La nebbia non ferma le azzurrine

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Stelvio Live – Presente dopo lo stop anche la Galli

Si vede una porta, forse due, sul Geister, il pendio che sul ghiacciaio dello Stelvio ha ospitato l’ultimo giorno del raduno delle azzurrine. Visibilità davvero scarsa, neve molle, ma per le sei ragazze di Cesare Pastore e Daniele Simoncelli tanta voglia di lottare, confrontarsi, misurarsi, insomma di crescere. Sono le prime a girare sul Geister e non certo le prime ad abbandonare il ghiacciaio del Livrio, che oggi sembra davvero un deserto di coltre bianca, spessa, avvolgente, quasi tenebrosa. In questo scenario ecco l’ultimo giorno di allenamento del quarto raduno della squadra nazionale femminile giovanile.

IL PUNTO DI PASTORE – Cesare Pastore, al primo anno da allenatore responsabile fa il punto della situazione: «E’ un team eterogeneo. Sei atlete, poche, quindi fino ad oggi il programma svolto mi ha permesso di capire già qualcosa di significativo sulle ragazze. Alcune di loro si misureranno in Coppa Europa, altre, le più giovani, partiranno dal circuito del Gran Premio Italia. Certo, il circuito continentale è l’obiettivo un po’ di tutte, anche se si dovranno fare i conti ovviamente con le atlete della B e con le ‘fuori squadra’ che sicuramente scalpiteranno. Intanto con serenità ed efficacia stiamo lavorando in vista dell’inverno».

SEI RAGAZZE – Il tecnico di Moena, in questi anni in Coppa del Mondo, prende velocemente in esame le sue atlete: «Laura Pirovano è la più giovane, una ’97. Ha una volontà enorme, è davvero grintosa. Sto lavorando con lei sull’entrata curva. Martina Perruchon è una ’96 e anche lei ha il problema che si perde con i piedi in entrata curva. E’ partita un po’ in sordina, ora sta crescendo. Jasmine Fiorano, classe ’95, è l’unica già azzurra. Deve essere più stabile, più centrale, ma è una che di grinta, quando vuole, ne ha da vendere. Jole Galli, ’95, è rientrata dopo l’operazione dovuta ad una aritmia cardiaca. E’ una dura, talentuosa, e anche se nelle ultime stagioni è stata flagellata da infortuni, può far bene. Poi ci sono le ’94 Tatiana Nogler Kostner e Roberta Midali. La prima ha il difetto che a volte per far bene, esagera e sbaglia. Non deve strafare, ha delle qualità e talento. La seconda all’inizio mi pareva un po’ indecifrabile. Ora la conosco meglio, e nonostante stiamo lavorando sulla pulizia dello sci in curva, ho notato passi in avanti considerevoli che fanno ben sperare per l’inverno agonistico».

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