Un sogno che si è avverato

Un cognome pesante. Se vinci una medaglia olimpica per l’Austria entri di diritto nella loro hall of fame. Huberth Strolz ci è riuscito: oro nella combinata, argento in gigante (alle spalle di Alberto Tomba) ai Giochi di Calgary del 1988. Quando si è ritirato, dopo quattordici stagioni di Coppa del Mondo, il piccolo Johannes aveva poco più di un anno, ma la passione è stata la stessa. Il percorso lo stesso all’inizio: da Warth alla scuola sportiva di Schruns, sino al bronzo in superG ai Mondiali Junior di Roccaraso e la convocazione in Nazionale. Poi non è andata esattamente come a papà. Debutta in Coppa del Mondo nel 2013 in gigante, ma lo rimandano presto in Coppa Europa. In cinque anni non riesce a concludere una gara in Coppa del Mondo.

Johannes Strolz ©Agence Zoom

Tocca andare a far punti in giro per il mondo, persino nella Far East Cup. Nel 2016 nello slalom di Shigakogen in Giappone, viene battuto anche dal sudcoreano Jung. Potrebbe essere il colpo del ko, ma non si arrende, alterna discesa e slalom, tra il 2017 e 2018 vince quattro volte in Coppa Europa, l’ultima in combinata a Sarentino. Forse la strada giusta, dodicesimo nella combinata di Bansko, in Coppa del Mondo. Ma di combinate se ne fanno sempre di meno, si torna alle discipline tecniche: un botto, decimo a Campiglio nel 2020, più spesso DNQ o DNF. Lo mettono fuori squadra all’inizio di questa stagione, a 29 anni. Potrebbe dedicarsi all’arrampicata oppure al freeride (basta guardare il suo profilo Instagram, non molto attivo in realtà, ci sono più foto in montagna che sugli sci…) pensare magari di diventare guida alpina.

Johannes Strolz ©Agence Zoom

Invece rimane lì, con il sostegno del padre che più di tutti sa cosa vuol dire arrivare secondo, visto che in Coppa del Mondo è arrivato 34 volte sul podio e ha vinto una sola volta. Si arrangia, gli tocca anche farsi gli sci da solo. Poi arriva il giorno della svolta: 9 gennaio 2021, slalom di Adelboden, quello delle lacrime di gioia. Ho avuto tante battute d’arresto, ma ho sempre creduto in me stesso. Adesso finalmente sono riuscito a dimostrarlo. Forse ho trovato la via giusta tra la perfezione e il lasciar perdere.
È riuscito ad eguagliare papà Huberth nel numero di vittorie di Coppa del Mondo. E se ci volesse provare anche a Pechino?

Johannes Strolz ©Agence Zoom

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