L’aspetto mentale post infortuni

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«È difficilissimo chiedere al corpo di dimenticare la paura. Serve fiducia». Sono alcune parole che Federica Brignone ha pronunciato durante la conferenza stampa di lunedì, quando ha annunciato il suo ritorno alle gare. 

Già, quando si parla di infortuni di una certa gravità e complessità, ci sono moltissimi altri fattori che intervengono. Non è solo una questione dettata dalla tipologia di intervento, dalla riuscita dello stesso e ancora da eventuali complicazioni o dal percorso riabilitativo. C’è anche l’aspetto mentale da prendere seriamente in considerazione. 

Se torno, come torno? Una domanda che nessuno conosce. Dubbi che solo la pista può chiarire. Ognuno reagisce in maniera differente e lo si vede spesso. Nel caso di Federica Brignone c’era un’altra grandissima incognita, avendo affrontato il primo vero grave infortunio (e stop) della carriera. 

Una situazione tutta nuova, da scoprire e gestire, piena di interrogativi. In questi mesi ha parlato qualche volta con Giuseppe Vercelli, fatto ipnosi, «ma il grosso del lavoro l’ho portato avanti da sola, come negli ultimi anni: la meditazione mi ha dato una grande mano». 

Brignone ha tirato fuori dal cassetto tutto quello che si è costruita stagione dopo stagione. Sia l’importante bagaglio tecnico, abbinato alla preparazione fisica, sia mentale. «La cosa peggiore è stata non sapere se sarei tornata a una vita normale – ha aggiunto – Nel nostro sport non puoi mai dire nulla fino a quando non rimetti i bastoni fuori dal cancelletto di partenza». 

E poi un passaggio fondamentale: «Se questo infortunio fosse arrivato dieci anni fa, forse avrei smesso». Invece, come ha sottolineato lei, i suoi punti di forza sono tre: «La tecnica, la presenza, il controllo: so sempre dove sono e cosa sto facendo sugli sci. Questo mi dà sicurezza».

Un ritorno lampo, inaspettato, con un livello altrettanto sorprendente. Da vera fuoriclasse. Si è trovata ad affrontare una situazione totalmente nuova ed era difficile immaginare la sua reazione. Torna davanti oppure farà fatica? 

Sofia Goggia ©Agence Zoom
Sofia Goggia ©Agence Zoom

Una situazione per esempio molto diversa rispetto a Sofia Goggia, che tante volte in carriera è caduta e si è dovuta rialzare. A volte con i giusti tempi, a volte con i giorni contati per centrare l’obiettivo. Quella brutta caduta a Cortina, pochi giorni prima della partenza per le Olimpiadi di Pechino 2022, sembrava aver subito messo la parola fine all’avventura. E invece, senza entrare nel merito dell’infortunio, la bergamasca – altra fuoriclasse – in qualche modo conosceva già il modo per poter tentare il recupero. Della serie: “Mi è già successo, conosco il mio corpo e sono consapevole del percorso da affrontare”. 

Mikaela Shiffrin ©Agence Zoom
Mikaela Shiffrin ©Agence Zoom

Guardando oltre le due azzurre, Mikaela Shiffrin lo scorso anno si è fatta male durante il gigante di Killington. Al di là dello stop, è tornata in grande stile tra le porte dello slalom, ha fatto più fatica in gigante, anche se ora ha fatto un deciso passo avanti ed è sempre più vicina a un podio che nella specialità manca dal 20 gennaio 2024. Ci viene in mente anche il caso di Stephanie Brunner. Anni fa era costantemente nella top5 di gigante. Poi tra il 2018 e il 2019 una serie di infortuni al ginocchio e un calvario infinito. Oggi fatica e non poco. 

E poi ancora Alexis Pinturault, per prendere l’esempio di un atleta che ha vinto la coppa generale nel 2021, prima di trascorrere più mesi fuori che dentro le piste. 

Poi c’è la parentesi di Lindsey Vonn, che è un’altra storia ancora. E che fa venire i brividi. Questione di fisico vero, questione di tipologia di infortuni, questione anche di testa.

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