Oggi il cielo sopra le Tofane è ancora più azzurro. Brilla il sorriso di Federica Brignone che imita un certo Alberto Tomba e mette una nuova firma sull’oro. Campionessa olimpica in superG, campionessa olimpica in gigante. Un bis di peso, di grande prestigio, che proietta la valdostana nella storia. Leggenda con due titoli nella stessa edizione dei Giochi Olimpici. Trionfi unici, riservati ai fuoriclasse.
Un bis del metallo più pregiato che vale tantissimo, perché arriva dopo giorni di forti emozioni e di energie consumate e perché arriva nel gigante, la specialità più fastidiosa per quella gamba che sta guarendo, ma che dà comunque noia. Almeno in alcune giornate. Questa mattina per esempio il ginocchio sinistro non si è fatto sentire più di tanto.
Federica se ne è accorta subito ed è andata in partenza con una serenità disarmante. Con ogni probabilità lo avrebbe fatto comunque, è troppo forte l’adrenalina quando si apre il cancelletto di partenza di una gara.

A maggior ragione quando sai che cosa puoi giocarti. La serenità è però stata l’arma vincente, abbinata all’esperienza e alla tecnica. Che resta, quando domini una stagione, prima di fracassarti una gamba. Ci viene in mente una frase che Federica ha pronunciato a Kronplatz, poche ore prima del ritorno alle gare. «Cosa è cambiato rispetto allo scorso anno? Non vedo nulla di particolarmente diverso». E infatti, Federica Brignone è tornata, ha preso le misure prima di “ficcare” due zampate d’oro.
È arrivata senza pressioni e si è giocata le sue carte. «È proprio questo che ha reso tutto così sorprendente. Essere alle Olimpiadi per me è già una cosa bellissima, ho cercato di godermi ogni momento, senza sentire pressione – dice – Se ci fossi arrivata come l’anno scorso, con l’idea di dover performare, avrei fatto più fatica. Questa tranquillità è stata la chiave, il segreto di tutto. Anch’io sono sorpresa di come sono riuscita a gestire mentalmente tutto questo: non è banale».

Una tigre che attacca in pista, ma «io non sono aggressiva, io non faccio paura (riferendosi al casco tigrato), lo si vede anche nel rapporto che ho con le altre ragazze straniere e con le compagne di squadra».
Deve ancora realizzare la doppia impresa compiuta e per lei questa non è una nuova storia sportiva. «Perché per me lo era già prima, dopo 15 anni ad alto livello, le vittorie in Coppa del Mondo, le medaglie e le coppe conquistate. Questi risultati forse aggiungono qualcosa, ma non stravolgono nulla».

L’unica vera paura è quella di mantenere la propria sfera privata, ora che ha compiuto questi due capolavori. «Temo un po’ l’assalto, ma io voglio continuare a vivere normalmente la mia vita, facendo ciò che mi piace, non mi interessa stare sotto i riflettori».
Federica, la bimba che sognava in grande e che oggi, a 35 anni, è una stella dello sport, vuole rimanere se stessa. «Non mi interessano i soldi derivanti da questi successi e neppure cambiare la mia casa: sto bene dove vivo e non cambierò certo perché ho vinto le Olimpiadi. Non cambierò il mio modo di vivere: oggi, domani e tra un mese».
E stasera scatterà la grande festa a Casa Austria, dopo la passerella celebrativa a Casa Italia. Perché Federica resta Federica.




