Saluta anche Giulia Albano: «Uno sport capace di formarmi»

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Un’altra velocista italiana ha deciso di chiudere la carriera e di cambiare vita. Pochi giorni dopo l’addio di Carlotta De Leonardis, saluta anche Giulia Albano. Ventisei anni, residente a Donnas, nelle ultime stagioni ha continuato a lavorare con il Centro Sportivo Carabinieri e con Paolo Merlo e lo sci club Mont Glacier, con un solo obiettivo: andare forte in Coppa Europa e afferrare quell’esordio in Coppa del Mondo accarezzato in più di un’occasione, ma alla fine mai arrivato. 

«Anche per me è arrivato il momento di dare l’addio alle gare – racconta – Innanzitutto voglio ringraziare questo sport meraviglioso, vorrei dire che ti ho incontrato presto, prestissimo e al primo approccio non è stato subito amore. Mi ci è voluto tempo per capire che mi stavo sempre più innamorando di te e che con gli anni oltre che a un gioco e a una passione saresti diventato un lavoro e avresti occupato gran parte della mia vita fino a qui».

Albano è stata in squadra nazionale, nel 2017 ha vinto il titolo italiano nel superG disputato a Bardonecchia, è nelle cento al mondo in discesa (91° punteggio Fis) e appena fuori in superG (125°). Ha totalizzato 108 pettorali in Coppa Europa, la stragrande maggioranza in prove veloci. L’esordio proprio nel 2017 a Passo San Pellegrino, solo due anni dopo ha sfiorato il podio nel superG di Kvitfjell: quinta in superG. 

Giulia Albano
Giulia Albano

In altre due occasioni si è piazzata quarta; la prima nel superG di Crans Montana del 2020, la seconda nella discesa di Pass Thurn solo qualche mese fa, per l’esattezza il 16 gennaio 2026. Momenti di alti e di bassi, di gioie e di delusioni. 

«Lo sci mi ha fatto piangere e non dormire»

«Lo sci mi ha formato completamente come donna e come atleta e mi ha aiutato a cadere e a rialzarmi più forte di prima – aggiunge – Mi ha insegnato che lo sport come nella vita non è sempre facile anzi. Mi ha fatto piangere, non dormire la notte ma questo mi ha fatto comprendere quanto forte posso essere e fino a dove posso spingermi perché i limiti spesso sono solo nella nostra testa». 

E poi ringrazia la famiglia, i Carabinieri, il tecnico Paolo Merlo che l’ha supportata e spesso accompagnata in giro, il preparatore atletico Valerio Vecchi e “Rusca, Mauro Ruschetti di Salomon”. «Ma anche tutte quelle persone incontrate e conosciute in giro, che hanno reso magnifico questo viaggio». 

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