Ultima stagione a tutto fluoro, verrebbe da dire. Sci club, Comitati, squadre nazionali, allenatori, skiman e “piccoli chimici” potranno dar fondo alle ultime scorte di fluorurate, prima di darne addio per sempre. Dopo un tira e molla durato mesi, lotte interne tra Fis, Federazioni e soprattutto aziende di produzione, è stato deciso di rinviare l’introduzione del divieto di cere fluorurate che sarebbe dovuto entrare in vigore ora. Il nuovo obbligo scatterà invece il 1° luglio 2021. «Nel novembre 2019 il Consiglio FIS ha deciso che l’uso della cera fluorurata per sci, di cui è stato scientificamente provato l’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute – spiega una nota – sarà vietato in competizione per tutte le discipline FIS a partire dalla stagione 2020-21. Ciò fa seguito ai regolamenti dell’UE in vigore dal luglio 2020, che vietano l’uso di alcuni composti fluorurati nella fabbricazione di questi prodotti». Questo è quello che era stato deciso e che la Fis riprende, poi si è messa di mezzo la pandemia, i lavori sono andati avanti a rilento e il tempo per mettere a punto un macchinario affidabile in grado di rilevare eventuale fluoro e analizzare le solette degli sci è andato per le lunghe. Troppo per poter aver la certezza che una volta in pista, tutto fili liscio.

«La prossima stagione sarà utilizzata per ulteriori test in laboratorio e sul campo – spiega ancora la nota -, per finalizzare i protocolli di prova e consentire la produzione di ulteriori dispositivi per l’acquisto da parte degli interessati e consentire l’attuazione del divieto a tutti i livelli FIS». Nelle ultime settimana è stato testato un sistema portatile “Fluorine Tracker” capace di rilevare il fluoro e avere valori con uno scarto dell’1%, che dunque «conferma la capacità del dispositivo di misurare con precisione la presenza o meno del fluoro sulle solette degli sci» aggiunge la Federazione Internaizonale. La tecnologia però richiede ancora qualche test e diversi aggiustamenti per garantire risultati assolutamente corretti. Da aggiungere il fatto che i test sono stati effettuati in laboratorio e che quindi è necessario procedere alla prova sul campo, in condizioni di luce ambientale, temperature e condizioni atmosferiche che nello sci cambiano anche più volte nella stessa gara.

La “questione del fluoro” è stata al centro della particolare estate 2020, anche perché tutti attendevano la possibilità di conoscere il macchinario e il suo funzionamento, per capire se effettivamente i risultati potevano essere considerati attendibili oppure no. Nel frattempo le aziende di sci si sono scervellate per capire se le solette degli sci già in circolazione, impregnate di fluoro, potevano in qualche modo essere pulite oppure no. Dall’altra chi produce scioline e paraffine ha dovuto portare avanti e sviluppare progetti (lo fanno da anni…) ma senza sapere con quale tipologia andare in produzione. Studi, analisi, test di campioni: costi che sono lievitati in un anno già difficile per la pandemia.  

Facendo un giro tra le aziende, molte hanno già trovato valide soluzioni per il post-fluoro, utilizzando altre materie, che magari consentiranno prestazioni ancora più elevate. La decisione del rinvio era nell’aria da tempo e tutti gli addetti ai lavori l’auspicavano. Una decisione obbligata per evitare situazioni spiacevoli durante la stagione?