Oggi ho apprezzato il mio lavoro. Un’altra volta, ma forse come non mai. Davvero. Sarà perché Cervinia per me ha un significato particolare, un senso di inizio, di partenza, di principio, di nuovo cammino. Le prime vacanze da ragazzo con gli amici di Milano in inverno, le prime trasferte sui ghiacciai in estate quando ho iniziato negli sport invernali questa pazza professione da giornalista nomade, viandante, zingaro. Oggi lo ho apprezzato anche perché Cervinia si presentava come cartolina, uno slogan, una pubblicità per lo sci: un mare di neve, un sole sfavillante, una banda di giovani che lottano innamorati della loro passione ancorati a lamine e desideri. Un’emozione unica immerso in un paradiso. Cervinia Ski Paradise, altro che slogan, altro che marketing. E’ proprio così, qualche volta anche il marketing è realtà. Oggi il sole scaldava i corpi imbottiti di strati, la neve brillava grazie a un sole accecante che nascondeva l’autunno, una pista esigente di allenamento era graffiata dalle sciabolate dei tanti ragazzi in cerca di sogni e seguiti con estrema attenzione dai coach disclocati sul pendio. Uno scenario unico e diverso come ufficio, un cappello e un paio di guanti al posto della cravatta, un taccuino spiegazzato e volante invece di un’agenda griffata e un computer fisso, una cabinovia come metropolitana. 

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