Lo sci in Cina secondo Adriano Iliffe: «Grandi strutture e numeri in forte espansione»

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Dieci giorni di allenamento a Bielmonte dove c’è tutto il necessario per preparare al meglio i prossimi appuntamenti. L’Oasi Zegna è un punto di passaggio per molti, per le nazionali italiane ed europee, ma anche per la squadra cinese che è seguita da un tecnico italiano molto conosciuto, come Adriano Iliffe, capo allenatore. Originario di Bardonecchia, ha attraversato oltre quattro decenni di attività tecnica e organizzativa muovendosi tra Italia, Spagna, Andorra e infine Cina. Dopo gli inizi con lo sci club e un percorso proseguito tra Comitato regionale AOC e diverse squadre nazionali, aveva deciso di fermarsi. Dieci anni di pausa, poi il ritorno in pista per seguire lo sci alpino cinese, con vista su Milano Cortina 2026. 

Che cosa significa lavorare nello sci cinese?
«Significa confrontarsi con una realtà che aspira a funzionare come la nostra, ma che per molti aspetti è ancora distante. Hanno un sistema diverso, non dispongono di ranking nazionali paragonabili ai nostri punti FISI e per comporre le liste di partenza devono addirittura organizzare competizioni preliminari prima dei Campionati Nazionali. Dal punto di vista agonistico sono in una fase embrionale, ma in movimento. Di recente ho assistito a gare giovanili con circa 450 iscritti, dai Cuccioli agli Allievi, segno che il settore sta crescendo. Servono tempo e competenza: la priorità è formare allenatori, affinché il lavoro alla base possa svilupparsi in modo solido. È da lì che bisogna partire».

I Giochi di Pechino 2022 sarebbero dovuti servire per lanciare lo sci in Cina. A che punto siamo?
«A livello di impianti e infrastrutture il progetto è decollato con grande rapidità. Esistono oggi 47 capannoni per lo sci indoor e ne stanno aprendo altri, compresi alcuni tra i più grandi al mondo. A Harbin, per esempio, siamo riusciti a ottenere la preparazione barrata della pista indoor e possiamo fare 30-35 porte di slalom con fondo duro. Lo sci, in questo momento, è soprattutto turistico: investono molto e si aspettano rientri rapidi. Ma i numeri stanno aumentando a vista d’occhio. Per fare un esempio: ho sciato a Wanlong il 16 ottobre e quel giorno c’erano già 3.000–4.000 persone sulla pista».

Cina a Bielmonte
Cina a Bielmonte

Come si organizza una stagione di una Federazione cinese, quando gran parte dei programmi si svolgono al di fuori dei loro consigli?
«Loro al momento viaggiano poco: c’è molta burocrazia legata a visti, passaporti, inviti ufficiali. Programmare trasferte in Sudamerica o in Nuova Zelanda, come avrei voluto fare, è complicato. Per questo molte cose vanno pianificate con un anno di anticipo. La competizione più importante sono i Winter Games, una sorta di Olimpiade interna con premi importanti. Per questo atleti e allenatori faticano a venire in Europa a gareggiare nelle FIS, dove prendono secondi e non ricevono ricompense economiche».

L’Europa cosa potrebbe importare dalla Cina?
«(Ride, ndr) I numeri, prima di tutto… Loro prevedono due-tre milioni di sciatori nei prossimi anni. In rapporto alla popolazione è poco, ma il trend è impressionante. La Cina può diventare fondamentale per l’allenamento: hanno strutture, temperature stabili tra -15 e -20 gradi, piste barrate già da ottobre e la possibilità di allenarsi indoor. Diversi allenatori europei che sono venuti a fare FIS vorrebbero tornare per l’allenamento autunnale. Le stazioni cinesi stanno iniziando a capire che anche lo sci agonistico può essere un veicolo di promozione: alcune hanno iniziato a riservare piste, prepararle e garantire assistenza, cosa sempre più rara nelle grandi località alpine».

Gigante a Bielmonte
Gigante a Bielmonte

Quest’anno avete trovato casa a Bielmonte.
«I vertici di Oasi Zegna erano in Cina per altri motivi e siamo riusciti a organizzare un incontro con la Federazione. Da lì si sono poste basi solide: sono rimasti colpiti dalla qualità dei servizi: hotel, impianti, piste, possibilità di barratura e supporto. Per le nazionali servono stazioni disposte a dare priorità alle squadre, a preparare le piste e a garantire assistenza. Qui sembra di essere a casa ed è l’ideale per concentrarsi sull’allenamento». 

Quanti atleti sono presenti in Italia?
«Al momento abbiamo due donne e due uomini, selezionati dopo diverse gare. Fino all’anno scorso seguivo un gruppo di sei-otto atleti. Ogni anno facciamo una selezione e alla fine scegliamo i più competitivi». 

Quali sono ora i vostri programmi?
«Il 19 torniamo in Cina, vicino ad Harbin, in una stazione molto fredda dove l’anno scorso si sono disputati i Winter Games. Lì avremo una pista barrata a disposizione per proseguire la preparazione con gli atleti presenti qui. Poi, intorno all’8 o 9 del mese successivo, ripartiremo per l’Europa».

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