Zazzi: «Recupero e lotto, le Olimpiadi nella mia Bormio il sogno»

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Scruta la sua Stelvio Pietro Zazzi. «Peccato, stavo bene, ero in forma. Venivo da un finale brillante di stagione a Kviftjell in Norvegia e avevo iniziato alla grande in Val Gardena questa annata agonistica. Poi quella maledetta caduta ha compromesso il mio presente. Ma lotto per il futuro, per tornare competitivo. Ci sono le Olimpiadi sulla Stelvio, proprio qua, è il mio grande sogno». Fisioterapia e rieducazione per il bormino classe ’94 che ha sofferto le pene dell’inferno per un mese dopo l’infortunio in prova proprio Bormio il 27 dicembre. «Non ho dormito per dieci giorni, poi ho avuto sempre un dolore davvero insistente. Ora sto meglio chiaro, la frattura scomposta alla tibia è sotto controllo con l’inserimento dei ferri, la riabilitazione continua insomma. Da poco mi sono operato anche al crociato, aspetto con ansia il giorno in cui potrò iniziare la preparazione atletica. Credo settima prossima…Sarà lunga, ma non demordo». E certo Pietro. Puoi dire tutto di Zazzi, ma non che sia un guerriero. Fino a 26 anni fuori dal giro azzurro, solo con a fianco lo Ski Team Reit Bormio che lo ha accompagnato in questa avventura all’inseguimento forsennato di un posto in Coppa Europa prima e in Coppa del Mondo poi. Davvero un caso raro, unico, un fai da te arrivato nell’olimpo dello sci a dimostrazione che a volte i percorsi tradizionali possono servire a poco. E’ giunto ai vertici dello sci internazionale in solitudine, forte esclusivamente delle sue capacità ma soprattutto della voglia di non mollare.

«Ed è per questo motivo che lavoro sodo per recuperare al meglio. La Stelvio a cinque cerchi è l’obiettivo numero uno. A luglio tornerò sulla neve, poi se andrà tutto via liscio mi recherò in Cile per un blocco importante della preparazione». Sono lontani i tempi degli incubi la notte per la massacrante caduta, ma non sono nemmeno così vicini i tempi del rientro. «Vero, ma sono consapevole che se lavoro bene e i ferri soprattutto all’interno della tibia non mi faranno male quando ritornerò ad infilare lo scarpone, posso da fine estate essere regolarmente in allenamento». Pensa positivo Zazzi. E fa bene. Lascia la sede di Fondazione Bormio dove lo abbiamo incontrato e dalla terrazza l’ultimo sguardo è in direzione della sua Stelvio. «Tonerò». Si, tornerai. Forza Pietro, non mollare anche questa volta.

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