Un secolo di Giochi invernali. Tutto iniziò a Chamonix 1924. O meglio, due anni dopo…

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I Giochi che… non seppero di essere tali. A 30 anni di distanza dalla fondazione del CIO, avvenuta nel 1894, e a 28 dalla nascita dei Giochi della I Olimpiade moderna (ovviamente estiva), tenutasi ad Atene nel 1896. Anche se la svolta vera avvenne solo alla quarta edizione, Londra 1908. Ma questa è un’altra storia.

Così come… è un’altra la storia delle Olimpiadi invernali, visto che il barone de Coubertin non amava particolarmente neve&ghiaccio. Tutto nacque però proprio grazie ai Giochi estivi. Al congresso del CIO del 1921, infatti, si decise che la nazione organizzatrice dell’edizione successiva dei Giochi Olimpici, la Francia, avrebbe anche ospitato una distinta “Settimana internazionale degli sport invernali“, così detta proprio, sotto il patrocinio dello stesso CIO.

Ed effettivamente dal 25 gennaio al 4 febbraio 1924 si tenne questa “Settimana internazionale degli sport invernali” a Chamonix-Mont-Blanc (splendida località delle Alpi nella Savoia francese), alla quale parteciparono complessivamente 258 atleti in rappresentanza di 16 nazioni, che si cimentarono in 16 gare di 5 diversi sport (con varie discipline all’interno): bob, curling (dimostrativo), pattinaggio (velocità e di figura), hockey su ghiaccio e sci nordico (salto, pattuglia militare, sci di fondo, combinata nordica).

Manca lo sci alpino come si può notare e mancherà fino alla quarta edizione, Garmisch-Partenkirchen 1936 (sarà presente solo con la combinata, per altro). L’evento si dimostra però un grande successo nel suo complesso, attirando 10.004 spettatori paganti, e in seguito, proprio grazie all’entusiasmo suscitato, fu decretato dal CIO, nella sessione del 6 maggio 1926, di assegnare retroattivamente la denominazione di primi Giochi Olimpici Invernali a quella settimana di sport che si tenne due anni prima nell’Alta Savoia. Per la verità, alcuni sport del ghiaccio avevano già debuttato durante i Giochi estivi: nel 1908 il pattinaggio artistico, e nel 1920 sia l’hockey sia il pattinaggio, in appositi palazzetti.

A dirla proprio tutta esisteva un precedente festival internazionale degli sport invernali, i Giochi Nordici, che ebbero inizio nel 1901, ma erano strettamente legati alle regioni scandinave, con netto predominio della Svezia. Ebbero comunque una discreta sorte, essendo arrivati fino alla settima edizione del 1926. Lo svedese Viktor Balck fu l’anima di questa settimana di sport made in Sweden.

Ma le motivazioni che stavano alla base dei Giochi Nordici erano troppo legati al nazionalismo svedese e alla volontà di promozione del Paese per poter costituire l’altra metà della mela, rispetto ai Giochi Olimpici in edizione estiva, che esistevano già da decenni. Per capire ancora meglio: i Giochi Nordici non consistevano solo in gare, ma prevedevano anche spettacoli teatrali, gala, escursioni sulle isole, sfilate, visite guidate a Skansen, una sorta di museo all’aperto nel centro di Stoccolma. Insomma, si trattava di un “evento” che ingolosirebbe i maghi del marketing dei giorni d’oggi, ma che, all’epoca, era quanto di più distante dall’olimpismo firmato Pierre De Coubertin.

La prima proposta di includere gli sport invernali nel giro olimpico arrivò il 18 maggio 1899, tramite Josef Roessler-Orovsky, un ceco che istituì lo stesso Comitato Olimpico del suo paese. Suggerì di far disputare le gare di sci sui Monti Krkonoše (i monti dei Giganti), nel 1900. Ma non si approdò a nulla. Durante la riunione del Cio del 1911, fu il conte italiano Eugenio Brunetta d’Usseaux a spingere per creare un programma olimpico invernale per l’anno successivo. Trovò la dura opposizione di Balck (che faceva parte anche del Cio), che rispose con un diniego, visto che erano già in programma i Giochi Nordici per il 1913. Brunetta non si arrese e riuscì a coinvolgere altri membri dell’olimpismo nel suo progetto. Ma Balck era molto influente e tenne il punto.

Poi arrivò la Prima Guerra Mondiale che costrinse a tenere tutto in “ghiaccio”. Si ripartì nel 1921, fino ad arrivare alla “Semaine internationale des Sports d’hiver” del ’24, nonostante l’opposizione, niente meno, che dello stesso De Coubertain.

Bob a Chamonix 1924 ©Agence Zoom
Bob a Chamonix 1924 ©Agence Zoom

Il programma della prima Olimpiade bianca, come detto, vedeva impegnati gli atleti in cinque sport, suddivisi in nove discipline: il bob, il curling (come disciplina dimostrativa), l’hockey su ghiaccio, il pattinaggio (diviso in figura e velocità) e lo sci nordico, che comprendeva la combinata nordica, la pattuglia militare, il salto con gli sci e lo sci di fondo.

Il dominatore di quell’edizione fu il norvegese Thorleif Haug, che vinse tre gare del nordico (la 18 km e la 50 km di fondo e la combinata nordica), contribuendo a far vincere alla sua nazione il primo medagliere con 17 medaglie totali, quattro delle quali d’oro. Così come tre ori li vinse il pattinatore finlandese Clas Thunberg, oltre ad un argento e a un bronzo. Ma sono da segnalare anche le imprese dell’americano Charles Jewtraw, primo campione olimpico della storia, grazie al trionfo nei 500 metri di pattinaggio di velocità e l’austriaca Herma Szabo-Plank, prima campionessa olimpica nell’unica gara femminile: il pattinaggio artistico.

Clas Thunberg ©Agence Zoom
Clas Thunberg, tre ori a Chamonix 1924 ©Agence Zoom

L’Italia portò in gara 14 atleti, quasi tutti alpini, che però non erano ancora dotati della preparazione che possedevano i rivali del Nord Europa. Il portabandiera fu il bobbista Leonardo Bonzi, sesto nel quattro, pur avendo subito il ribaltamento del mezzo. Enrico Colli, fu nono nella 50 km di fondo e 12° nella 18 km. La presenza è comunque significativa, visto che manchiamo solo nell’hockey e nel pattinaggio veloce, con poco gloria. Il citato Colli, nono, e Ghedina, decimo, chiedono a 40′ dal vincitore Haug…

Nell’hockey su ghiaccio la nazionale canadese riesce a segnare 85 gol senza incassarne nessuno nelle prime tre partite. Il Canada vince il torneo segnando 122 gol e subendone appena tre. L’americano Anders Haugen deve aspettare 50 anni per il suo bronzo nel salto con gli sci. Privato del terzo posto per un errore tecnico, Haugen vince il suo ricorso e riceve la medaglia nel 1974, quando ha 83 anni.

Wilfried Pallhuber, biathlon, a Torino 2006 ©Pentaphoto
Wilfried Pallhuber, biathlon, Torino 2006 ©Pentaphoto

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