Ottanta chilometri da Milano e ritorno attraversando i Navigli: il Grande, quello di Bereguardo e infine il Pavese. Giulio Bosca è a ruota e cerca di ripararsi dal vento che soffia senza una direzione precisa a causa della costante instabilità metereologica. Giulione ha ripreso gli allenamenti e guarda con fiducia alla prossima stagione. Finalmente la squadra A, ecco il gruppo Coppa del Mondo per lo ‘yankee di Milano’. Finalmente è necessario sottolineare, dal momento che Giulio (e non abbiamo mai capito il perché) è uno di quelli che deve sputare sangue per guadagnarsi qualcosa. Cinque sporadiche apparizioni in Coppa del Mondo, tirato in mezzo senza un programma, più un tappabuchi che altro fino ad oggi. Ma adesso, grazie al diciottesimo posto di Kranjska Gora e dopo essere salito sul podio in Coppa Europa, la promozione con la Serra Armada di Capitan Futuro. Spingiamo e molliamo, ripetute con un incessante vento laterale in queste viottole sperdute fra i campi che sembrano più fiamminghe che padane. Il sole va e viene. Pedalo e penso al viaggio che ha fatto Giulio: tutta farina del suo sacco, tutto oro che cola quindi.

LA ‘NON IMMAGINE’ DEL CAMPIONE ITALIANO – Da due anni è il campione italiano assoluto di gigante. Fra le porte larghe è il numero uno insomma. Ma questo titolo, eccezion fatta per i lustrini dei gruppi sportivi militari, a cosa serve? Qualcuno sa chi è il campione italiano di sci? Chi è al corrente di questo evento? Che impatto ha il titolo di campione italiano assoluto dello sci sui media, sull’opinione pubblica, sui tifosi, sugli sponsor? Zero. Ma chi conosce il campione italiano? Nessuno. Il sistema sci sbaglia a non valorizzare questa rassegna, a dare lustro al campione italiano. Il campione italiano è l’eccellenza nazionale, è il numero uno, è il meglio che c’è. Bosca lo è da due anni in gigante, disciplina analizzata e studiata dalla Scuola Tecnici Federali, sbaragliando una concorrenza importante. Non che in passato fosse poi tanto differente, ma in queste ultime stagioni il campionato italiano assoluto rimane davvero un evento relegato a fine stagione per pochi intimi e senza più interesse. Si salvano solo le gare di slalom dopo Natale in notturna, ma la settimana tricolore tradizionale vive sempre più nell’anonimato e nel disinteresse. Ma questo passi, anche se non ci sta ma ce lo facciamo stare. Quello che spiace è vedere i campioni italiani assoluti non avere da questa vittoria alcun ritorno, nessuna vera gratificazione, non vedere un attenzione mediatica degna di chi si laurea campione a livello italiano. Tropo facile parlare di calcio, ma guardate altri sport, in prima battuta il ciclismo. La settimana tricolore a pedali non è posta a ottobre ma a giugno e vincere la maglia tricolore è un onore, è fra i traguardi più ambiti, è uno degli obiettivi più importanti della stagione. Per non parlare della copertura televisiva. Addirittura i corridori campioni nazionali hanno una maglia diversa dalla squadra: o completamente tricolore o con una fascia dove si riconosce il tricolore. Nello sci, non sarebbe bello vedere una tuta griffata a parte con il tricolore da esibire tutta la stagione? Potrebbe essere un primo segnale per dare dignità a chi vince un campionato italiano assoluto.

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