Le sensazioni di Giacomelli, Resinelli e D’Amico apripista sulla Stelvio di Bormio

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Una miscela di sensazioni quella che stanno provando i ragazzi che si cimentano nel ruolo di apripista per la discesa di Coppa del Mondo a Bormio del 28 dicembre. Il programma osserva due mattinate dedicate alle sessioni di allenamento a cronometro. Cinque gli apripista, ma tre sono fuori dal giro azzurro e siamo andati a sentire la loro esperienza unica senza dubbio.

Per Enrico Giacomelli, Senior classe 2002 griffato Ski Racing Camp, la prima volta sul leggendario pendio. Eccolo: «Sono bormino, provare la pista di casa tirata a lucido per la Coppa del Mondo è un traguardo raggiunto, uno step che è necessario fare se si punta all’alto livello. Non era ghiacciatissima come in passato, almeno nella prima prova, ma non posso certo dire che il pendio non incuta un certo timore. Stelvio che sbatte sempre, è necessario rimanere concentrati dalla partenza fino a quando si taglia la linea del traguardo. Appena ti affacci dal cancelletto è pazzesco, si prende subito velocità. Il punto più veloce? Dopo il Salto di San Pietro e la successiva picchiata, arrivi più o meno a 130 chilometri orari. Un onore essere al via anche come apripista. Che spettacolo davvero».

Terza volta per Luca Resinelli, Senior lecchese del ’99 trapiantato in Alta Valtellina ed in forza al Reit Ski Team Bormio, che sostiene: «Terza volta, ma anche quest’anno è come essere al cancelletto di partenza per la prima volta. Pendio sicuramente esigente, un certo timore reverenziale c’è sempre. L’emozione è tanta, allo stesso tempo adrenalina, parecchia adrenalina. La pista? Non molla mai, alla fine quando sembri attaccare lo schuss finale sei talmente stanco che le gambe ti bruciano dal dolore».

Edoardo D’Amico, Senior piacentino del 2002 che da quest’anno è tesserato con lo sci club Bormio. Afferma: «Quando fai ricognizione capisci davvero la pista come è insidiosa, dal vivo è tutta un’altra cosa. Bisogna avere rispetto della Stelvio, difficile saperla gestire, impossibile domarla. Ghiaccio si, ma per fortuna con grip, non scivoloso insomma. Un esperienza straordinaria sciare la traversa della Carcentina, poi saltare da San Pietro. La Stelvio è come un frullatore, sei sempre a tutta».

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