Federica può ritrovare rapidamente le proprie sensazioni».
Passando a un tema più tecnico, la FIS ha introdotto nuove regole sul peso degli sci e sulle altezze degli scarponi. Cosa ne pensi?
«La FIS stia cercando di congelare una situazione già esistente, intervenendo sui parametri che presentavano meno difficoltà di gestione. Il tema va inserito nel progetto sulla sicurezza, che cerca di analizzare scientificamente le variabili che incidono sulla prestazione dello sciatore. La maggior parte delle atlete utilizza già materiali che rientrano in questi parametri, poi chiaro che ci sono alcune sciatrici che prediligono gli sci degli uomini e quindi devono fare i dovuti aggiustamenti».




