Dietro le quinte, nelle retrovie e in silenzio. A testa bassa, spinto da una passione disumana. Il tecnico comasco Corrado Castoldi è stimato, anche se a volte invidiato e messo in discussione dai colleghi e dal sistema. È più di un allenatore, un angelo custode che segue l’atleta nella quotidianità e fa della metodologia la sua religione. «Noi non abbiamo vincoli di nessun genere – ci spiega -, chi è con me sposa una causa precisa e dà anima e corpo per questo sport. La passione genera entusiasmo e inoltre spinge a capire che i sacrifici portano a risultati di rilievo».
Ha accompagnato Roberto Nani a risultati importanti, come il quarto posto a Soelden in Coppa del Mondo tre anni fa. Un riferimento per il livignasco, un tecnico pronto a indirizzarlo nel lavoro, integrando la sua preparazione con allenamenti specifici. Da quasi due stagioni l’allenatore non segue più l’azzurro, che oggi sta attraversando un momento difficile. Impossibile dire se ci siano connessioni, quello che è certo è che la scelta è stata imposta dalla federazione, obbligando l’atleta a seguire il programma dei tecnici azzurri. «Non ho mai capito fino in fondo questa decisione della direzione agonistica, forse è stata dettata da gelosia o invidia, oppure perché ritenevano sbagliato fare un programma di lavoro aggiuntivo – continua Castoldi -, io non voglio pestare i piedi a nessuno. Il mio sci club fa parte della FISI, non di un altro pianeta, dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione per il bene dei nostri atleti».


DOPO NANI, ECCO GORI E BERTANI – Per Corrado Castoldi il grande colpo è arrivato la primavera appena passata, con Francesco Gori e Luisa Bertani entrati in squadra nazionale. Un successo straordinario, anche perché questi atleti hanno iniziato a mettersi in mostra nella categoria Giovani, prendendo quel famoso ultimo treno, acciuffato insieme a Castoldi e a questo progetto. Ma qual è la ricetta vincente? «Dedizione totale per questo sport, è la nostra priorità assoluta – aggiunge -. I ragazzi hanno mentalità professionale e tanta determinazione per arrivare agli obiettivi che ci prefissiamo. È necessario aumentare i carichi di lavoro sulla neve: i due ragazzi hanno fatto 70 giorni di allenamento, cambiando località, pendii e durata dei periodi. Se in una stazione esistono le condizioni, si organizza e si parte, anche a livello giovanile». Primo anno in squadra per Gori, milanese dal sangue pisano, e un futuro da slalomista. «Obiettivo? Fare i 9 punti FIS in slalom il più presto possibile e iniziare a mettersi in luce in Coppa Europa». Luisa Bertani, classe 1996 e primo anno Senior, milanese, è riuscita a esordire in Coppa del Mondo a Soelden
anche perché occupa il 97° posto nel ranking mondiale di gigante. «Si è allenata sul facile e sapevo che avrebbe fatto fatica sul ripido e il barrato. I piani sono da sempre il nostro tallone d’Achille, una soluzione per spingere può essere quella di sciare in continuazione su pendii medi e in tracciati filanti». Lavoro non vuol dire quantità punto e basta, la qualità e il metodo sono fondamentali per fare la differenza. La preparazione sugli sci viaggia di pari passo con quella atletica e con la cura dei materiali. «Bisogna interagire fra questi tre aspetti, c’è molta condivisione fra i preparatori Alessandro Paoletti e Mirco Porta, tra Valtellina e Milano. Abbiamo una tabella comune per la gestione del quotidiano». Castoldi è promoter Voelkl e il lavoro costante con Giuseppe Bianchini in prima battuta e poi con Stefano Bonseri ha permesso di accrescere il suo bagaglio in questo settore. Preciso e puntale, con Castoldi quando ci allena non si scherza: alle 19 si mangia, alle 21 si dorme. Magari con un libro accademico, perché i ragazzi frequentano l’Università e lo fanno con risultati soddisfacenti. «Chi è bravo, è bravo in tutto».

SORIO, LA NUOVA SCOMMESSA – Quest’anno la scommessa si chiama Francesco Sorio. Classe 1997, l’anno scorso è arrivato dietro a Gori nella classifica di slalom del Gran Premio Italia Giovani. Il suo obiettivo è vincere questa standing per accedere alla squadra nazionale. E poi c’è una ’98, Romina Pozzi, nuovo innesto nel team e un’altra grande promessa. «Sorio in nazionale, questa è la sfida, è uno slalomista solido, ragazzo serio e solo all’apparenza introverso. Ha un margine pazzesco, vale i migliori Giovani in Italia in slalom. E poi attenzione a Romina, ma datemi un altro anno per prendere le misure e poi potrà spaccare». Castoldi e la cura del dettaglio, per certi versi maniacale, ma sempre con il sorriso e quello sguardo vispo. «Una volta ho visto il croato Ante
Kostelic controllare i pulmini del suo staff. Anche dall’ordine e dalla pulizia di un mezzo di trasporto si capisce che persona sei e come ti sai gestire. Ogni dettaglio ha un significato».
Nel team anche Francesco Vitale, un 1998 abruzzese che ora vive tra Milano e Bormio. Tre atleti sul treno; arriverà anche questo a destinazione?

Articolo tratto da Race ski magazine 147 di dicembre 2017. Se vuoi acquistare la copia o abbonarti visita il nostro sito.

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