Un mese alle elezioni, i cinque volti che puntano alla presidenza. La sfida è lanciata

Cinque candidati, idee e programmi differenti. Il nuovo che cerca di farsi spazio, altri in lizza per la riconferma. Ognuno per la sua strada, ognuno con la propria ricetta in tasca per una Fisi migliore. Ci sarà modo nelle prossime settimane di approfondire con i singoli candidati il loro progetto sulla Fisi del futuro, quella delle Olimpiadi di casa; intanto abbiamo fatto una prima panoramica sui candidati, sui loro motivi della candidatura e sui punti cardine del programma.

E allora partiamo da chi ha presentato la candidatura per ultimo, a pochi minuti dal suono della campanella, Giacomo Bisconti: «Mi sono chiesto anche io il perché di questa mia scelta, una scelta meditata a lungo, ma presa con convinzione, determinazione e decisione. Me lo sono chiesto prima di decidere e mi sono dato una risposta molto semplice. Ho fatto questa scelta perché sono innamorato della mia federazione e di tutte le quindici discipline che la compongono, quella federazione che negli anni è diventata la mia seconda pelle. Sono più di vent’anni che faccio parte della Fisi e ne sono entusiasta come quando sono diventato maestro di sci, allenatore di 3° livello e nel 1999 istruttore nazionale. Ho fatto la mia gavetta che non sempre è stata facile e agevole, ma le esperienze e i risultati sul territorio e in pista mi hanno portato prima alla direzione tecnica, poi alla presidenza del comitato toscano dove ho acquisito ulteriori importanti professionalità anche relative alla gestione delle relazioni istituzionali».

«Parto da una frase di Alcide De Gasperi che amo particolarmente e che ho sempre in mente quando lavoro con le persone e per le persone. ‘Cercate di promettere un po’ meno di quello che pensate di voler e poter realizzare se vinceste le elezioni’. Seguendo De Gasperi io non ho redatto un vero e proprio programma elettorale, poiché è troppo facile fare promesse pirotecniche pre elettorali, tutte promesse che poi vengono disattese dopo le elezioni nella speranza che le persone le abbiano dimenticate. Io ho un enorme rispetto delle persone e di me stesso e ciò che intendo realizzare durante la mia presidenza è quello che definisco un progetto di presidenza con obiettivi a breve, medio e lungo termine in una soluzione di continuità con l’attuale gestione della federazione che, seppur con qualche errore di percorso, è stata positiva ed efficace come dimostrano il risanamento del bilancio, l’aumentata visibilità della federazione, gli entusiasmanti risultati sportivi e la capacità di attrazione del brand Fisi nei confronti degli sponsor. Ora avanti, alzare ancora l’asticella verso i più ambiziosi traguardi. Ci sono le Olimpiadi in Italia fra quattro anni».

Angelo Dalpez è stato fino a poche settimane fa vice-presidente della Fisi. Il trentino ha poi dato le dimissioni, dal momento in cui forse aveva ragionato su una sua candidatura. Come nasce? «Dallo stimolo che mi è arrivato dalla base dopo le mie dimissioni da vice-presidente. Dimissioni che avevo in testa già alcuni mesi fa, ma che poi si sono concretizzate solo al termine del mandato. Da quel momento in tanti mi hanno chiesto di continuare, qui in Trentino come da parte di alcuni rappresentanti dei gruppi sportivi. La mia, voglio sottolinearlo, non è una candidatura contro, ma è per una federazione aperta e un consiglio pronto al dialogo: una condivisione generale con il territorio, perché spesso i club non hanno idea di quello che venga deciso a Milano. Invece serve dialogo e chiarezza».

«Non sono un tecnico, ma credo di avere le carte in regola con il ruolo di amministratore, dal momento che sono stato eletto sindaco di Pejo per tre mandati, presidente del settore trentino del Parco dello Stelvio e poi quattordici anni alla presidenza della Fisi Trentino. Con il Comitato regionale abbiamo lanciato il progetto Trentino Azzurro, abbiamo lavorato su tutte le discipline, siamo stati i primi a credere e ad allestire una squadra di ski-cross, per esempio. Tutto questo è nato dalle esigenze del territorio. Ma per sapere quali siano le esigenze bisogna andare sul territorio, parlare con i club, conoscere le difficoltà che ci sono, aiutarli nel processo di crescita dei giovani. Il confronto è fondamentale, perché non sia una Fisi chiusa in se stessa, ma aperta a tutti, media compresi. E il confronto ci deve essere al tempo all’interno del consiglio: abbiamo persone con grandi competenze in tutti i settori e allora perché valorizzarle?».

Alessandro Falez è da sempre legato allo sport, arriva da Roma ed è maestro di sci. È stato il primo a uscire allo scoperto e a dire sì, io mi candido. «Lo faccio prima di tutto per passione, perché la mia vita, fuori dalle attività professionali, è sempre stata legata allo sport, alla montagna e allo sci alpino in particolare. Ho corso a livello regionale e Master per tanti anni e ricordo bene le serate passate a fare lamine e sciolinare… in centro a Roma, nella cantina di casa. Tutta la mia famiglia è legata allo sci alpino. Io sono Maestro, così come i miei figli e uno dei nipoti. Tre generazioni di sciatori e la conoscenza diretta della vita degli sci club.. Mi candido anche perché con l’ineleggibilità di Flavio Roda si apre un’opportunità per la quale sono convinto di poter dare un grande contributo sulla base della mia formazione personale, professionale ed esperienza. Vorrei partire dall’eredità del lavoro di Roda e con l’obiettivo di fare di più e meglio, ma con un modello diverso, fatto di partecipazione e condivisione, con chiarezza e deleghe certe e con un sistema di verifiche solido che permetterà una grande efficienza».

Su questa verte il suo programma? «Ci sono cinque aree principali che verranno declinate in dieci temi che presenteremo oggi 14 settembre dalle 18.45 al Crowne Plaza di Roma e anche on-line in streaming. Base: Sviluppo della base e rapporti con il Territorio: dobbiamo aumentare il numero di praticanti ed agonisti con particolare attenzione alle specialità meno popolari e alle donne. Servono patti con le Istituzioni per turismo e promozione delle Alpi e degli Appennini. Club: Facciamo crescere i Club che stanno perdendo tesserati. Abbiamo le idee chiare su come invertire la tendenza. Ci saranno meccanismi per favorire il tesseramento, per allentare la morsa dei costi e premiare i Club più attivi. Agonismo: Serve multidisciplinarietà nella prima fase di crescita per far accumulare esperienza. Poi inter-disciplinarietà per gli atleti prossimi al vertice in modo da arrivare al top preparati in tutti gli aspetti. A partire dai tecnici dei club dobbiamo concertare un approccio alle gare più sostenibile. Alcuni grandi Club fanno concorrenza ai Comitati e ci vuole più considerazione per i team provinciali e regionali. Dobbiamo capitalizzare il percorso verso le Squadre Nazionali costruendo un sistema di ingresso nei team che sia più flessibile. Vogliamo aiutare le discipline che necessitano di strutture e impianti specifici. Progetti: Ci saranno progetti innovativi e di ‘sistema’, come la realizzazione di Centri Federali indoor. Serve parità di genere in tutti gli ambiti Federali. Aiutiamo chi ha più bisogno con progetti specifici. Allargare la base passa anche da questo. Organizzazione: Lo staff Fisi è eccellente e verrà valorizzato. Servirà qualche innesto. Roda ha rimesso in sesto una macchina sofferente, ma voglio una Fisi in cui ci sono deleghe per i Consiglieri con un ciclo virtuoso per i progetti: studio, approvazione, finanziamento, verifica, messa a punto. In modo efficiente. Ci sono grandi sfide. Io, da imprenditore, sono abituato a guardare avanti e vorrei lasciare una Fisi nuova, aperta, moderna e soprattutto vincente».

È invece iniziato da Bormio il tour di Stefano Maldifassi, ingegnere biomeccanico, che nei giorni scorsi ha incontrato tecnici e presidenti degli sci club della Valtellina. Un primo passo dopo aver già interloquito con diversi presidenti dei Comitati regionali. Maldifassi dal gennaio 2007 al dicembre 2013 è stato direttore tecnico centro ricerche della Federazione Italiana Sport Invernali, ricoprendo anche il ruolo di direttore tecnico dello skeleton azzurro dal 2006 al 2010. In seguito è diventato responsabile scientifico di Milan LAB. Lo chiamiamo quando è insieme ad Alberto Laurora ed è in viaggio verso la Valtellina. E ci spiega subito che «la candidatura non è contro qualcuno, ma è una candidatura propositiva – dice – Raccogliamo le idee dai club che sono gli attori di questa grande sfida elettorale. Il programma si costruisce proprio parlando con il territorio».

È molto attivo sui social. Uno degli ultimi post è proprio incentrato sull’incontro di Bormio: «Abbiamo parlato della Federazione: opportunità, meritocrazia, governance e gestione, giovani e formazione, comunicazione, dialogo con Istituzioni e Commissioni – scrive – Abbiamo parlato degli atleti e del loro percorso, umano e agonistico. Abbiamo parlato di Sport, naturalmente». Sono arrivati messaggi di in bocca al lupo per questa nuova sfida da Ainhoa Ibarra, ex sciatrice, dal calciatore Leonardo Bonucci, da Paolo Farina, ex compagno di squadra in nazionale di skeleton ed Elena Guarnieri, caporedattrice del TG5.

Ha sciolto dubbi e riserve anche il presidente in scadenza Flavio Roda, che ha deciso di ripresentare la sua candidatura, dopo aver avuto il via libera dai numerosi pareri legali circa la sua posizione sui tre mandati. «Mi candido per proseguire ed ultimare un grande progetto in questo fondamentale quadriennio olimpico. In questi anni ho sempre rispettato le regole e sono stato al servizio della federazione. Posso scendere ancora in campo, dal momento che lo statuto federale parla di non potersi candidare solo se si hanno fatto tre mandati pieni. Inoltre il Coni non si è mai opposto allo statuto federale e così ci sono tutte le credenziali di una mia ricandidatura alla presidenza. Toccherà ai club decidere, sarà la base a scegliere. Mi dispiace solo dei chiacchiericci e delle polemiche intorno alla mia ricandidatura, sono cose che danneggiano l’immagine della Fisi verso non solo gli atleti, ma in particolar modo verso i tanti sponsor che hanno creduto e credono in noi anche in momenti difficili come la pandemia. C’è una campagna di odio verso di me e verso la Fisi. Insulti gratuiti, attacchi, polemiche sterili, da parte di alcune testate. Vi sembra normale dare del mafioso? Tutto questo porta ad un clima non sereno che, ripeto, danneggia l’immagine della Federazione».

«La cosa fondamentale sarà non perdere mai di vista il territorio. La Fisi anche nei momenti difficili è riuscita sempre ad andare avanti, gli sponsor sono stati vicini alla federazione. I club possono aver vissuto invece momenti delicati e il nostro scopo deve essere aiutarli sempre e con più efficacia. Bisogna sostenere, insieme ai comitati regionali, proprio le società. E poi fondamentale è il sostegno ai giovani talenti. Siamo stati in questi anni in pista con una selezione delle ragazze e dei ragazzi più interessanti attraverso gli stage degli atleti cosiddetti osservati e un occhio di riguardo anche alla sfera del centro sud. E questo è un processo che si sta esercitando in tutte le discipline, con una attenzione alle specialità di nicchia ed emergenti, sulle quali abbiamo avviato un sostegno economico, di risorse umane fondamentali per una crescita efficace. Non solo sci alpino insomma. E poi con il Consiglio federale abbiamo sostenuto l’attività delle Nazionali giovanili sempre con maggior vigore, fornendo tutti gli strumenti per lavorare sempre al meglio, vedi le trasferte in Norvegia e oltreoceano. Non solo i big, ma anche questo attento occhio di riguardo ai giovani azzurri è una nostra fondamentale priorità».

Il 15 ottobre le elezioni, ora un mese che si preannuncia intenso. Intanto si attende che la Federazione concluda le operazioni di verifica delle candidature e ufficializzi l’elenco anche dei consiglieri. Che si dice siano tanti.

 

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