Se in Italia le questioni legate alle Olimpiadi 2026 tengono banco a livello politico, anche nelle altre nazioni candidate non c’è ancora un progetto definitivo.
Calgary sembra essere più avanti di tutte, c’è già un sito internet della candidatura www.calgary2026.ca, ma è altrettanto forte il fronte del no alle Olimpiadi con un referendum in programma il 13 novembre.
In Svezia, Stoccolma è sostenuta dal Comitato olimpico e della città, ma non dal governo perché un governo ancora non c’è dopo le elezioni. Con tanto di sfiducia al tentativo del premier socialdemocratico uscente Stefan Löfvén solo qualche giorno fa. E parlando di distanze, ci sarebbe anche la trasferta in un altro paese, in Lettonia, per utilizzare gli impianti di Sigulda per le gare di bob e slittino. Stesso discorso in Turchia con il comitato organizzatore di Erzurum che potrebbe sfruttare alcuni impianti di Sochi, ma il CIO cosa direbbe dopo lo scandalo del doping nei Giochi Olimpici del 2014 nella città russa? Insomma la partita è apertissima, ma con un progetto pronto (e condiviso) l’Italia avrebbe davvero un vantaggio incredibile.
Il prossimo passo è il congresso del CIO di inizio ottobre (dove entra nel direttivo anche il presidente del CONI, Malagò), poi ci sarà gennaio dove saranno chieste le garanzie economiche alla singole candidature. Quello sarà l’appuntamento chiave.