Un particolare degli scarponi di Alexis Pinturault

In Francia il dibattito è aperto. Che scarponi usano atleti come Alexis Pinturault, Wendy Holdener, Andre Mhyrer e Mattias Hargin? Facile a dirsi, sono sotto contratto Head e utilizzano quindi scarponi Head. Per Rossignol invece sembra non essere così e secondo gli esperti alcuni atleti utilizzano gli Hero dell’azienda francese, privi di adesivi e scritte. In effetti, a guardare gli scarponi di Pinturault, Holdener e Hargin, di scritte non se ne vedono, mentre per fare un esempio, quelli di Lindsey Vonn sono regolarmente logati. Per qualcuno vengono usati solo in slalom, per altri anche in gigante, per altri ancora si sta parlando solo di segreto di pulcinella. 

Bruno Cercley, presidente di Rossignol, sulle pagine del giornale Equipe è andato diretto: «Non penso che siano delle copie, sono dei veri e propri Rossignol, modificati all’apparenza». Intanto l’entourage di Pinturault assicura che le sue scarpe escono dalla casa di Head. Non ci gira troppo intorno Rainer Salzgeber di Head che durante i Mondiali di Åre all’agenzia stampa francese AFP ha dichiarato: «Tutta questa storia ha del ridicolo. Non ho altri commenti da fare». Insomma, animi tesi e uomini del galletto infuriati.

Le scarpe di Lindsey Vonn ad Are erano regolari e con i loghi
E quelle che Wendy Holdener ha usato ad Are?
E qui c’è Mattias Hargin in azione

1 COMMENTO

  1. Notizia già scoppiata in tempi di mondiali, accennata da Max e dalla Rai. Ma di che parliamo? Di che s’infuriano i galletti? Non credo che questi atleti vadano in un negozio e poi ripuliscano lo scarpone da adesivi o cambino i ganci. Credo che se si trattasse di scarponi francesi i galletti avrebbero fatto la pipì fuori dalla tazza, passando loro le scarpe della discordia a questi atleti. In fondo non dovrebbe essere Head la parte lesa, che strapaga degli atleti che poi si presentano in coppa con scarponi completamente anonimi? Ma non siamo abituati a veder passare anche un solo sci, un solo bastoncino, un cappellino o un cartone di succo nel leader’s corner al campione che sale sul podio? Io trovo strana tutta questa storia e mi chiedo, quando girano così tanti soldi com’è possibile ci sia così poca professionalità da parte di tutte le parti chiamate in causa? Una casa non si accorge che da tempo non compare più la scritta (e negli ultimi modelli la logica less is more un colore semplice ed una scritta gridata) ai piedi dei suoi atleti? Un’azienda non sa di aver fornito scarponi ad un’atleta che non fa parte dei suoi Heroi? Un’atleta che già guadagna cifre non comuni a tutti, non può avere coerenza e trasparenza nel servirsi degli attrezzi a lui più adatti firmando o mettendo con chiarezza ogni accordo alla luce del sole? A questi protagonisti dico, forse se vi mandassi un cv non verrei mai considerato per seguire e gestire queste situazioni, ma la mia etica mi avrebbe portato a soluzioni meno grottesche.

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