C’è una storia di sci alpino giovanile diversa dalle altre. Su Race ne raccontiamo tante: abbiamo la fortuna di girare per molti sci club, vedere e conoscere tante persone del mondo dello sci giovanile, le intervistiamo per capire a che punto è e dove sta andando il movimento italiano. Questa, appunto, è una storia talmente notevole che non potevamo non scriverne.
Comincia così: Fabrizio Schirru è un appassionato di sci che vive a Cagliari. Quando sua figlia Ludovica diventa abbastanza grande da seguirlo in trasferta, non può ancora farlo a causa delle restrizioni per la pandemia da Covid-19. Ma una volta che Ludovica Schirru comincia a sciare, non pensa ad altro.
«Avevamo portato Ludovica a sciare in Val Gardena quando aveva 8 anni, che è un po’ tardi per iniziare, ed era già fine stagione. Poi ha iniziato un classico corso di scuola sci e le piaceva. S’impegnava molto, non aveva mai voglia di rientrare a casa, voleva solo stare sulle piste» dice Fabrizio Schirru a Race.
Allora la famiglia ha iniziato a informarsi riguardo lo sci agonistico. «Cercavo un allenatore che sposasse questo progetto. In primis, quando nelle scuole sci o i primi allenatori sentivano che siamo sardi, ridevano. Dicevano: “Voi siete pazzi”, oppure “Andate a nuotare”. Poi ho fatto di tutto per cercare il numero di telefono di Alessandro Bortot, che sapevo essere molto bravo. Forse Alessandro è stato ancor più pazzo di noi» dice con una risata Fabrizio Schirru.

Bortot ha 50 anni, è bellunese e da otto anni allena nello Ski Team Alta Badia, dove si occupa delle categorie Ragazzi e Allievi. Fa anche il maestro di sci e, da tre stagioni e mezzo, allena Ludovica Schirru. Il primo incontro tra Schirru e il suo attuale allenatore è avvenuto qualche estate fa, sul ghiacciaio dello Stelvio, quando Bortot accettò di allenarla. «Il livello di mia figlia era davvero basic», ricorda il padre Fabrizio. «Ma, da buona sarda, è stata tenace e questa sua caratteristica ha colpito Bortot. Tra i due oggi c’è un bellissimo rapporto e si allenano molto volentieri assieme».
Nemmeno Fabrizio ricorda di altri agonisti provenienti dalla Sardegna. Ludovica è la prima. Classe 2013, quest’anno è alla prima stagione nella categoria Ragazzi. Nell’annata 2025/2026, ha fatto otto gare: sulle nevi di Campo Felice, Schirru di recente ha debuttato in Orsello Cup. È stata la prima sarda di sempre a gareggiare nella classicissima dello sci laziale. Ha partecipato anche al Criterium Interappenninico, per esempio.

Gareggia nel CLS, il Comitato Lazio Sardegna, in quanto tesserata per il CUS Cagliari, che è riuscito ad affiliarsi alla FISI. Quand’è sull’isola, col CUS Cagliari fa molto lavoro a livello atletico. Per le gare nella zona del Lazio, le dà supporto lo Sci Club Orsello.
Bortot, che negli ultimi anni ha allenato, tra gli altri, David Castlunger, campione italiano Giovani in gigante, parlando con Race dice che Schirru è «già due stagioni che fa attività anche in estate, tra ghiacciai, capannoni e tappeti. Ci crede moltissimo: è stata lei a riuscire a darmi sempre una motivazione in più».

Specie all’inizio, Schirru si è dovuta allenare anche lontano dalla neve, simulando le condizioni della sciata. Su uno dei tappeti che variano per velocità e inclinazioni di Dobbiaco, con Bortot ha lavorato molto su centralità, appoggio del bastone, coordinazione e tempismi. Un fattore decisivo per permetterle di sciare è la scuola a Cagliari, che dà assistenza e la mette in grado di recuperare le ore di lezione perse.
La trasferta-tipo per la famiglia Schirru è questa: volo Cagliari-Milano Linate, noleggio di una macchina a Linate, 4 ore di macchina fino in Alta Badia, e al ritorno il contrario. Per periodi più lunghi come Pasqua o Natale, «prendiamo la nave con l’auto e la notte dormiamo in traghetto. Sbarchiamo a Livorno e da lì arriviamo in Alta Badia» rivela il padre Fabrizio. «Ormai non è nemmeno un peso: è un modo per stare assieme».

Schirru è figlia unica e spesso è abituata a fare le cose da sola. Sovente si allena in piccolissimi gruppi o proprio da sola, il che però consente a Bortot di pensare allenamenti molto specifici e personalizzati. «Ci siamo prefissati un obiettivo a lungo termine. Diventerà forte: è ancora molto presto dirlo, ed è solo un mio sentore, ma per la voglia che ha diventerà certamente forte» assicura Bortot.
All’emittente locale Radiolina, Schirru ha raccontato divertita che «i miei compagni di classe mi prendono un po’ per matta». Quando esercita a Cagliari le basi motorie, fisiche e atletiche per lo sci, a chi si allena con lei sembra che «sia appena scesa dalla Luna», dice con un sorriso.
La verità, e senza fare retorica, è che Ludovica Schirru ha un sogno. Con tanta passione e forza di volontà ci sta provando, a inseguirlo. Al contrario di tanti coetanei che abitano a due minuti dalle piste, non può uscire di casa e agganciare gli sci ai piedi. Deve prendere un volo, stare per ore sul sedile posteriore di una macchina, dormire in un appartamento in Alta Badia che la famiglia noleggia per l’inverno: per tutti questi motivi, per tutte le ore che passa sognando di sciare, è la più grande giovane agonista d’Italia.



