Metodo Sportmarket

«Ho una chicca da farti vedere» mi aveva detto Maico Gallina – per chi gravita nel mondo dello sci del Triveneto semplicemente Maico – quando ci siamo sentiti al telefono per fissare un appuntamento. Così, appena entrato nei duemila metri quadri di Sportmarket, a Cornuda, nel Trevigiano, davanti a un caffè, mi è venuto spontaneo chiedergli a bruciapelo: «Allora, quella chicca?». «Non so se te la faccio vedere subito». Ormai Maico lo conosco: il tempo di spostarci nel cuore del reparto sci e, quando ci siamo seduti su due cubi morbidi morbidi, di quelli che le aziende usano per farsi promozione, ho notato un sacchetto e una custodia nera sulla panca dove ci si siede per provare gli scarponi. Sulla sporta di plastica una dedica, con la firma di Dominique Gisin. Maico la prende tra le mani, la apre delicatamente, come si conserva una reliquia, e ne viene fuori una tuta da gara rossa. «Ho scritto a Dominique perché mi sono accorto che nella mia collezione di caschi non ce n’era uno suo, lei mi ha risposto che non ne aveva più, ma che mi avrebbe spedito un altro oggetto, con l’aggiunta di conservarlo con cura e di tenerlo per qualche anno, fino a quando sarò diventata mamma».

©Alice Russolo

La guardo bene, mi è familiare. La mente va a quell’incredibile 12 febbraio 2014. 1’41’’57, vittoria a pari merito nella discesa olimpica per la svizzera e Tina Maze. È proprio la tuta di Sochi, la riconosco. «Voglio metterla in cornice ed esporla, poi un giorno la restituirò a Dominique» dice Maico mentre dalla custodia nera estrae il casco usato nelle ultime gare della scorsa stagione da Marc Gisin. Quello con la famiglia Gisin è un rapporto particolare, ma Maico e i fratelli Andrea e Alberto non fanno distinzioni, Sportmarket è la casa dello sci del Trevigiano e dintorni, per tutti, dai big della Coppa del Mondo ai più piccoli bocia che gareggiano nei circuiti circoscrizionali. In fin dei conti è la missione degli Atelier del gruppo Rossignol: avere il più ampio assortimento da gara Rossignol, Dynastar e Lange insieme alle migliori competenze, ma anche essere un luogo per incontrarsi, scambiarsi idee, discutere degli ultimi regolamenti, trovare soluzioni ai problemi. Per questo sono venuto fino a Cornuda, per fare una chiacchierata con Maico e i suoi fratelli sullo stato di salute dell’agonismo giovanile e del movimento Master nel Triveneto. Perché, oltre a gestire l’Atelier, i fratelli Gallina si occupano anche dello sci club, l’Agonistica Sportmarket, nata nel 1982, e organizzano l’Autodrive Ski Cup, da 20 anni il circuito di riferimento per chi vuole divertirsi senza (o dopo) le velleità da squadre nazionali.

©Alice Russolo

«Il nostro è uno dei comitati che organizza più gare in assoluto, diverso invece il discorso dei risultati degli atleti» taglia subito secco Maico, che è anche vice- presidente del comitato provinciale di Treviso e delegato nelle commissioni regionali. Nello staff dell’Autodrive, che ha l’Agonistica come società di coordinamento e organizzatrice di una decina delle oltre 60 gare, ci sono anche Vittorio Sovilla, responsabile del calendario, oltre che regionale Senior e Master, e Daniela Arsie, del comitato di Vicenza, giudice di gara. E poi Andrea e Alberto Gallina: il primo maestro, allenatore di secondo livello, responsabile Baby e Cuccioli dell’Agonistica; il secondo maestro e concorrente dell’Autodrive. Anche Maico e Andrea, nei pochi ritagli di tempo, non disegnano la tuta da gara. Questo per dire che il team sa di cosa parla, avendo il piede in più scarponi. «Si fa fatica, sono sempre di meno i club che riescono a garantire un programma di allenamento completo, anche in estate, ormai, tolta la realtà dei tre club di Cortina, ce ne sono pochi altri, lo Ski College Veneto, il Falconeri, a Treviso noi e il Nottoli: l’anno scorso abbiamo unito le forze con un’altra società, quest’anno siamo riusciti a organizzarci da soli» dice Andrea. Qualche esempio l’unione fa la forza c’è, quello di Tirchiana, Val Belluna e Limana per Giovani e Aspiranti, sotto è più difficile.

©Alice Russolo

L’Agonistica è uno dei rari esempi di società di medio- piccole dimensioni (una quarantina di atleti nelle categorie giovanili, compreso l’avviamento, e una trentina nei Senior e Master) con attività tutto l’anno. «Tra i piccoli il movimento è ancora in salute, inizia a esserci carenza tra gli Allievi, poi nei circuiti come l’Autodrive arrivano i Giovani che si spostano dalle FIS, e i numeri tornano a essere importanti, soprattutto tra i Master, ma diciamo che c’è più vuoto in mezzo». All’Autodrive nelle ultime edizioni si è alzato soprattutto il livello nelle donne, con un travaso di atlete dal mondo delle FIS. E proprio il circuito organizzato da Maico & co è un laboratorio di quello che potrebbe essere l’agonismo. Ma come mai Autodrive? «Ho sempre sciato Dynastar, da quando ero in comitato, e il gruppo Rossignol, a cominciare dal country manager Alessio Meda, a cui va un ringraziamento speciale, ha sempre creduto in noi e sostenuto il circuito dalla sua nascita». In venti anni si è passati da 19 a 65 gare, è una piccola Coppa del Mondo, con punteggi assegnati con lo stesso criterio, tutte le discipline, anche le gare veloci, e un migliaio di atleti che gravitano su almeno un fine settimana del calendario, duecento-trecento assidui. «Arrivano un po’ da tutta Italia, grazie alla possibilità di fare velocità, poi naturalmente il serbatoio principale è quello del Triveneto» dice Maico. All’Autodrive il format delle due gare in giornata è ormai collaudato, gigante e slalom, o anche superG e slalom. «Il nostro è uno sport pieno di imprevisti, in un fine settimana fai quattro gare, se anche un giorno ci fosse maltempo, ne fai comunque due, perché continuare con paralleli e formule con poco senso invece di fare una manche di gigante e una di slalom invertendo i trenta?». La provocazione è rivolta all’alto livello, anche se il parterre dell’Autodrive non sfigura affatto. «L’anno scorso hanno vinto Andrea Lepre e Gloria Tomat, due campioni del mondo Master, ma alle gare veloci, quando vengono gli atleti FIS, non riescono a stare davanti, sulle prove tecniche magari sì, ma nella velocità ci vuole esperienza» aggiunge Maico, che si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Alla Ski Race Cup, nelle Alpi Centrali, si vedono più atleti delle FIS, qui da noi se uno è nella squadra FIS, fa solo quelle». 

©Alice Russolo

Alla fine si gareggia per due motivi, se non sei tra i primissimi: la sfida con gli amici e i punti. Così, da una costola di Autodrive, è nata la Speed Master Cup perché «tutti i Master sono Senior, ma non tutti i Senior sono Master». In questo mondo nelle classifiche si leggono spesso nomi altoatesini o trentini, dove il movimento è più forte che in Veneto. Però è il sistema alla base che è poco flessibile e disposto a rinnovarsi. «La prima lettera per chiedere l’aggiornamento punti due volte all’anno, migliorativa, l’ho scritta 18 anni fa. Oggi ci sono gare con pochi iscritti non per la difficoltà della pista ma per la prospettiva di fare pochi punti, ci vorrebbe più apertura di vedute, una penalità fissa come per le vecchie RQ, bisogna rendersi conto che una volta la Coppa Italia era una gara FISI, la forbice tra i bravi e gli altri si è aperta». C’è un mondo dove ci si sfida per i risultati che contano, un altro dove, anche quei 7-8 più forti, che si contendono la vittoria del circuito, dopo lo slalom sono tutti amici. Ci vorrebbero idee nuove, ma alcuni problemi rimangono. «Nelle categorie giovanili ci si infortuna perché le piste non sono preparate come in Coppa del Mondo e non ci si allena come in Coppa del Mondo, le famiglie sono in difficoltà perché ci vogliono tanti attrezzi, per questo affittiamo gli sci per le discipline veloci dei più piccoli». Quello dell’attrezzatura è un mondo dove ci sono anche altre problematiche. «Gli atleti di primo livello vogliono lo sci in estate, gli altri, quelli che arrivano in autunno, spesso si trovano a fare i conti con modelli magari identici di stagione in stagione, ma con serigrafie cambiate, che comportano ritardi nella produzione, oppure nei Junior ci sono troppe misure e anche in produzione non è facile calibrare la giusta quantità di ogni lunghezza».

©Alice Russolo

Però, parlandone, si risolvono i problemi. È il metodo Atelier, è il metodo Sportmarket. Mentre ci spostiamo verso la macchinetta per un secondo caffè, lo sguardo corre verso il pettorale dell’ultima gara di Coppa del Mondo di Dominique Gisin. Ci sarà anche lei il prossimo 15 maggio a Treviso per la grande premiazione e la festa dei 20 anni di Autodrive Ski Cup? Da questo evento sono già passati – oltre a Dominique – Tomba, Aamodt, Kristoffersen, Compagnoni, Ceccarelli, Noël, Vidal, Runggaldier, Panzanini, Gianesini, Kleon, Costazza, Pirovano, Casse, Fenninger-Veith, Brignone, Ghedina, Karbon, Deville, Merighetti, Gross, Innerhofer. Chissà cosa avranno in mente Maico e il suo team. Intanto la data me la sono segnata in agenda. 

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