Innerhofer, 41 anni, 11° in Gardena: «Vivere vuol dire essere invincibile e poi normale. Sono felice»

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‘E siamo ancora qua’ canta Vasco Rossi. Ed è proprio così. Hotel Dosses, Santa Cristina in Val Gardena, camera 306 con Christof Innerhofer. Quante volte ad ascoltare dichiarazioni, registrare commenti, capire sensazioni, approfondire concetti, carpire curiosità e novità. Eterno, sempiterno, infinito Christof: quarantuno anni e ottimo undicesimo nella discesa sprint di Coppa del Mondo in Val Gardena. Pazzesco, bestiale. Davvero inesauribile il pusterese già medagliato olimpico ed iridato. Innerhofer non ha mai mollato. Ha attraversato periodi difficili, infarciti di infortuni nelle ultime stagioni. Una voglia smodata di agonismo, di cattiveria agonistica. Una vita per tuffarsi dal cancelletto e tirare le curve e attaccare gli schuss a cento chilometri orari.

Fis Alpine Ski World Cup 2025-2026,
Val Gardena (ITA), Christof Innerhofer (ITA), 18/12/2025, Photo Gabriele Facciotti | Pentaphoto

«Sono felice. E sai perché? Perché amo sciare, allenarmi, cercare di piazzarmi ancora davanti. Oggi sono veramente felice perchè a conti fatti ho fatto bene a non lasciar perdere. Del resto ogni volta che mi alzo al mattino ho voglia di mettermi in gioco in quello che amo». Innerhofer è davvero bestiale. Torna in albergo quasi alle 15.30 dopo una gara terminata a singhiozzo, una giornata assai lunga. Non fa neanche in tempo a rifocillarsi al volo che sale in camera per cambiarsi. «Devo andare in palestra, domani si gareggia ancora. Ci sono i rituali della rifinitura a secco, è già un’altra vigilia». Un modello di professionalità, di dedizione. Ricordiamo gli anni: 41, follia. Pazzia per lo sci, per uno sport fisico, totale, con mille variabili. Mai domo, mai appagato. «Certo che ci penso ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Come faccio a non pensarci, dal momento che ci son salito sul podio a cinque cerchi in Russia 12 anni fa. Quello è un obiettivo, inutile nasconderlo».

Una vita al top, in primo piano. Vittorie in Coppa del Mondo, medaglie olimpiche e mondiali. Poi una crisi di risultati, con qualche segnale, anche forte. Una seconda carriera, una seconda vita. Si, vita. «Vivere vuol dire passare da essere invincibile sportivamente e poi diventare normale. Lo sport è un insegnamento pazzesco. Sport è vita, l’agonismo è il mio modo di affrontare questa carriera che sembra infinita ed in ogni momento mi gratifica. Ho iniziato, come tutti, nell’anonimato. Finisco non da vincente, ma da normale. Accetto questo e mi piace. E mi godo questi risultati, come quella odierno in Gardena». Finire non da vincente…forse si Inner, ma finire ancora da protagonista. Avanti campione.

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