Un sorriso immenso, le difficoltà che scivolano via come i suoi sci sulla neve di Tarvisio, una carriera che ti passa davanti. Quanti sogni ha attraversato Nicol Delago, che da piccola pensava al podio, ma non certo di poter arrivare lassù in cima, sul gradino più alto del podio in Coppa del Mondo. E cantare a squarciagola l’inno di Mameli. «È un qualcosa che supera qualsiasi sogno – dice – ed è bello farlo in Italia, perché condividi le emozioni con chi ha la tua stessa passione».
Sono stati anni difficili per Nicol, ma più in generale per le sorelle Delago. E questa giornata assume ancora più importanza. «Un valore enorme, una vittoria che dedico ai miei genitori che ci sono sempre stati e hanno continuato a credere in noi anche nei periodi più difficili».
Bisogna andare indietro di due anni per rivedere Nicol Delago sul podio di una gara di Coppa del Mondo. Oggi è partita con il pettorale 3, ha fatto una bellissima manche, ma ha dovuto aspettare a lungo prima di poter festeggiare. Discesa dopo discesa ha capito che quella sua run era diventata «grandissima». E ha iniziato a crederci. Un sorriso incontenibile, gli occhi lucidi, pur con una manche non perfetta, come lei stessa ha ammesso.
Ma le sorelle Delago hanno un fattore in comune. Quello di saper far correre gli sci. Ed è quello che ha provato a fare Nicol dalla prima all’ultima prova, mettendoci in mezzo pure un passaggio da brividi. «Non ho guardato nessuna prima di partire, avevo in testa solo le mie linee – aggiunge – Mi sono detta “vai giù, poi i conti si fanno alla fine”».
Brillante in prova, veloce e in fiducia, eppure questa mattina si è presentata al cancelletto di partenza senza aspettative. «Non ho pensato troppo al risultato, altrimenti mi sarei complicata la vita da sola: stamattina ero tesa e nervosa, ma con tanta voglia di scendere».

Ieri pomeriggio, quando era in camera tranquilla, ha visto i video del trionfo di Giovanni Franzoni, le note dell’inno nazionale le hanno dato la carica per provare a spingere ancora di più. Un risultato che nasce anche da un meticoloso lavoro mentale, per ritrovare se stessa, e da un certosino lavoro con lo skiman Luca Vuerich. «Avevamo sci velocissimi» dicono in coro le due sorelle gardenesi.
«Ho avuto anch’io problemi dal punto di vista della mentalità – aggiunge Nicol – Recuperare richiede tempo: ognuno ha il suo percorso di maturazione, con strade e tempi diversi. Impari a conoscere te stessa e ad apprezzare ciò che sei e l’opportunità che hai».

E poi un commento sul decimo posto di Nadia: «Uno stimolo reciproco, anche negli anni difficili, quando le cose non andavano, abbiamo condiviso ogni momento. Gli ultimi periodi ci hanno fatto maturare e capire che ognuna ha i propri ritmi e che possiamo essere un supporto l’una per l’altra. Le ho parlato per radio, le ho detto che il materiale funzionava benissimo, che poteva fare tutto quello che aveva in mente. Le linee che avevamo visto con gli allenatori erano giuste, doveva fidarsi e fare ciò che sa fare. Ha fatto un bel giro: al di là della posizione, che con un numero alto era più difficile, ha attaccato con fiducia come non la vedevo da tempo».
Le sorelle Delago si abbracciano, con i genitori in tribuna. «Chi soffre di più? Papà (Norbert, ndr) che è un super appassionato e, senza di lui e senza mamma Carmen, noi non saremmo qui. Ci hanno supportato sempre, hanno sempre creduto in noi. È un valore enorme, per cui sono grata e che non darò mai per scontato».
Domani è un altro giorno e i Giochi Olimpici non sembrano ancora essere così vicini. Oggi è il tempo di festeggiare. A Tarvisio sventola il tricolore, è festa azzurra e a sollevare sulle spalle Nicol c’è la capitana Sofia Goggia, mentre Gianluca Rulfi, per scrupolo, non si dimentica mai di indossare il suo berretto rosso.




