A oltre dieci anni dal debutto in NorAm Cup, Stefanie Fleckenstein ha vinto la classifica di discesa libera del circuito nordamericano, e si è garantita così un posto per la Coppa del Mondo 2026/2027. Non era scontato: la canadese classe 1997 aveva subito un bruttissimo infortunio nel dicembre 2023, cadendo rovinosamente mentre tagliava il traguardo sulla pista Oreiller-Killy, in Val d’Isere. E il lungo percorso per tornare al vertice è stato immortalato nel documentario Rogue Lines.
Era sulla cresta dell’onda, Stefanie Fleckenstein. Tra la fine della stagione 2022-23 e l’inizio della successiva, stava iniziando a racimolare piazzamenti degni di nota in Coppa del Mondo. Poi la rovinosa caduta. «Onestamente pensavo che la mia gamba fosse andata. Non riuscivo più a sentire nulla» ha detto a Ski Racing.
La gamba sinistra ne uscì quasi distrutta. Per diverso tempo si pensò addirittura potesse perdere gran parte delle sue funzionalità. Si è dovuta sottoporre a molte operazioni, come racconta lei stessa. Il giorno stesso della caduta un’operazione per stabilizzare la situazione, il giorno dopo intervento chirurgico d’urgenza per sindrome compartimentale, terza operazione in una settimana per riparare il piatto tibiale fratturato, suturare il menisco e riattaccare il legamento collaterale laterale e mediale.

Alcuni mesi dopo, inoltre, ulteriori operazioni hanno rimosso tessuto cicatriziale e ricostruito legamento crociato anteriore e riparato la cartilagine. In tutto e a varie riprese, le sono stati inseriti nella gamba 5 placche e 30 viti.

Più di 50 giorni in ospedale l’hanno costretta a star lontano dalle gare per oltre due anni. Dopo aver rimesso gli sci ai piedi nel novembre del 2025, per la prima volta a fine dicembre 2025 “Fleck” rimette gli sci lunghi da velocità. Torna a gareggiare il 4 febbraio a Whiteface Mountain, 781 giorni dopo l’ultima volta, in una gara di discesa libera valida per la NorAm Cup. Arriva subito sul podio, in una gara in cui gran parte delle 36 atlete al via hanno 8 o 9 anni meno di lei.
«Sono stati due anni di lavoro davvero duro, e di molti momenti “perché capita tutto questo a me”. Ma questo recupero mi ha cambiata in una maniera di cui sarò per sempre grata. […] La vita è dura ma io sono più dura di lei» ha scritto Fleckenstein.

Nativa di Whistler, cittadina che ha ospitato diverse gare alle Olimpiadi invernali del 2010, Stefanie Fleckenstein nel frattempo si è laureata e ha imparato ad amare anche la bicicletta, sia su strada che off-road. Ma lo sci è rimasto il grande obiettivo della sua carriera agonistica. Alla seconda gara dopo uno stop così lungo, torna alla vittoria. Poche settimane dopo, assicurandosi il primato nella classifica di discesa in NorAm Cup grazie ad ulteriori piazzamenti, si qualifica di diritto per la prossima edizione della Coppa del Mondo.
Viste le tante storie di infortuni paragonabili al suo, e considerate le difficoltà di ogni genere che questi atleti devono attraversare per tornare ad altissimi livelli, empatizzare e tifare per Fleckenstein è un moto d’animo piuttosto spontaneo.
Anche al termine del processo di guarigione, i ricordi dei periodi più difficili rimangono vividi nella sua mente. «Ancora oggi non scendo le scale senza pensare a ogni singolo passo» dice a Ski Racing. «Ho ancora grandi obiettivi – conclude Fleckenstein –. Non lo faccio solo per partecipare. Voglio competere. Ma allo stesso tempo, tutto ciò che viene di più mi sembra un bonus».




