Sofia Goggia al parterre di St. Moritz (@Zoom agence)

Converrà fidarsi delle dichiarazioni di Tina Maze, fuoriclasse slovena oggi commentatrice televisiva che giusto qualcosina in carriera ha conquistato. Eppure anche la campionessa di Cerna Na Koroskem, classe ’83 in una stagione, quand’era già fortissima, quella 2011-2012, ottenne dieci podi in tutte le specialità (dalla combinata allo slalom), incredibilmente senza vincere mai, chiudendo al secondo posto la classifica generale di Coppa del Mondo dietro Lindsey Vonn. Se non è record, poco ci manca. Attenzione. L’anno dopo, 2012-2013, avrebbe conquistato invece 11 vittorie e 24 podi in una singola stagione, stabilendo con 2414 punti un primato difficilmente battibile nella classifica overall. Ecco, la slovena è stata chiara: «A Sofia Goggia manca solo l’ultimo step, quello decisivo per vincere. Era capitato anche a me, in passato. So come si sente. Bisogna migliorare ancora per evitare gli errori in gara e scalare l’ultimo gradino della propria crescita personale. Allora pioveranno successi. Ma è giovane, forte, determinata e affamata. Arriverà il suo momento». Amen.

Tutta la delusione di Sofia Goggia (@Pentaphoto)
Tutta la delusione di Sofia Goggia (@Pentaphoto)

LIVELLO – Intanto però prendiamo atto di quanto ha detto finora il Mondiale di St. Moritz 2017 per l’Italia femminile: nessuna medaglia. E’ un dato di fatto, una delusione, qualcosa di imprevedibile alla vigilia visti i 14 podi complessivi delle ragazze in Coppa, in quattro specialità e con cinque atlete diverse, nove con Goggia di cui sei in velocità, distribuiti tra discesa (tre), superG (due) e combinata (1). Dunque almeno una medaglia, possibilmente due, era lecito attendersela dopo la prima settimana di gare, ma purtroppo nello sci nulla è scontato, a volte. E non serve nemmeno aggrapparsi a un discorso di condizione e programmazione del maggiore evento, nel quale non crediamo mai sinceramente, perché la bergamasca, tanto per restare in tema, ha iniziato a salire sul podio già a Killington, a fine novembre, in gigante, per continuare poi attraverso Lake Louise, Val d’Isere, Sestriere e Maribor fino a Cortina, a un passo dalla rassegna iridata. Sempre al top, insomma. E allora? Così come ha ricordato Tina Maze per Sofia, il discorso evidentemente vale per tutte: la squadra intera deve alzare il livello del proprio rendimento in queste grandi manifestazioni, come all’Austria (sul podio con Schmidhofer, Venier e Kirchgasser, non certo fenomeni in stagione) riesce sempre benissimo. E’ un processo difficile da raggiungere, ma le Nazioni concorrenti ci arrivano. Devono farlo anche le azzurre. Evidentemente bisogna lavorare su ogni singolo dettaglio nel preparare un Mondiale, anche dal punto di vista psicologico, in maniera ancora più accurata perché le altre squadre si sono presentate a St. Moritz più forti rispetto alla stagione di Coppa. Aggiungiamo un altro dettaglio, per l’ennesima volta: è davvero arrivato il momento di presentarsi a una competizione di questo livello solo con atlete che hanno davvero una minima chance da medaglia, come fanno per esempio in Germania, oppure operando selezioni interne viste a St. Moritz per Austria e Svizzera. A costo di lasciare anche posti vacanti e prestare il fianco a polemiche. Ma se contano solo le medaglie, a cosa serve portare atlete che non si avvicinano minimamente al podio?

Elena Curtoni in azione ©Pentaphoto
Elena Curtoni in azione ©Pentaphoto

PIAZZAMENTI – L’Italia femminile ha ottenuto cinque piazzamenti tra le prime dieci in tre gare, che di per sé non sarebbe neanche male. In realtà qui e oggi, nel Canton Grigioni, non conta nulla, non c’è bisogno di ripeterlo. Valgono sono le prime tre posizioni, tanto per essere chiari. Elena Curtoni ha chiuso 5a in superG con Brignone 8a e Goggia 10a; Federica è stata 7a in combinata alpina, Sofia quarta in discesa a sette centesimi dalla medaglia. Una delusione? Purtroppo sì. E anche grossa. Non ci sono scuse, anche se è mancato un pizzico di fortuna sotto forma per esempio di visibilità per la valtellinese, partita con il n.1 e troppo buio in superG (ma avrebbe potuto spingere a fondo nell’ultima parte, secondo i suoi allenatori), per agguantare una medaglia distante solo 19 centesimi; anche Federica non è stata fortunata con il meteo nelle discesa della combinata, ma pure lei magari in slalom avrebbe potuto rischiare di più, mentre Goggia ha perso un oro in libera quand’era in testa a 13” dall’arrivo sulla Stuhec, commettendo un doppio errore, solo il secondo però veramente fatale. Morale? In mano non resta niente, solo i piazzamenti in zona premiazioni alla Kulm Platz di Curtoni (a proposito, ma visto il suo stato di forma e il discreto feeling con la Engiadina, non era il caso di premiarla in discesa libera?) e Goggia, piazzamenti che il vento si porta via qui a St. Moritz. Certo, la squadra rimane competitiva anche senza medaglie, non si discute, pur se con poche atlete. Resta il gigante per il riscatto, resta sicuramente un’esperienza formativa per Sofia Goggia, che in tre mesi si è dovuta adattare a gestire una pressione enorme, anche mediatica, aumentata esponenzialmente ai Mondiali, e resta un buon livello di continuità trovato in superG da Elena Curtoni, sempre tra le prime dieci (e una volta anche sul podio quest’anno), Lake Louise a parte, nella specialità, dunque nelle ultime quattro gare. Poco per un Mondiale, ma bisogna consolarsi e non in ogni caso quanto fatto finora in Coppa del Mondo appunto non si cancella, anche con un flop iridato in velocità. Ma che rabbia. Magari giovedì sera, dopo il gigante, i discorsi saranno diversi: oggi la situazione è questa.

Federica Brignone al parterre di St Moritz dopo lo slalom della combinata (@Pentaphoto)
Federica Brignone al parterre di St Moritz dopo lo slalom della combinata (@Pentaphoto)

FUTURO – Goggia è sulla rampa di lancio, Brignone nella fase migliore della carriera, Curtoni idem, Bassino forte e ancora “cucciola”, praticamente. Bene. Ma in velocità è arrivato il momento di un forte ricambio generazionale, senza dimenticare l’assenza per infortunio di Nadia Fanchini e la sfortuna che ha colpito Johanna Schnarf prima di St. Moritz. La stessa Elena Fanchini, però, è stata chiara: «A fine stagione deciderò il dà farsi: continuare senza risultati non ha senso», ha detto al parterre; discorso che potrebbe valere anche per Verena Stuffer, mai realmente competitiva per le prime posizioni se non in rare occasioni. Certo, difficile pensare di smettere proprio prima dell’anno olimpico, ma l’Italia vive di risultati. Nicol Delago e Verena Gasslitter, oggi ai box come Karoline Pichler, hanno bisogno di maturare esperienza nelle grandi manifestazioni, così come Laura Pirovano, in attesa di ritrovare definitivamente Federica Sosio e aspettare la crescita delle atlete classe ’98 e ’99. I ricambi in velocità non sono tantissimi, però ci sono e vanno testati. Adesso. Anche a un Mondiale, nel caso delle giovani è giusto farlo senza pensare al discorso medaglie. Per loro è diverso. Ma non c’è più tempo da perdere.

Verena Stuffer (@Pentaphoto)
Verena Stuffer (@Pentaphoto)