Siamo entrati nella settimana dell’opening di Sölden. Le squadre hanno appena lasciato il Rettenbach, torneranno ora in Val Senales per la rifinitura, per poi ripercorrere il Passo del Rombo e tornare in Ötztal. Com’è andata finora per la nazionale italiana maschile? Una preparazione diversificata tra i due gruppi, uno staff in gran parte rinnovato per il gigante e lo slalom, qualche aggiustamento sui materiali e lo sguardo sui giovani. Abbiamo parlato con il direttore tecnico Max Carca, alessandrino che conosce bene un po’ tutti i settori, avendo seguito nel tempo circuiti e categorie differenti.
Partiamo dalla preparazione estiva. Com’è andata e come avete deciso di gestirla?
«Abbiamo scelto una programmazione differente tra velocità e tecniche, perché nel primo gruppo c’è stata grande continuità di lavoro e abbiamo cambiato pochissimo, diverso il discorso per l’altra formazione. Negli ultimi anni siamo riusciti a sfruttare bene la primavera, ma abbiamo progressivamente ridotto lo sci estivo sui ghiacciai, che non offrono più le garanzie di un tempo. Preferiamo concentrare più settimane sulla preparazione atletica, senza interromperle continuamente con gli allenamenti sulla neve. È una scelta che portiamo avanti da quattro o cinque anni, cercando di sciare quando le condizioni sono più favorevoli, in primavera e durante l’inverno australe, con qualche richiamo tecnico sui ghiacciai».
Grandi cambiamenti invece per il gigante e lo slalom.
«Abbiamo rinnovato circa il 75% dello staff, tra allenatori e preparatori atletici. Dovevamo prima costruire il gruppo di lavoro e per questo abbiamo deciso di non sciare in primavera. Abbiamo fatto due periodi sul ghiacciaio dello Stelvio prima di partire per Ushuaia, anticipando il blocco di allenamento. Siamo stati anche fortunati, perché abbiamo trovato buone condizioni. In generale, anche per queste discipline abbiamo scelto di lavorare maggiormente sul fisico durante l’estate e di concentrarci sulla tecnica quando si può sfruttare al meglio la neve».
Come si presenta questo gruppo, profondamente rinnovato?
«Ci siamo dati obiettivi semplici: lavorare con unità di intenti e creare un ambiente coeso. Abbiamo scelto tecnici che arrivano dalla nostra Federazione, si conoscono da tempo anche se magari in passato non hanno lavorato insieme. Condividiamo un obiettivo comune, tutti crediamo nel potenziale dei nostri ragazzi. Io sono il primo a non essere soddisfatto del trend degli ultimi anni, perché ci aspettavamo risultati migliori. Abbiamo fatto delle scelte e riconosco che ci sono stati anche degli errori, ma li abbiamo affrontati insieme. Adesso siamo allineati e uniti».

L’Italia si affida ad Alex Vinatzer
«È nei dieci al mondo in gigante, ha disputato una prima parte di inverno molto buona, poi da metà stagione in avanti ha avuto un po’ di blackout, anche in concomitanza con le Olimpiadi. Resta comunque un atleta di vertice, sta bene in gigante e lo vedo molto consapevole dei propri mezzi. È un po’ la nostra punta di diamante, il riferimento più importante del gruppo. Lo sa anche lui e ha tanta voglia di tornare in gara».
Come sta Luca De Aliprandini?
«Luca e Giovanni (Borsotti, ndr) hanno ancora voglia di togliersi delle soddisfazioni. Questa estate hanno lavorato bene. Purtroppo Luca è caduto in allenamento a Pitztal: valuteremo nel corso della settimana se riuscirà a essere al cancelletto a Sölden. Non è niente di grave, ma è un po’ ammaccato e dobbiamo capire se riuscirà a recuperare in tempo».
Gli altri?
«Filippo Della Vite ha cercato di resettare e di ripartire da zero: dai riscontri degli allenamenti è tornato a essere veloce. Adesso dovrà confermarlo in gara. Tobias Kastlunger e Simon Talacci hanno chiuso al quarto e quinto posto nella classifica di Coppa Europa, arrivando vicinissimi al posto fisso. Stanno sciando bene in gigante».

Quale programma per Giovanni Franzoni?
«L’obiettivo è lavorare nell’arco delle prossime due stagioni per fare bene in gigante, non soltanto partire… Intanto inizieremo con i primi tre giganti, gare che sono anche più semplici da gestire rispetto al programma delle discipline veloci. Con i 500 punti che ha, Giovanni partirà comunque con il pettorale 31. Vogliamo costruire un percorso che gli permetta di esprimersi al meglio anche in questa disciplina».
Capitolo slalom?
«Tommaso Sala ha fatto una bella estate e ha modificato alcune soluzioni del set-up che potrebbero aiutarlo sulle piste di media difficoltà, dove in passato ha incontrato qualche problema in più. Buona estate anche per Saccardi, la sua priorità resta lo slalom di Coppa del Mondo, ma lavoriamo anche per dargli opportunità nei giganti di Coppa Europa. E poi ci sono Edoardo Saracco e Matteo Canins, quest’ultimo in fase di inserimento proprio da questo momento».

Altri azzurri emergenti?
«In gigante abbiamo Seppi e Pizzato, due ragazzi che sono già entrati nei primi dieci in Coppa Europa. Partiranno dal circuito continentale, con la gara di Zinal per il gigante, mentre Pizzato sarà impegnato anche in slalom in Scandinavia. Mi auguro che riescano ad andare forte e a mettere pressione agli altri, guadagnandosi così un posto in Coppa del Mondo. Speriamo finalmente anche in Bendotti, che da anni deve fare i conti con problemi fisici».
Com’è stato impostato il team della velocità?
«Abbiamo inserito stabilmente nel gruppo di Coppa del Mondo alcuni giovani – Abbruzzese, Perathoner e Bernardi – che fino alla scorsa stagione lavoravano in un altro team. Stiamo cercando di accompagnarli nella crescita, dando loro continuità e la possibilità di confrontarsi con gli atleti più esperti. I riscontri in allenamento sono stati interessanti e siamo soddisfatti del lavoro svolto. Anche gli atleti reduci da infortuni, come Molteni e Zazzi, stanno bene. È un gruppo competitivo, che negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti».

Gli altri?
«Bosca ha dovuto affrontare un altro piccolo intervento chirurgico, Domme non ha sciato moltissimo come al solito, durante l’estate, poi abbiamo Casse, Schieder e Alliod, con Innerhofer che ha cambiato materiali ed è ancora motivato: nel complesso abbiamo un bel gruppo, competitivo e determinato. Lo abbiamo già visto nella scorsa stagione: basta guardare i ranking di quattro anni fa e confrontarli con quelli attuali per rendersi conto dei progressi fatti».
Si parla del nuovo peso degli sci. Che cosa ne pensi di questa regola?
«Secondo me è un primo passo. Si parla molto di sicurezza, ma dobbiamo essere consapevoli dello sport che pratichiamo e della sua importante componente meccanica. Il peso è uno degli elementi fondamentali da controllare. Negli ultimi anni, nei gruppi di lavoro tecnici, ho sempre sostenuto questa posizione e possiamo arrivare ad alleggerirli ulteriormente. Il peso sotto ai piedi crea vincolo, ma anche il tuning meriterebbe attenzione, perché oggi vedo preparazioni esasperate, con sci che diventano quasi delle rotaie».
«l peso sotto ai piedi crea vincolo, ma anche il tuning meriterebbe attenzione, perché oggi vedo preparazioni esasperate, con sci che diventano quasi delle rotaie»
E poi anche le condizioni delle piste sono cambiate?
«Le tecnologie di produzione della neve portano spesso a superfici più asciutte e aggressive. Un tuning esasperato può funzionare quando la pista è perfettamente liscia, ma quando iniziano a formarsi segni e avvallamenti lo sci può diventare difficile da gestire. In Coppa del Mondo gli atleti più forti hanno la possibilità di adattare i materiali alle condizioni, persino cambiando soluzione tra una manche e l’altra. Ma in generale vedo troppa esasperazione nella preparazione. Faccio questo mestiere da trent’anni e credo che serva maggiore equilibrio. La nuova regola sul peso può essere un inizio, ma la riflessione deve essere più ampia».

Con il nuovo assetto tecnico, com’è cambiato il tuo lavoro sul campo?
«Durante la preparazione estiva e autunnale sono stato più vicino al gruppo di gigante e slalom, proprio perché abbiamo riorganizzato lo staff. Fino a metà novembre continuerò a seguirlo da vicino, poi tornerò a essere più in pista con la velocità anche per coprire al meglio le gare. La gestione di tutti i gruppi è comunque un lavoro condiviso».
In queste settimane, chi hai visto andare forte?
«Nell’ultimo periodo ho osservato molto Lucas Pinheiro Braathen: ha messo un’altra marcia in più. Ha fatto un altro passo avanti, ma i nomi sono sempre gli stessi, anche se non ho avuto modo di vedere tanto gli svizzeri».




