Quali goggiate, ecco Sofia samurai

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Pronto Daniela? Indovina chi sono? Ho gli occhi pieni di sonno e ancora una notte olimpica da raccontare. Ho finito le parole per descrivere l’immensa Sofia nazionale e talvolta mi chiedo se non sia meglio far parlare le sue curve perfette da caterpillar verso la storia dello sci … quindi mi lascio andare sulla poltrona della sala trucco di Saxa Rubra e mi faccio guidare da questa voce amica a qualche tempo fa, bordo pista ai piedi delle Tofane, in un pomeriggio assolato davanti ad un cavalletto con una tela, quella di papà Ezio Goggia, intento a ritrarre l’essenza dei graniti dolomitici, con il suo stile asciutto senza fronzoli, solo sostanza, nella sua semplicità mai scontata. Ecco il mondo di Sofia, intrinseco e creativo, perché infondo, dice papà Ezio, lei è un’artista, come me … mi confido con lui sul timore di non avere esaltato abbastanza la discesa che ha scritto la storia, ma Sofia aveva solo il 5 e nonostante la mia chiara percezione dell’impresa ho avuto timore di sbilanciarmi, per scaramanzia o paura di scadere nella tifoseria. Mi conforta, dicendomi che l’azione di Sofia non ha bisogno di chiacchiere ma di sostanza e di un commento asciutto e sincero.

QUESTIONI DI APPOGGI – Poi la domanda fatidica: «Ma Cecca di un po’ questi diamine di appoggi, come erano?». Eh già, d’un tratto mi sento in colpa: chissà quante volte ho fatto stare mamma Giuliana in ansia, descrivendo i disequilibri di Sofy nelle sue discese creative! «Erano solidi come rocce» gli rispondo … eh già perché la Sofia delle goggiate, nella discesa olimpica ha lasciato il posto alla Sofia Samurai, che scende in una bolla dove nulla dall’esterno può interferire: fredda, lucida, solida… Chiedo quindi a papà Ezio cosa sia successo in quei due giorni a casa, quelli tra le gare di Cortina, dove Sofia ci aveva trascinato tutti sulle sue montagne russe, dal podio alla culata giù dallo Stchuss di Pomedes, e le gare di Garmisch, invece caratterizzate tanto dalla lotta sul filo dei centesimi con l’unica rivale Vonn, quanto da una nuova consapevolezza tecnica. Solo due giorni, per tornare a casa, passeggiare nei boschi e ‘perdersi per ritrovare se stessi’ … ecco il mondo di Sofia, un’introspezione che non è mai solitudine ma condivisione: con la famiglia, la squadra, con lo skiman Brunelli, con la compagnia di interminabili sessioni di allenamento a secco, Mikaela Moioli, sorelle di sudore, gemelle diverse… un’introspezione mai vaga ma costruita su domande precise e risposte semplici, come il set up dei materiali, condotto su sci e scarponi riscoprendo le certezze del passato più che cercando incerte soluzioni innovative. Ecco cosa per me racconta questo Storico Oro della Goggia: un percorso, quello fatto da quella bambina di soli sei anni, dalle piste di Foppolo al suo Oro Olimpico, che un po’ sentiamo anche nostro perché oggi avvolto dal tricolore e sulle note stonate dell’ Inno urlato da Sofia, ad occhi chiusi tra sogno e realtà.

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