Tutti per Cristian Deville... ©Gabriele Pezzaglia

«Negli ultimi dieci anni ho dormito più con Cristian che con mia moglie». Nelle parole di Patrick Thaler c’è un senso di amicizia profonda, c’è il significato del nomadismo dello sci, c’è la consapevolezza che quella squadra di slalom era una grande famiglia. A Moena è andata in scena la festa di addio all’agonismo di Cristian Deville, fassano classe 1981, anzi in onda ecco la celebrazione di un grande campione. E si, perché vincere lo slalom di Kitzbuehel significa tanto, quasi tutto. Devil ha domato il perfido Gaslern il 22 gennaio del 2012: oltre allo slalom austriaco altri podi in quella magica stagione 2011-2012 in Coppa del Mondo, ossia Beaver Creek, Flachau e Kranjska Gora. E poi altre diciassette top ten in carriera nella massima serie. Ha partecipato a tre Mondiali, Bormio 2005, Aare 2007, Garmisch 2011 e una Olimpiade, Whistler 2010: miglior risultato settimo a Garmisch. Una carriera per parecchi anni al vertice, anche se gli ultimi anni ha tribolato per tornare competitivo. «Una testa calda, un determinato, uno che si è ammazzato di lavoro per arrivare in alto. A volte testardo, ma va bene così. Sempre diretto e trasparente insomma…», afferma Marco Pastore di Dainese. Convinto delle sue idee, per questo a volte personaggio scomodo negli ultimi inverni quando, ingiustamente, non veniva inserito nella compagine di Coppa del Mondo nonostante andasse di gran lunga più forte di molto altri. «Esigente con se stesso e quindi anche con gli altri», ci dice Giuseppe Bianchini, lo skiman Volkl dei podi, quello che per una scommessa dopo la vittoria di Kitz si è fatto tagliare i capelli a zero alla prima riunione di squadra.

Giuseppe Bianchini, Cristian Deville e Stefano Gross ©Gabriele Pezzaglia

Un duro Devil, un tipo che può sembrare schivo al primo impatto, ma invece buono dentro. E soprattutto un grande interprete dello slalom. «Una sciata tutta sua, quel sapere essere così efficace in curva nonostante quella tibia sembra rigida e poco piegata», sostiene Jacques Theolier, un suo allenatore. «Si è messo sempre in gioco, non ha mai mollato», dice Stefano Costazza, l’attuale allenatore degli slalomisti azzurri di Coppa del Mondo che ha creduto fino all’ultimo in lui. Ricordi, aneddoti, nostalgia. E fiumi di birra. Compagni di squadra, tecnici, gli amici più cari a rendere omaggio alla carriera di Cristian. «Un combattente», chiosa Manfred Moelgg. «Un lottatore», sostiene Angelo Weiss. Tanti a salutare Deville: Stefano Gross, Florian Eisath, Matteo Guadaghini e molti altri ancora. E allora cala il sipario sulla carriera di Cristian Deville, per tutti Devil. Grazie per quello che hai fatto per lo slalom azzurro. Aveva deciso in primavera di dire basta e in estate ha iniziato ad allenare il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Ma oggi era come fosse ancora in gara. Per l’ultima volta. Vai Devil… 

Stefano Gross, Cristian Deville, Patrick Thaler ©Gabriele Pezzaglia

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