E pensare che solo qualche mese fa, Federica Brignone non ci avrebbe scommesso un centesimo sulla sua partecipazione ai Giochi Olimpici. Oggi è qui ad accogliere l’abbraccio del mondo intero, le congratulazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poco prima che le frecce tricolori sfrecciassero nel cielo delle Tofane.
Il tutto a Cortina d’Ampezzo, nelle Olimpiadi di casa, dieci mesi dopo il grave incidente. «Sembra un film». Lo racconta prima il fratello Davide, poi la neo campionessa olimpica. «Un film talmente perfetto che quasi non ci si crede – dice Fede – Un film da lieto fine, troppo da lieto fine». E invece è successo davvero.
Una prestazione incredibile, una Federica Brignone stellare, che oggi ha letteralmente fatto un balzo indietro, dritta alla passata stagione, quando con le sue gambe (sane) era riuscita a dominare in lungo e in largo la Coppa del Mondo, vincendo anche il doppio titolo mondiale.
Questa volta la situazione era ben diversa. Il grave incidente ha stravolto il suo modo di ragionare. Dieci mesi di dubbi e rincorse, dieci mesi di fatica disumana per tentare un recupero lampo. Nulla era scontato, ci ha creduto. Ci hanno creduto. Medici, fisioterapisti, allenatori e tutte le persone che l’hanno seguita.

È arrivata a Cortina d’Ampezzo non certo come la favorita, anche se ha sempre sostenuto che avrebbe fatto i Giochi Olimpici solo se in grado di poter competere per qualcosa. Che è ben distante dall’indossare un pettorale per scendere.
«Ho solo pensato alle mie curve, di anticipare i tempismi e di essere tatticamente intelligente». Lei in queste condizioni ha spesso fatto la differenza. Sapere dove mettere i piedi, conoscere alla perfezione le sconnessioni del terreno, fidarsi degli appoggi (ora anche con la gamba sinistra infortunata) anche quando la visibilità non è delle migliori.
E ha piazzato una zampata incredibile, per molti difficile da pronosticare. «A volte sembra tutto facile, ma non lo è stato, vi assicuro – aggiunge – Semplicemente non partivo come la favorita, quando lo sei (come ai Mondiali dello scorso anno, ndr) è senza dubbio più difficile».

Si gode il momento, con il dolore alla gamba che comunque non dà tregua. «L’altro giorno mi hanno portato a Pozza di Fassa in elicottero per fare allenamento, sono scesa, ho messo gli scarponi e non riuscivo a sciare – racconta – avevo più male del solito».
Ogni giorno è diverso. Ogni giorno ha la sua storia. E lei è sempre stata abituata a vivere il momento. Oggi ha gareggiato con la serenità di chi non aveva nulla da perdere, sperando solo di esprimere il suo miglior sci. Dopo mesi di inferno, fatto di tante tappe ed emozioni continue. «Bello quando ho rimesso gli sci da gigante, quando ho capito di riuscire ancora a fare le curve, quando potevo appoggiare la gamba, quando ho potuto fare il primo squat, quando ho iniziato a camminare».
Sembra essere passata una vita, invece sono passati solo dieci mesi da quel 3 aprile. Un anno esatto da quel 13 febbraio 2025, quando sulle piste di Saalbach suonava ancora una volta l’Inno d’Italia. Federica Brignone aveva conquistato il titolo iridato di gigante, dopo quello del superG. Il cerchio è chiuso, questa volta ha vinto l’oro olimpico. L’unico che mancava nel suo incredibile palmarès.




